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Arrivare a piedi ogni volta che si può...
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Autunno in valle. 
A volte basta solo qualche passo per camminare sopra le nuvole.

@vallevaraita_valvaraita_smash @visitvallevaraita taken in Valle Varaita by @albiabba
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2 days ago
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Corsi di leggerezza aperti, a cura di foglie danzanti  in volo taken in Valle Gesso by @albiabba
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7 days ago
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Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? 🏓😅🏓 taken in Verzuolo by @albiabba
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7 days ago
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FERMO IMMAGINE N.439
@corriere_di_saluzzo 

DA QUESTA PARTE DEL DOMANI

Ci sono luoghi che diventano speciali. Come questo @teatrosocialealba in cui nel marzo 2007 entravo incredulo vincitore per un racconto ispirato alla vigna dei nonni. 
“Il Pintun”, un titolo su misura del concorso: “Bere il territorio”. Il professor Beccaria mi disse parole che non dimentico. 
Conobbi Gianmaria su quel palco. 
Quell’anno scendeva dai treni per abbracciare le stazioni dei concerti. 
Quella casa in collina, che cantò in piemontese, era un dipinto che ricordava la mia. 
Da quel giorno ho consumato ogni album e goduto di una decina di concerti. Treiso, Roma. Torino al Regio e al “Guarda che luna”. Alle OGR in mezzo a ferro e acciaio di ferrovia. 
Alla Scuola Holden, nella fragilità di una malattia, che nulla sottrae alla poesia. 
Vent’anni dopo, rientrare nello stesso teatro.  
Un cuore diviso a metà, in uno spazio al centro che si fa custode. Due luoghi a specchio, occupati in ogni posto, da cui guardarsi e riconoscersi. 
Chi se n’è andato ci manca, ma certe notti, stare seduti vicini, fa sentire meno soli. 
Su quel palco si alternano amici di vecchia data e nuove conoscenze. 
Ognuno regalando il pezzetto migliore di sè. 
Parole e suoni, che sopra gli ormeggi e la zavorra sono partiti. Interpretazioni rispettosamente belle e coinvolgenti. 
Anche chi è seduto regala qualcosa di prezioso, fatto di un affetto rinnovato ad ogni battito di mani e presenza. Ognuno di noi dove è cominciato tutto lo sa ed è lì con il proprio intimo grazie. 
Per quella voce calda, sotto baffi e riccioli e occhiali tondi, che non bastavano a camuffare una timidezza autentica. 
Quella voce continua a parlarci. 
Da quel doppio teatro ci portiamo via un incanto e un’immagine finale. 
Una chitarra e un bicchiere di vino, sufficienti a ricordarci che le tracce sono impercettibili, ma vive e ci invitano a raggiungere altre latitudini. 
Con un passo lento, silenzioso e accorto verso il domani.

@paolafarinetti @produzionifuorivia taken in Alba, Italy by @albiabba
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9 days ago
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FERMO IMMAGINE N.438
@corriere_di_saluzzo 

IL VENTO CONTINUA A GIRARE

Sono passati venti anni da quando il film “Il vento fa il suo giro” vide la luce. Era il 2006, l’anno delle olimpiadi invernali di Torino e dell’Italia di calcio campione del mondo. E di tanto altro. 
Mi ricordo bene quella sera al cinema e quello che mi suscitò.
Sedermi a distanza di anni in una sala a Dronero, per rivederlo, mi riporta in una valle che conosco e a quella storia. Di un’accoglienza finita male. In un paese di montagna, quasi disabitato d’inverno, arriva la famiglia di Philippe con moglie e bambini al seguito. Non per passare le vacanze estive, ma per viverci, grazie ad allevamento e produzione di formaggio. 
Con il sindaco che ci vede un’opportunità di rinascita e di immagine e i paesani guardinghi verso i nuovi vicini. Che fanno rumore e spezzano la solita routine. Sporcano di lavoro e disturbano un silenzio e modi di vivere destinati a esaurirsi. Luoghi disabitati e i pochi rimasti che preferiscono lasciar andare pascoli e boschi, piuttosto di vederli gestiti da altri. 
C’è chi si spende per aiutare e chi no. Come sempre.
A distanza di anni viene fuori tutta la forza di una storia sperduta fra i monti che sa essere universale.
Il tema dell’accogliere, a tutte le latitudini. 
Ma anche di un Philippe che poco ha fatto per farsi voler bene. E rendersi conto che può capitare a tutti di trovarsi nel ruolo di forestiero in casa d’altri.
@fredovalla e @giorgiodiritti raccontano aneddoti e fa sorridere che anche durante le riprese gli arrivarono denunce dai valligiani. Negli stessi giorni in cui altri gli portavano sul set dolci e frittate. 
Si può scegliere, nei comportamenti, da che parte stare.
Quando il film finisce, con quell’uomo recuperato da una corda appesa e un camion carico di bestiame che ridiscende a valle, ti arriva in faccia tutta la tristezza. 
Di quel vento, che fa il suo giro e poi riporta indietro l’amarezza di vent’anni fa, solo più invecchiata. taken in Dronero by @albiabba
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19 days ago
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Una serata fantastica nel ricordo di Gianmaria Testa.
Nella musica dei suoi amici musicisti, nelle canzoni reinterpretate con rispetto e magia, nelle sue parole che continuano a viaggiare, per terra, cielo e mare.
In tutte le persone che in qualche modo sono state accarezzare dalla sua poesia.
Grazie.

