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🍽️ Tipo un All You Can Eat ma… 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐚!
📚 Riflessioni & consigli di lettura
🚂 Leggo spesso… su rotaie.
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Niente di troppo originale, lo so.
Con grande umiltà e zero sensi di colpa, faccio mia questa idea.

Quindi ecco tutti i libri che ho letto da giugno ad agosto, raccontata in pillole (dall’alto verso il basso)! 

🇺🇸 Decisamente sì.
🇮🇹 Complicato
🇮🇹 Bella l’idea ma mi aspettavo di più.
🇮🇹 Sì!
🇦🇺 Epocale.
🇮🇹 Sì, in modo sorprendente.
🇮🇹 Mmm... sì dai.
🇺🇸 Cos’altro posso dire se non sì?!
🇮🇪 Avevo aspettative troppo alte?
🇮🇹Bella l’idea ma mi aspettavo di più (parte 2).
🇮🇹 Non sapevo cosa aspettarmi e invece... Sì!
🇨🇦 Senza troppe pretese ma sì.
🇺🇸 Doloroso ma... assolutamente sì.

Quale di questi avete letto? ⬇️ taken in BOOKSTA by @allyoucanread
56
a month ago
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Alcuni dei numerosi eventi, incontri, esperienze che costellano la nostra esistenza portano con sé qualcosa che definirei “il magico potere della rivoluzione”.
Ti trovi a compiere un passo e, un istante dopo, sei già diventato un essere nuovo.
Questa “rivoluzione” può avere varie origini e talvolta – se nel petto custodisci la giusta dose di cuore – a mutare l’essere umano che sei può pensarci anche semplicemente un libro.

A me è capitato varie volte nel corso degli anni.
L’ultima proprio pochi giorni fa, quando ho messo da parte il timore e ho deciso di fidarmi di @sellerioeditore e di @hanyayanagihara .

📖 In una New York frenetica e brillante approdano quattro amici – Jude, Willem, Malcolm e JB – le cui giovani vite poggiano più sulle loro ambizioni che sulle loro fragili certezze, e che trovano nell’amicizia il loro primo, esile sostegno.
Ognuno di loro lotta per dare forma concreta ai propri sogni, ma è Jude, avvocato brillante e misterioso, a mantenere uniti i fili di questo piccolo mondo condiviso.
La sua esistenza, segnata da un passato enigmatico che affiora lentamente, finisce per influenzare profondamente non solo il suo cammino, ma anche quello di chi gli sta accanto.

Condensare in poche righe i sentimenti che ho attraversato leggendo “Una vita come tante” sarebbe riduttivo e ingiusto.
Sarebbe altrettanto ingiusto accostare questo romanzo all’unico ed esclusivo concetto di “dolore”. 
In queste pagine c’è, infatti, davvero molto molto altro. 
E mi capita, a distanza di giorni, di avvertire quegli stessi sentimenti che mi rimbalzano ancora con violenza nella testa e nel cuore. Di illudermi di averlo consumato questo libro quando, invece, è stato lui a consumare me.

La storia di Jude è un viaggio bellissimo e devastante nella fragilità umana. È però anche un chiaro inno al magico potere salvifico dell’amicizia, capace di portare luce anche nelle esistenze segnate dal buio.

Struggente, potente, memorabile.

✨ HAI GIÀ LETTO “UNA VITA COME TANTE”? 
QUALE LIBRO CREDI TI ABBIA CAMBIATO PER SEMPRE?

📚”Una vita come tante ” - Hanya Yanagihara
Editore: @sellerioeditore 
Pagine: 1091
Genere: Narrativa taken in Falconara Marittima by @allyoucanread
329
10 months ago
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Breve, caotico e decisamente non esaustivo reel che intitolerei: “𝐈𝐋 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐋𝐎𝐂𝐎 - 𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐅𝐈𝐍𝐀𝐋𝐄 (?)” 🏠

Alla fine ho deciso di ordinare i libri seguendo il metodo che più mi rispecchia: 𝐀 𝐂𝐀𝐒𝐎! 📚

⚠️ QUALE LIBRO NON POTREBBE PROPRIO MANCARE NELLA VOSTRA LIBRERIA?
👇🏼 taken in Falconara Marittima by @allyoucanread
28
a year ago
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Ci sono cose che ci accadono e che cambiano per sempre il modo in cui guardiamo il mondo. Possiamo provare a dimenticarle, fingere che non siano mai successe. Oppure possiamo riconoscerle, combatterle, trasformarle in qualcosa d’altro.

