Deathstalker (2025)
Deathstalker è quel tipo di polpettone fantasy che sembra scritto da un tredicenne ipercarico di zuccheri, con il manuale base di D&D aperto sulla scrivania e una VHS consumata di film fantasy anni Ottanta che gira in loop sullo sfondo.
La trama procede per accumulo compulsivo: un’invenzione ogni cinque minuti, senza alcun rispetto per la coerenza interna, la logica o il buon senso. Ma chissenefrega, avanti così.
Il risultato è un Fantaghirò dark e splatter, dove il fantasy da pomeriggio Mediaset viene contaminato da litri di sangue gratuito, decapitazioni messe lì “perché sì” e un’estetica che strizza l’occhio ai mostri in gomma dei Sentai giapponesi: costumi improbabili, creature che sembrano uscite da uno scantinato di Tokyo nel 1987 e coreografie che odorano di lattice caldo.
Il film non racconta una storia: la subisce. Ogni scena sembra voler alzare la posta senza sapere perché, come se il regista avesse paura che lo spettatore si annoi se non vede almeno una mutazione, un demone o un tradimento ogni tre minuti. Il worldbuilding è un patchwork delirante di cliché fantasy, con personaggi che entrano ed escono dalla narrazione come comparse di una campagna mal gestita.
Eppure, nel suo caos totale, Deathstalker ha una sua identità: è talmente sfacciato, talmente sopra le righe, da diventare quasi onesto. Non finge di essere profondo, non prova a dire nulla di intelligente. Vuole solo divertirsi, sporcare lo schermo di sangue finto e rendere omaggio alla serie B più ignorante e muscolare possibile.
Mancano solo le tette. Se ci fossero state anche quelle, sarebbe stato davvero perfetto.
Un film che consiglierei? Dipende da quanto siete pronti a spegnere il cervello e tirare un d20.
#horrorcollector #fantasy80s #sentai #picoftheday #dvdgeek #bluraycollector