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a month ago
Co Creator: dargendamico
Dargen D’Amico, cantautore e produttore, lo dice chiaro: la macchina sceglie al posto nostro da tempo, ora sta a noi difendere ciò che ci rende umani.

Intervistato da Emma lo Conte al Fragile Festival di Parma, l’artista è partito dal suo tema, la musica, per poi fare una riflessione più ampia su intelligenza artificiale, tecnologia e futuro.

Il punto di partenza è una contraddizione personale: è sul palco grazie alla tecnologia, ma è anche in conflitto con lei. “Senza la tecnologia oggi non avrei fatto nulla”. Le scelte degli ultimi 15 anni gli sembrano quasi preconfezionate, perché siamo abituati a sognare entro certi spazi. Eppure basta un bosco, una passeggiata, un respiro per ricordarsi da dove veniamo: “Mi sento per metà pianta e per metà macchina”.

Nella produzione musicale non è una novità. Dall’Auto-Tune, reso celebre da Cher nel 1998, la voce umana è processata. E la musica italiana si è già ristretta da sola: nel pezzo estivo c’è sempre la parola spagnola, le canzoni si somigliano tutte. “Se vuoi fare le cose in serie, l’AI le farà più rapidamente”. Il rischio è un circolo chiuso: canzoni sempre più simili, che l’AI campiona per produrne di ancora più simili. “Alla fine ci sarà solo un’unica canzone”.

Quest’estate molti contenuti avevano in sottofondo brani creati dall’AI, e per il pubblico non c’era differenza. Per questo sta a noi portare ciò che facciamo in direzione umana: invece di nascondere gli errori per rendere tutto più patinato, celebrarli, insieme alle caratteristiche personali di ognuno. Anche perché ridimensionare il potere della macchina ormai è un’illusione: forse l’unico momento davvero umano e analogico tra artisti e pubblico resterà il live.

Fuori dalla musica, però, l’AI lo preoccupa di più. “L’AI è doping” e, come tutte le droghe, senza qualcuno che detti le regole diventa pericolosa.

E un pensiero finale: internet è nato per fare rete e ha prodotto un individualismo spudorato. Disilluso sul futuro? Sì. Ma ogni volta che approfondisce il rapporto con un’altra persona, si rende conto che “è possibile essere soli, ma insieme”.

#FragileFestival #Parma #DargenDAmico #IntelligenzaArtificiale #Musica
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Posted On: October 9th 2026, 06:56 pm
Dargen D’Amico, cantautore e produttore, lo dice chiaro: la macchina sceglie al posto nostro da tempo, ora sta a noi difendere ciò che ci rende umani.

Intervistato da Emma lo Conte al Fragile Festival di Parma, l’artista è partito dal suo tema, la musica, per poi fare una riflessione più ampia su intelligenza artificiale, tecnologia e futuro.

Il punto di partenza è una contraddizione personale: è sul palco grazie alla tecnologia, ma è anche in conflitto con lei. “Senza la tecnologia oggi non avrei fatto nulla”. Le scelte degli ultimi 15 anni gli sembrano quasi preconfezionate, perché siamo abituati a sognare entro certi spazi. Eppure basta un bosco, una passeggiata, un respiro per ricordarsi da dove veniamo: “Mi sento per metà pianta e per metà macchina”.

Nella produzione musicale non è una novità. Dall’Auto-Tune, reso celebre da Cher nel 1998, la voce umana è processata. E la musica italiana si è già ristretta da sola: nel pezzo estivo c’è sempre la parola spagnola, le canzoni si somigliano tutte. “Se vuoi fare le cose in serie, l’AI le farà più rapidamente”. Il rischio è un circolo chiuso: canzoni sempre più simili, che l’AI campiona per produrne di ancora più simili. “Alla fine ci sarà solo un’unica canzone”.

Quest’estate molti contenuti avevano in sottofondo brani creati dall’AI, e per il pubblico non c’era differenza. Per questo sta a noi portare ciò che facciamo in direzione umana: invece di nascondere gli errori per rendere tutto più patinato, celebrarli, insieme alle caratteristiche personali di ognuno. Anche perché ridimensionare il potere della macchina ormai è un’illusione: forse l’unico momento davvero umano e analogico tra artisti e pubblico resterà il live.

Fuori dalla musica, però, l’AI lo preoccupa di più. “L’AI è doping” e, come tutte le droghe, senza qualcuno che detti le regole diventa pericolosa.

E un pensiero finale: internet è nato per fare rete e ha prodotto un individualismo spudorato. Disilluso sul futuro? Sì. Ma ogni volta che approfondisce il rapporto con un’altra persona, si rende conto che “è possibile essere soli, ma insieme”.

#FragileFestival #Parma #DargenDAmico #IntelligenzaArtificiale #Musica
Comments (2)
blowtheceo a month ago
marco.musi a month ago

marco.musi

Non basta pubblicare un pezzo artisticamente rilevante?

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