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Arts and Cultures Italian magazine
A project by @crux.desperationis @valeria.lalala
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Oggi compiamo 10 anni.In questo lungo cammino che ci ha portato fin qui, sono tante le persone a cui dobbiamo dire grazie.Grazie a chi, 10 anni fa, ha creduto in questo progetto e ha contribuito a trasformarlo in realtà.Grazie a tutt* l* autor* che, nel corso degli anni, hanno scelto di darci fiducia condividendo con noi il frutto delle loro ricerche.Grazie a* professionist* (traduttor*, grafic* e collaborator*) che hanno reso possibile la realizzazione di prodotti editoriali di qualità.E grazie, naturalmente, a voi che ci avete letto, seguito e sostenuto lungo questo cammino.L’editoria indipendente è una strada tutt’altro che semplice, fatta di sfide quotidiane, precarietà e continui ostacoli da superare.Non sappiamo dove saremo tra altri 10 anni. Quello che sappiamo è che, finché potremo, continueremo a portare avanti l’idea di editoria in cui crediamo.Dario&ValeriaVideo Credits: @dr3amc0re6w3irdc0re by @kabul_magazine
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8 days ago
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Negli ultimi anni, la musica elettronica ha progressivamente abbandonato i suoi luoghi storici per diffondersi in spazi periferici, paesaggi naturali e comunità temporanee che ridefiniscono il rapporto tra suono, territorio e aggregazione culturale.È in questo scenario che si inserisce Opera Festival (@opera_festival), rassegna dedicata alla musica elettronica e alle arti contemporanee che dal 2021 anima il piccolo borgo etneo di Milo, alle pendici dell’Etna. Un festival diffuso in cui club culture, ricerca artistica e dimensione ambientale convivono, trasformando venue, spazi riconvertiti e paesaggi naturali in un unico ecosistema culturale.Tuttavia, oggi questi luoghi di incontro appaiono sempre più fragili. In Italia, il decreto anti-rave approvato nel 2022 e la crescente pressione sugli spazi culturali indipendenti hanno segnato un irrigidimento nei confronti delle forme di aggregazione non convenzionali. Realtà storiche come Askatasuna, Leoncavallo e Macao raccontano un panorama urbano attraversato da logiche securitarie, processi di gentrificazione e progressiva marginalizzazione degli spazi autogestiti.La scomparsa di questi ambienti non riguarda soltanto la perdita di luoghi fisici, ma anche la possibilità di costruire forme di socialità culturale autonome: spazi in cui musica, sperimentazione artistica e dimensione collettiva possano esistere al di fuori delle logiche esclusivamente commerciali.In questo contesto, festival come Opera diventano laboratori temporanei dove immaginare nuove geografie sonore e nuove forme di comunità, intrecciando partecipazione locale, ricerca musicale e riflessione culturale.Durante la scorsa edizione di Opera Festival, ne hanno discusso Tatiana Tardio (@borntomakenoise) e Giulia Maria Scrocchi di @tmagofficial insieme a Claudio PRC (@claudioprc) e al team del festival. Nell’attesa della prossima edizione, pubblichiamo oggi la trascrizione della conversazione avvenuta nell’agosto 2025.È online “Dove suona la musica oggi? Nuove geografie sonore tra club, festival e comunità”.Leggi l’articolo nel 👉 LINK IN BIO📸 @domenicolanaia_ #clubculture #operafestival #kabulmagazine by @kabul_magazine
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15 days ago
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Il 27 marzo 2026 saremo presenti con una selezione dei nostri libri al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, in occasione dell’evento “TECHNO-GEOGRAPHIES OF AI: Across Algorithmic, Urban, and Planetary Scales”, organizzato dal gruppo di ricerca META – Social Sciences and Humanities for Science and Technology del Politecnico di Milano in collaborazione con il progetto Digital Visual Studies (DVS) dell’Università di Zurigo e il gruppo di ricerca Algorithmic Societies (ALGOSOC) della Durham University.Nel corso della giornata si terrà un workshop dedicato all’esplorazione dell’IA non solo come fenomeno socio-tecnico, ma anche come fenomeno spaziale e geografico, con particolare attenzione alle sue interconnessioni con le infrastrutture, la governance, le culture visive e il potere geopolitico.Il workshop è gratuito e aperto al pubblico fino a esaurimento posti.Tutte le informazioni sono disponibili in locandina.@polimi @museoscienza @sadddden @martapeirano @nero_editions by @kabul_magazine