Non possiamo quasi mai scegliere ciò che ci accade. Ciò che possiamo fare, invece, è scegliere cosa farne.

📖 Nel 1975, a Monta Clare, il tredicenne Patch Macauley salva una ragazza da un tentativo di rapimento. Ma sarà lui a cadere nelle mani del rapitore, che lo terrà prigioniero per mesi. Nel buio della prigionia incontra Grace, che gli tiene compagnia e che scompare nel momento in cui lui viene liberato. Da quel giorno, cercarla diventa la sua unica ragione di vita.

Devo ammetterlo: questo romanzo ha fatto vacillare tutte le mie certezze. Perché da non amante del genere sono finito per sentirmi dipendente da questa storia.
Il motivo è presto spiegato: questo non è un semplice thriller. Dentro queste pagine intrise di mistero convivono formazione, amore, amicizia. È quasi un romanzo di formazione. Un romanzo generazionale.

Al centro c’è un semplice interrogativo: siamo davvero certi che il trauma coincida solo con l’evento che lo ha generato, e non anche (e forse soprattutto) con le conseguenze che ne scaturiscono? 
Patch passa la vita a cercare Grace, ma ciò che cerca, forse, è la possibilità di ricomporre sé stesso attraverso di lei. La sua ricerca è insieme salvezza e ossessione.

La struttura del romanzo, con oltre 250 capitoli brevissimi, rende scorrevole la lettura e alimenta la suspense. 
La scrittura è visiva, carica di immagini, di descrizioni. Quasi cinematografica (doverosa una serie tv basata su questa storia!). 

Qualche pagina in meno non avrebbe guastato? Forse! Ma a mio parere il problema nasce esclusivamente dalle aspettative: non aspettatevi un thriller di 750 pagine, ma una vera e propria saga emotiva con un mistero al suo interno.

E cosa dire dei capitoli finali se non che mi sono sembrati la conclusione perfetta di un romanzo che in me ha davvero lasciato il segno? ✨

“Tutti i colori del buio” | Chris Whitaker
@einaudieditore taken in Missouri by @allyoucanread
30
2 days ago
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Questo settembre mi ha regalato 3 libri molto diversi tra loro (anche in fatto di mole… 👀📚), accomunati però da una stessa caratteristica: la capacità di sorprendermi!

Tra i vostri suggerimenti, invece, ho ritrovato molti titoli che già mi incuriosivano e altri che non conoscevo affatto ✨

Quale libro vi terrà compagnia a OTTOBRE? 📚🗓️ taken in BOOKSTA by @allyoucanread
24
6 days ago
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C’è un’abitudine che mi accompagna da che ho memoria: cerchiare a matita le parole che, tra le pagine di un libro, ancora non conosco.
Da qualche tempo, inoltre, inserisco questi nuovi termini all’interno di una lista con la speranza che, questo stratagemma, funzioni come colla per la mia memoria.
Prima di leggere Lo sbilico, quella lista contava 88 parole.
Oggi ne conta 123.

📖 Alcide ha quarant’anni e vive con la madre in Abruzzo. A causa di diverse patologie che gli sono state diagnosticate, le sue giornate sono scandite da ossessioni, paure e allucinazioni: la difficoltà di socializzare, l’impotenza sessuale, l’ipocondria, una violenza verbale che si rivolge tanto agli altri quanto a sé stesso. 
Per riuscire a orientarsi in una realtà che appare, anche a sé stesso, sempre più sfuggente, Alcide cerca proprio nelle parole un modo efficace per raccontare ciò che vede e ciò che sente.

«A quarant’anni dormo ancora con mia madre». 
Bastano queste poche parole per capire che in questo libro non ci saranno filtri, segreti o scudi. 
Pierantozzi mette sul tavolo tutto, inclusi i temi più scomodi, con una lucidità quasi spiazzante, analizzando sintomi, diagnosi e farmaci con lo stesso accanimento con cui insegue, pesa, accumula le parole. Come se solo nominando le cose fosse possibile tenere insieme una realtà che continuamente scivola tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Con una voce spesso brutale, persino scomoda, Pierantozzi - «abusivo nel mondo dei normali» - e da osserva l’ignoranza e i pregiudizi che ancora circondano la malattia mentale. Non prova a spiegarla né a renderla più accettabile: semplicemente ci aiuta a guardarla da dentro.

Tra l’amore per la madre e per il fratello, il distacco dal padre e una solitudine che sembra non concedere tregua, il vero nemico rimane forse uno soltanto: sé stesso. 
Ed è in questo continuo oscillare tra lucidità e allucinazione che Lo sbilico trova la sua forma più autentica: incalzante, feroce, impossibile da ignorare.