@produzionifuorivia @paolafarinetti by @albiabba
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22 days ago
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FERMO IMMAGINE N.437
@corriere_di_saluzzo 

LA MUSICA PUÒ

Antonio ama la musica da sempre, che sa creare anche con strumenti improvvisati. 
Per qualcuno venuto apposta ad ascoltare o distratto di passaggio. A volte solo per sé.
Ora è lì, seduto di fronte al pianoforte nella cappella di un ospedale fuori città. 
Si assomigliano tutti quei luoghi religiosi, avvolti da una fredda modernità. Pronti ad accogliere nel silenzio chi decide di entrare, per una richiesta, un ringraziamento, uno scongiuro. 
Antonio ha la barba lunga di qualche giorno e una giacca scura.  Utile per uscire un poco più vestito dalla camera, prima di un imminente ritorno. 
La luce gialla del pomeriggio filtra dai colorati mosaici di vetro. Illumina di sbieco un crocifisso appeso, la statua di un santo con le mani giunte e una vecchia immagine di Papa Francesco, usata per chiedere il 5x1000 ai fedeli.
Illumina a metà il viso del pianista piegato su quei tasti e quell’occhio che brilla, circondato di nero a causa di un brutto incidente in moto. 
Carlo da Roma l’ha raggiunto dopo un lungo viaggio in autobus. Confrontandosi a più riprese con l’autista, alla ricerca della fermata giusta, per arrivare puntuale nell’orario dedicato alle visite. 
Un abbraccio stretto e poche precise parole fatte di presenza, poi si mette un poco distante ad ascoltare Antonio, che non suona solo un piano, ma uno spartito di emozioni. 
Due stampelle appoggiate allo sgabello a far da testimoni, insieme a qualche ospite dell’ospedale, seduto su carrozzine, banchi e malinconia. 
Antonio è in dialogo attraverso quei tasti, con il padrone invisibile di quel luogo e con tutto quello che ha dentro. 
Con quello che resta e quello che non c’è più.
Ogni nota è imprecazione, amore, preghiera. 
Ogni accordo è qualcosa che spinge per uscire e che resiste. È vita, fatta di una musica che continua a nascere e camminare. 
La musica può. by @albiabba
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a month ago
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Un'altra bella serata condivisa, nel racconto di un libro che continua a camminare, nelle sfumature che possiamo trovarci, nella musica che accompagna. 
Nelle parole che salviamo e che ci salvano.
Nella notte che sa creare magia.
Nelle relazioni che nascono e che ci portiamo avanti preziose.
Nei nostri Fermo Immagine di vita.

Tutto bene, tranne il rientro verso casa, che per motivi di privacy e buoncostume non può essere raccontato 😅

@edizioni_il_lupo @cammino_nelle_terremutate taken in Parco Della Caffarella by @albiabba
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a month ago
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Grazie @ideedituttounpo_travelblog per questa chiacchierata in valle, davanti ad un ascolto vero e un dolcetto buono.
L'occasione per continuare a parlare del @cammino_nelle_terremutate e di quello che dopo quei passi può succedere.

Grazie @ilturista per avermi dato uno spazio di condivisione.

Buona lettura e se vi va lasciate un pensiero nei commenti.

https://www.ilturista.info/orizzonti/cammino-terre-mutate-intervista-alberto-abba/ by @albiabba
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a month ago
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"Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi che fai, silenziosa luna?" by @albiabba
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2 months ago
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FERMO IMMAGINE N.436
@corriere_di_saluzzo 

PASSAGGIO A NORD EST

La scelta per questo nuovo cammino @camminoviaflavia è stata geografica.
Dopo tanto sud, da Muggia ad Aquileia, passando per Trieste, seguendo una freccia gialla.
Spoiler: fa caldo camminare ad agosto, ma sono scelte, senza nessun obbligo. 
Circa 130 i km, varianti e deviazioni comprese. L’acqua protagonista. Di fiume e di mare. Di laguna intorno. I panorami che cambiano, dal Carso alle falesie, così la vegetazione e chi la abita. Castelli, sentieri, boschi, piste ciclabili a perdita d’occhio, scrittori che hanno lasciato un segno.
Storia che nasce da Roma e di un confine labile, che si respira, come in quelle trincee che a pensarci ti senti male. 
Tanti i passi, rigenerati dai bagni nelle pozze del Rosandra, a Barcola sulla spiaggia dei triestini, dalla diga di Grado. La bora è stata sollievo sulla pelle, la birra il premio di fine tappa.
Due pranzi eroici per chi camminando è abituato a frutta e verdura: una ljubjanska e un boreto misto. Digeriti e sudati nei passi a 35 gradi e più. 
I cibi rivelano i luoghi e li arricchiscono di gusti e sapori. Anche chi ti accoglie disfatto all’arrivo racconta le terre che attraversi. Marina con la sua Malvasia della buonanotte, Emma e Sandro nel loro nido, Rebecca con il sorriso della gioventù, Laura con l’anguria fresca, Cristina con consigli e crostata, Basilio&Barbara con la gentilezza. Flavia è via dorata che sostiene i tuoi passi.
Quella routine fatta di cose semplici, di silenzi e di qualche battuta con il gruppo dei toscani e con il coriaceo australiano.
Fra perdon da espiare, voti e promesse da mantenere, richieste alla Madonna, alle stelle cadenti o anche solo a qualcuno che possa ascoltare.
Aquileia è la mamma che ti abbraccia alla fine, con quella bellezza che cura. 
C’è bisogno di quella bellezza e di parole, come quelle di Francesco, che se ne va durante questo cammino e come tutte quelle di chi non si rassegna alla miseria che c’è. taken in Via Flavia by @albiabba
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2 months ago
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Nella giornata mondiale del cane, l'unico inarrivabile, inimitabile e ineguagliabile resta lui: Lupo Alberto 🐺😁

Grazie Silver, Guido Silvestri 🙏 by @albiabba
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2 months ago
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