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2 months ago
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1979, Diana Ross si esibisce al Caesar Palace. Insieme a lei, sette giovani ballerin* portano il waacking/punking dai club underground statunitensi al palco di Las Vegas, tra luci, pose glamour e movimenti acrobatici. Uno show destinato a entrare nella memoria collettiva della comunità LGBTQIA+ in America.Il waacking/punking nasce nei club gay underground degli anni ’70 come stile di danza, praticato da giovani queer afroamericani e latinoamericani, che unisce teatralità, musica disco e gesti ispirati alle grandi dive hollywoodiane.Ma, in quegli stessi anni, rappresenta anche un mezzo per creare legami, rivendicare la propria identità ai margini e immaginare mondi possibili oltre i confini eteronormativi imposti dalla società. In questo stile, il corpo diventa memoria, celebrazione di chi non c’è più e pratica di libertà.Ne parla oggi Nicole Ranzato (@nivcolle) in “Waacktopia/Punktopia”. Articolo nel 👉 LINK IN BIO#waacking #punking #escapismo #kabulmagazine by @kabul_magazine
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6 months ago
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Viviamo in un presente di iper-visibilità dominato dal capitalismo della sorveglianza. Ci chiediamo se sia ancora possibile sottrarci allo sguardo onnipresente di piattaforme e algoritmi e ritagliarci uno spazio di anonimato in questo flusso incessante di dati.Progetti come “CV Dazzle” e “HyperFace” di Adam Harvey cercano di ingannare le macchine trasformando e camuffando i volti. Altri, come “URME” di Leo Selvaggio e “Facial Weaponization Suite” di Zach Blas spostano l’attenzione sulla dimensione collettiva: maschere condivise e volti amorfi che aggirano il riconoscimento facciale e mettono in luce i bias razzisti incorporati nelle tecnologie sin dalla loro programmazione.Nel mondo online, l’anonimato assume forme radicali. Su piattaforme come 4chan, il singolo si dissolve nella collettività di Anonymous: utenti senza nome, senza volto, che alimentano un flusso incessante di contenuti effimeri. Qui l’anonimato non è privato né pubblico: è uno spazio sociale e temporaneo, un esperimento di pluralità e caos dove creatività e contraddizione coesistono, offrendo un’alternativa alla logica “faccializzante” del capitalismo delle piattaforme.Le Zone Temporaneamente Anonime, virtuali o materiali, incarnano questo principio: micro-spazi di libertà che si aprono e si chiudono, dove l’anonimato permette metamorfosi e resistenza, senza illudersi di abolire del tutto il sistema di sorveglianza. È online “Zone Temporaneamente Anonime” di Jael Arazi (@mali.godiva)Leggi l’articolo nel 👉 LINK IN BIO #kabulmagazine #escapismi📸 Leo Selvaggio, URME Surveillance Identity Prosthetic, 2014 by @kabul_magazine
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7 months ago
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«Quando si umanizza tutto, diventa tutto pericoloso» scrive Eduardo Viveiros de Castro.E allora che cosa succede se iniziamo a pensare l’ecologia non più come gestione della “natura”, ma come rete relazionale tra soggetti – umani e oltre-che-umani – in cui anche pietre, pesci e piante assumono intenzionalità sociale?È in questa direzione che si muove “Achiropita”, progetto di Marzia Avallone (@marzia_avallone), che prende forma in una candela ispirata alla Madonna della Salute, ma che si consuma lentamente come organismo ibrido. Non icona religiosa, ma corpo vulnerabile: un biopatchwork di materia umana, vegetale e meccanica, che nel suo sciogliersi mette in scena una coabitazione anarchica tra viventi e non-viventi.Un oggetto effimero che non rappresenta, ma pratica l’instabilità. Che non afferma un’identità, ma espone una transitorietà contaminata, senza attributi, senza genere, senza nome.Ne parla Leonardo Mastromauro (@leonardomastromauro) in questo articolo-intervista intitolato: “Biopatchwork. Achiropita: genderless ed ecologia anarchica nell’arte contemporanea”Leggi l’articolo nel 👉 LINK IN BIO📸Interpretazione di Achiropita generata con l’intelligenza artificiale, insieme all’AI prompt design Alice Marras (@sasori_futura, @granata_studio)#kabulmagazine #escapismi by @kabul_magazine
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8 months ago
