Posted On: April 6th 2026, 09:13 am
Il fine settimana di una professoressa di lingue, di origini meridionali, trapiantata a Roma:
Ida. Una zitella zoppa, nella cui giornata, fatta di piccoli e grotteschi riti quotidiani, s’insinua
qualcosa di torvo.
La donna seduce Narciso, un idraulico più giovane di lei, e sembra avere macabri istinti
anche su Marco, un adolescente a cui è solita dare ripetizioni pomeridiane. La casa, unico
ambiente della pièce, specchio dei suoi frammenti identitari, assume man mano un aspetto
inquietante; in realtà, l’autore si diverte con lo spettatore, e sembra volerne sfidare l’indole
voyeuristica e la tendenza a giudicare; Ruccello, infatti, definisce questo testo un
esperimento sullo spettatore.
Le scene, una dopo l’altra, svelano un diverso aspetto dei personaggi, offrendo loro un’altra
possibilità, un’umanità toccante, che modifica via via qualunque affrettata valutazione.
Anche la lingua si trasforma diventando difesa, riparo dal mondo circostante; attraverso
l’involucro protettivo del dialetto la protagonista sprofonda in un mondo ancestrale fatto di
ricordi trasportando la realtà nella dimensione onirica della fiaba.
L’ isolamento di Ida acquista ora una struggente vitalità.