Appena arrivato a Paros, una delle prime cose che mi hanno detto è stata:
«Ma che sorriso che hai. Qui sei un altro Danilo.»
Lì per lì ho sorriso ancora di più. Poi però quella frase mi è rimasta in testa.
Perché forse è vero.
In Grecia sono un altro Danilo.
O forse sono sempre lo stesso. È solo che qui viene fuori una parte di me che altrove rimane un po' più nascosta.
E non credo sia semplicemente perché sono in vacanza. Anche perché non sempre lo sono. Ci sono periodi in cui vengo in Grecia e continuo a lavorare come farei a casa: computer aperto, cose da consegnare, problemi da risolvere, giornate davanti allo schermo.
Solo che quando lo chiudo, fuori c'è la Grecia.
E qualcosa cambia comunque.
Qui ho più voglia di uscire senza sapere esattamente dove sto andando. Di prendere una strada solo per vedere dove porta. Di fermarmi davanti a una chiesetta sperduta. Di provare a parlare greco sapendo che probabilmente sbaglierò qualcosa. Di cercare un posto che magari non interessa quasi a nessuno, solo perché mi ha incuriosito.
Mi fermo più spesso. Guardo di più.
E forse sorrido anche di più.
Certo, ci sono il mare, la luce, i paesaggi, il cibo, le persone. Ma credo sia qualcosa di meno facile da fotografare.
È la sensazione di stare bene in un posto. Di sentirlo familiare anche se non è casa tua. Di accorgerti che il tuo ritmo cambia senza che tu abbia deciso di cambiarlo.
Per questo continuo a pensare a quella frase.
«Qui sei un altro Danilo.»
Forse sì.
Ma forse alcuni luoghi non ci trasformano affatto.
Forse ci permettono semplicemente di essere una parte di noi che, altrove, facciamo più fatica a far uscire.
E allora magari questo non è un altro Danilo.
Sono sempre io.
Solo un po' più me stesso.
Voi ce l'avete un posto che vi fa questo effetto?
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