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Il 4 e 5 Ottobre ritorniamo con la IVª edizione di FEIQ - Festival di Editoria inDipendente Queer & pratiche performative, presso il Padiglione l'Esprit Nouveau, piazza della Costituzione, 11, Bolognastart 15:00 - till 22:00free entry_________________________________________________Il Festival prevede:📚book area - 15:00/21:00;🖋️ I progetti editoriali coinvolti sono:• @nero_editions• @kabul_magazine• @frankenstein_magazine• @inactual.magazine• @tiresia.magazine• @c.o.r.i.a.n.d.o.l.i• @ratpark.magazine• @modoinfoshop• @libreriadelledonne_bologna• @chickslafanza• @shake_edizioni • @leporellobooks ...🗣️I° panel > presentazione del libro "Trauma – La mia rinascita queer", pubblicato da @sperlingkupfer , alla presenza dell'autrix @daphne.bohemien🗣️II° panel > TBA🦵 expò > @ivy.form🎛️ clubbing moment al TANKcon @laroboterie & @daphne.bohemien e Calasina live performancestart 23:00 - till' 05:00 at TANK _______________________________________________________FEIQ - Festival di Editoria Indipendente Queer & pratiche performative, I° Festival in Italia a ragionare sul binomio editoria/pratiche performative in dialogo alla queerness, alla socialità e alla quotidianità.Perché un Festival? Riteniamo sia il punto più alto del sistema di ricerca, promozione e produzione dove la visione del pubblico possa essere amplificata e soddisfatta; un’occasione favorevole per la generazione e la promozione collettiva di sguardi e posture rinnovati.______________________________________________________graphic > @lorenblck#editoriaqueer #bolognacultura #letturabologna by @kabul_magazine
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8 months ago
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Nel panorama contemporaneo, l’escapismo non rappresenta più solo una fuga dalla realtà, ma è una potente forma di resistenza, una tensione verso mondi possibili, altri e futuri, non ancora realizzati. Come suggerisce Bloch, il desiderio di evasione nasce dalla consapevolezza che la realtà attuale non basta: è il “Non”, il vuoto che spinge l’essere umano verso la speranza di un cambiamento radicale.Questa speranza non è solo un sogno vago, ma la visione concreta e riflessiva di un futuro in cui le strutture sociali possono essere finalmente trasformate.In quest’ottica, l’escapismo non è dunque una fuga dall’impegno sociale, ma una strategia di sovversione delle realtà date, uno spazio di libertà in cui il possibile diventa tangibile, dove il futuro è già reale come possibilità.È online “Evasione e resistenza. L’escapismo come trasformazione della realtà”.Articolo di Luciana Assogna (@lucy_inthe_ska) «La realtà completa non può essere quella della distruzione, dell’iniquità, della violenza tra esseri umani e tra esseri umani e natura. Così come la realtà completa non può essere quella dello sfruttamento e del mondo mercificato in cui tutto è merce».Leggi il resto nel 👉 LINK IN BIO#kabulmagazine #escapismi #utopia📸 Giacomo Braschi, Somewhere (1), Giacomo Braschi, Decisioni (3) by @kabul_magazine
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9 months ago
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Il 4 e 5 Ottobre ritorniamo con la IVª edizione di FEIQ - Festival di Editoria inDipendente Queer & pratiche performative, presso il Padiglione l'Esprit Nouveau, piazza della Costituzione, 11, Bologna> start 15:00 - till 22:00free entry _________________________________________________Il Festival prevede:📚book area;🖋️ I progetti editoriali coinvolti sono:- @nero_editions- @kabul_magazine- @frankenstein_magazine- @inactual.magazine- @tiresia.magazine- @c.o.r.i.a.n.d.o.l.i - @ratpark.magazine- @modoinfoshop- @libreriadelledonne_bologna - @chickslafanza - to be continued...🗣️I° panel > presentazione del libro ""Trauma – La mia rinascita queer", pubblicato da @sperlingkupfer , alla presenza dell'autrix @daphne.bohemien 🗣️II° panel > TBA🦵 expò > @ivy.form 🎛️ clubbing moment al TANK con @laroboterie & @daphne.bohemien e Calasina live performancestart 23:00 - till' 05:00_______________________________________________________FEIQ - Festival di Editoria Indipendente Queer & pratiche performative, I° Festival in Italia a ragionare sul binomio editoria/pratiche performative in dialogo alla queerness, alla socialità e alla quotidianità.Perché un Festival? Riteniamo sia il punto più alto del sistema di ricerca, promozione e produzione dove la visione del pubblico possa essere amplificata e soddisfatta; un’occasione favorevole per la generazione e la promozione collettiva di sguardi e posture rinnovati.______________________________________________________#editoriaqueer #bolognacultura #letturabologna by @kabul_magazine
