Vorrei scusarmi con la signora S., che ieri, dopo la presentazione alla Libreria Ambasciatori di Bologna, è venuta al firmacopie con un mucchio di pagine di Una casa da svuotare che si era segnata, interi periodi che le erano rimasti impressi, che aveva appuntato con degli adesivi colorati e che mi ha letto ad alta voce perché, mi ha detto, al momento delle domande aveva avuto vergogna e paura di rovinare la lettura a chi ancora non aveva cominciato il romanzo.
Io sono rimasta inchiodata alla sedia, imbambolata e, a parte ripetere “Grazie, grazie mille, davvero”, non ho saputo cos’altro dire, anche quando la signora S. mi ha detto che, se continuerò a scrivere, lei sarà felice di leggermi ancora.
Vede, signora S., lo dice anche quella martire della mia analista che io le parole buone proprio non me le so prendere ma, se sta leggendo anche questo, vorrei che sapesse che è da ieri che ci penso. Che due anni fa, mentre camminavo per Bologna senza sapere bene cosa stessi combinando con questo romanzo, dentro lo zaino un libro spiegazzato sempre pieno di orecchie, sottolineature e adesivi colorati come quello che aveva in mano lei ieri, non ci avrei mai creduto che un giorno una signora molto gentile di nome S., un sabato mattina a Bologna, avrebbe rinunciato al mercato, alla passeggiata sui colli o a San Luca, a un caffè con una amica, e sarebbe venuta a parlare con me, una imbambolata e inchiodata alla sedia che non sa dire nulla a parte Grazie e forse sembra pure un po’ cafona.
Comunque grazie, signora S.
Grazie a
@paolo.nori e alla
@librerie.coopambasciatori.
E grazie, Bologna, mi sei mancata un casino.
@librimondadori