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Da Roma a Via Paolo Fabbri 43 A fare tutto quello che lui avrebbe detestato: “I feticisti di Guccini” #dado #guccini #viapaolofabbri43
Seguici su @capirelecanzoni e @jameslucasit per capire il significato delle tue canzoni preferite. “Canzone per un’amica” è uno dei brani più intimi e struggenti mai scritti da Francesco Guccini. Composto nel 1966 dopo la scomparsa della sua amica Silvana Fontana e pubblicato l’anno seguente in Folk beat n. 1 con il titolo originario “In morte di S.F.”, è il pezzo che più di ogni altro dimostra come Guccini non abbia mai usato le parole per spiegare il dolore, ma per attraversarlo... La sua forza sta tutta nella semplicità. Infatti, Guccini non cerca risposte, prova soltanto a trattenere ciò che di una persona sopravvive nei ricordi di chi l’ha amata. “Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi”, è qui, in questo verso, che batte il cuore della canzone. Non il desiderio impossibile di fermare il tempo, ma quello, più umano, di custodire un’immagine: il volto di qualcuno che c’è stato e non c’è più. “Voglio pensare che ancora mi ascolti. E che come allora sorridi.” Perché è vero: certe persone continuano a esistere nei sorrisi che ci hanno lasciato, nelle emozioni che ancora ci muovono quando meno ce lo aspettiamo. Nelle piccole coincidenze della vita che ci ricordano che, in fondo, sono sempre e ancora lì con noi. Oggi quelle parole suonano diverse. Le aveva scritte per un’amica sessant’anni fa; oggi tornano indietro e parlano di lui. E allora forse il modo più giusto per salutare il maestro è proprio il suo: non piangerlo come uno degli ultimi giganti della canzone italiana che si spegne, ma pensare che continui ad ascoltarci e che ci sorrida ancora, ogni volta che cantiamo una delle sue canzoni.
Decine e decine di persone si sono riunite ieri sera, con le chitarre, a cantare Francesco Guccini davanti alla casa dove ha abitato per tanti anni a Bologna, in via Paolo Fabbri. L’iniziativa è stata organizzata da “Cantate a Bologna” e i video sono stati condivisi da diverse autorità, dal sindaco bolognese Lepore al governatore Bonaccini. #IlMessaggero #FrancescoGuccini #Bologna
Francesco Guccini se ne è andato a ottantasei anni, lasciandoci con il passo stanco e fiero di quel vecchio che camminava tenendo per mano un bambino. È l'immagine speculare di un cammino che oggi si interrompe sulla soglia di un bosco bruciato e bellissimo; quel bosco che lui stesso aveva cantato e previsto, quando il mondo sembrava già impazzito e sordo.Anche negli ultimi tempi era stato investito da critiche feroci e miopi, simili a quelle che lo avevano bollato come eretico e sovversivo ai tempi di "Dio è morto", quando i benpensanti si fermarono al rumore di un titolo senza capire la preghiera laica di una rinascita. Ora il Maestrone è tornato a Pavana per l'ultimo silenzio. Il vecchio della sua favola si è seduto per sempre, mentre il bambino siamo noi: rimasti orfani di una voce che sapeva di osteria, di sigaretta e di vento. Ci lascia il testimone scomodo di una staffetta necessaria, per continuare a credere, nonostante tutto, che in ciò che faremo quel dio laico della giustizia e della dignità umana saprà sempre risorgere.🤍
La scomparsa di Francesco Guccini è la fine di un modo preciso di stare al mondo: popolare, ostinato, mai subalterno e profondamente ancorato alla dignità degli ultimi. Un tipo di cantautorato tanto scimmiottato ai piani alti perché legato al lavoro, alla memoria collettiva e alla giustizia sociale. Guccini ci ha insegnato a leggere le ingiustizie con quell'amarezza della realtà che spesso si è nascosta per non far storcere il naso, regalandoci parole che sono diventate una bussola politica ed emotiva per intere generazioni. Ci ha mostrato che la cultura di sinistra dev'essere un racconto della vita vera, con la sua resistenza quotidiana, la sua voglia di riscatto, le sue botte d'ira dovute alle ingiustizie e anche delle sue nottate in osteria. A noi oggi resta l'eredità immensa delle sue storie, delle sue lotte e di quella rabbia lucida con cui ha saputo raccontare - e continuerà a raccontare - l'Italia. Grazie di tutto, Maestrone. Che la terra ti sia lieve. #guccini #francescoguccini
Tranquilli, a Sigonella dicono che alle 19:30 smette... ma alle 00:00 ricomincia». 13 settembre 2008, Teatro Antico di Taormina: Guccini che consulta la base militare di Sigonella per battere la pioggia sul tempo, trasformando il maltempo in uno sketch geniale. Oggi l’Italia e la sua amata Sicilia gli dicono addio: il Maestrone si è spento a 86 anni a Pavana. Poeta, scrittore e voce civile, ci lascia canzoni storiche e un’ironia immortale. Crediti Video YouTube: stilelibero1986
L'avvelenata - Francesco Guccini - . . . . #guccini #l'avvelenata #chitarra #cantautoratoitaliano
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Solcando le montagne, giù come un siluro portava in un traforo ma non era il Monte Bianco, nel passo del Brennero, era il passo del Padulo... che va dritto dritto in #checcozalone #guccini #ironia #checcoinsegna
Bologna rende omaggio al Maestro Francesco Guccini. Brividi!
Le case di via Paolo Fabbri 43 a Bologna e di Pavana, sull'Appennino tosco-emiliano, rientrano nell’eredità destinata a Raffaella Zuccari, seconda moglie di Francesco Guccini. È quanto emerge dal testamento pubblico del cantautore che risale al 19 gennaio 2022. Il documento, registrato l'8 settembre 2026 davanti al notaio Luigi Stame alla presenza della moglie e della figlia Teresa, revoca espressamente ogni precedente testamento e indica Zuccari come erede universale di tutti i beni del cantautore. In un passaggio del testamento, scritto a penna sotto il testo dattiloscritto, Francesco Guccini ha precisato di voler lasciare la sua "chitarra Trameleluc, l'orologio Leonardo da Vinci e l'anello d'oro con le iniziali F e G di mio padre" alla figlia Teresa. Nel testo, il maestro lascia alla figlia anche una raccomandazione, quella di "spostare le lancette dell'orologio soltanto in avanti per non romperlo". La notizia è su La Stampa @luca_dondoni_ #LaStampa #Guccini
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