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9 months ago
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Sui social come nei videogiochi, la nostra vita digitale si struttura in tappe, missioni, punti di rinascita. L’esperienza dell’user è oggi un continuum tra reale e virtuale, in cui il tempo si frammenta e si ricompone attraverso pause, scroll, feedback.Nel mondo dei checkpoint reels, pagine dichiarate “safe place” come @checkpoint_daily trasformano il feed in uno spazio di rifugio e meta-riflessione: l’utente si ferma, si riorganizza, valuta il proprio impatto all’interno della rete. Proprio come nei videogiochi, dove i checkpoint non sono solo strumenti tecnici, ma simboli di riavvio e sicurezza.All’interno di questa nuova grammatica memetica si colloca anche l’estetica dark fantasy: immagini di cavalieri, paesaggi boschivi, suoni malinconici e testi introspettivi danno vita a cartoline interattive che oscillano tra nostalgia e introspezione, evocando una malinconia sospesa, quasi catatonica.Se l’escapismo è sempre esistito, oggi assume forme inedite, radicate nei meccanismi culturali e nei linguaggi delle tecnologie dell’informazione. I meme non sono solo svago, ma micro-narrazioni emotive, strumenti di catarsi e autoanalisi, spesso influenzati dalle estetiche del post-internet e dalla cultura corecore.È online “Checkpoint Reel + Users Quest”. Estetiche dell’interruzione nello scrolling contemporaneo.Di Lucrezia Zucconi (@hexera) e Jacopo Casamenti (@lagoonare)Leggi l’articolo nel 👉 LINK IN BIO #kabulmagazine #escapismi #corecore #darkfantasy by @kabul_magazine
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10 months ago
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Nel 1984, il Macintosh 128K salutava il mondo con un sintetico «Hello, I am Macintosh»: una frase semplice, eppure epocale. È in quel momento che la tecnologia smette di essere solo uno strumento e inizia a chiedere una relazione. Quarant’anni dopo, viviamo immersi in un ecosistema digitale in cui la soggettività si forma dentro la rete – tra glitch, meme, reality shifting e backrooms.A partire dal pensiero di Gilbert Simondon, Ludovica Soreca (@preferirei_di.no) esplora come, nell’online, la relazione si faccia forza generativa: ciò che ci unisce non è la somma degli individui, ma quel “preindividuale” che ciascuno porta con sé e che si attualizza nella reciprocità. È in questo passaggio che i corpi connessi diventano soggettività collettive, intelligenze condivise, forme d’esistenza per cui la rete non è solo spazio, ma condizione ontologica.Nel tempo della nostalgia riflessiva, della hauntology e delle estetiche liminali, l’immaginazione diventa uno spazio politico.È online Creatività transindividuali. Tra eccedenza e neomonadologia. 👉LINK IN BIO#kabulmagazine #escapismiMacintosh 128K 1984 (1); account ufficiale Instagram della Nato 02-09-24 (2); Downhill2k01 (3); Amalia Ulman (4) by @kabul_magazine
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a year ago
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Nel 2022 il governo Meloni ha approvato una legge che criminalizza l’occupazione di spazi per raduni musicali non autorizzati, introducendo sanzioni pesanti e pene detentive.Ma la repressione non ha prodotto l’effetto deterrente sperato: i free party non sono scomparsi. Al contrario, negli ultimi mesi si è registrato un aumento, segno che la legge non ha spento il desiderio di creare spazi di libertà al di fuori delle logiche istituzionali.“Antirave”, documentario autoprodotto dal collettivo §AME, attraversa il mondo dei free party italiani con uno sguardo politico, partecipato e radicato nei corpi. È il racconto di una cultura che rivendica l’autogestione degli spazi, opponendosi alla sorveglianza, alla mercificazione del divertimento e alla censura normativa.In un presente in cui lo spazio pubblico è sempre più regolato, privatizzato e sorvegliato, il rave si afferma come forma di disobbedienza collettiva: un gesto che sovverte l’ordine disciplinare e attiva forme comunitarie di convivenza.Nel 👉LINK IN BIO la nostra intervista ai fondatori di §AMEÈ online “Antirave: l’esperienza collettiva dei free-party in Italia”📸 fotogramma da ANTIRAVE (1); Mark Leckey, Fiorucci Made Me Hardcore, 1999, Courtesy the artist and Cabinet, London (2)#rave #freeparty by @kabul_magazine
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a year ago
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