Era un pomeriggio di metà maggio, saranno state più o meno le due.
Ero da
@mamik.ivrea e, a un certo punto, dico a Marzia e Arianna una cosa di questo tipo: «Vorrei organizzare una rassegna estiva qui ma ho qualche matassa da sciogliere. Mi aiutate? Ci vorrà una mezz’oretta massimo.»
Ci siamo messe fuori in giardino e abbiamo apparecchiato il tavolo “verde kaki” con pc, fogli volanti, biro e fonti di sostentamento varie, principalmente acqua e taralli.
La mezz’ora si dilata fino alle 17.30: nel frattempo Marzia vaglia ogni possibilità esistente per riuscire a mettere in piedi, in poco tempo, un concerto e un market, io finalmente tiro fuori il nome che mi ronza in testa da giorni, Onirica.
Arianna, intanto, prende un foglio e comincia a disegnare: le vengono in mente i sassolini forati dall’acqua, influenze olivettiane, linee pulite, colori freddi.
E così, mentre continuiamo a spostare pensieri, aggiungerne altri, farci domande e probabilmente mangiare più taralli di quanti ne fossero strettamente necessari, quella che poche ore prima era solo un’intenzione comincia ad avere un nome, una forma, persino un’immagine.
Se non si fosse ancora capito, gli esseri umani sono quasi sempre la parte che preferisco.
Posso avere un’idea, pensarci e ripensarci, provare a tenere insieme tutti i pezzi (e mi capita di farlo), ma quando la metto in mezzo alle persone si arricchisce inevitabilmente: si allarga, prende strade che non avevo previsto, trova possibilità che da sola non avrei immaginato.
Alla fine è ancora l’idea da cui sono partita solo che, nel frattempo, ha raccolto un po’ delle cure di Marzia, un po’ della creatività di Arianna e tre ore e mezza di pensieri incrociati che ti ricordano che tre teste insieme possono essere un posto bellissimo.
PS. In questa foto ambivamo ad assomigliare vagamente alle Charlie’s Angels, la verità è che eravamo totally sfatte da cinque giorni di Grande Invasione.
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@gabry_guedes