Chiudo Lo sbilico con 35 parole nuove sulla mia lista. Nessuna, però, in grado di spiegare davvero ciò che di grande resta in me dopo averlo letto.

“Lo sbilico” | Alcide Pierantozzi
@einaudieditore taken in BOOKSTA by @allyoucanread
49
14 days ago
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Siamo stati catapultati, giorno dopo giorno, in una realtà in cui a emergere è sempre più ciò che va veloce.

E allora mi domando quanto coraggio serva, nel 2026, per scrivere — e pubblicare — un romanzo lungo 1242 pagine.

Quanto coraggio serva, in un’epoca in cui tutto deve catturare l’attenzione nei primi dieci secondi, per chiedere al lettore qualcosa di così radicale: restare.

📖 Max è ancora un ragazzo quando lascia la Norvegia e arriva a New York, dove si ritrova immerso in un mondo nuovo e imprevedibile.

Qui incontrerà Mischa, Owen e Mordecai e, anche attraverso la scoperta della propria passione per il teatro, costruirà amicizie e amori destinati ad accompagnarlo per tutta la vita.

Mai come in questo romanzo, però, la trama è quasi un pretesto. Conta molto di più ciò che le sta attorno: le persone, i luoghi, i ricordi.

Ed è forse proprio qui la forza di questo romanzo: nella sua epica dell’ordinario. Nella capacità di non sentirsi in dovere di raccontare una vita perché straordinaria, ma di dimostrare che anche una vita ordinaria, se osservata abbastanza a lungo, è capace di contenere un mondo intero.

Non aspettatevi, dunque, il più classico dei “page turner”.

Harstad va controcorrente e sceglie una costruzione dal ritmo torrenziale, ricca di deviazioni e carica di dettagli. Sembra quasi che la forma stessa del romanzo voglia richiamare il funzionamento della memoria, uno dei suoi temi centrali: perché la memoria, come sappiamo, non segue mai una linea retta.

E allora anche il libro, proprio come la memoria, inciampa, associa, ritorna.

A fare da sfondo a questa storia straordinariamente ordinaria c’è un sentimento perenne: la nostalgia.

Una nostalgia che, tuttavia, non è mai paralizzante, ma che diventa piuttosto il propulsore dell’intera storia. Che permette, attraverso il ricordo, di andare avanti.

Non è stato, per me, un romanzo di 1242 pagine, ma piuttosto un luogo in cui abitare per qualche giorno.

“Max, Mischa e l’offensiva del Tet” | Johan Harstad
@sellerioeditore taken in BOOKSTA by @allyoucanread
73
19 days ago
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Continua la mia personale ricerca di quei libri che non si vedono proprio ovunque, ma che quando li scopri poi ti chiedi: “Ma come ho fatto a non conoscerlo prima?”.

Ecco allora altri 5 libri che ti salvano dai soliti libri 📚 

Naturalmente, aspetto altri suggerimenti qui sotto ⬇️ taken in BOOKSTA by @allyoucanread
36
24 days ago
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Ci sono storie, tematiche, argomenti che, per la loro complessità e per i sentimenti che sono capaci di generare, rischiano di essere respingenti.

Ci sono momenti, tuttavia, in cui restare distanti da queste storie, da queste tematiche, da questi argomenti non è più possibile.

📖 Quando l’autobus della gita scolastica ha un incidente, Abed Salama pensa soltanto a una cosa: ritrovare suo figlio. Ma tra lui e Milad ci sono checkpoint, confini e permessi. 
Mentre la ricerca continua, presente e passato si intrecciano, trasformando una singola giornata in un viaggio attraverso una società profondamente divisa e segnata da un conflitto apparentemente senza fine.

Sarebbe quanto mai ingiusto ridurre questo libro, vincitore del Pulitzer per la saggistica nel 2024, alla storia di un padre alla ricerca del proprio bambino. Quella riportata in queste pagine è, invece, una vicenda vera, nata da una tragedia realmente accaduta nel 2012, che @nathanthrallauthor trasforma in un racconto capace di andare ben oltre il singolo episodio.

Mostra come un conflitto finisca per entrare con sempre maggiore impatto nella quotidianità degli individui, rendendo complesse attività che, in quanto vitali, dovrebbero invece essere semplici.

Sta tutta qui, in fin dei conti, la forza di questo libro: non limitarsi a una piatta descrizione del conflitto israelo-palestinese, ma renderlo reale, tangibile.

Intorno a una giornata passata da Abed alla ricerca di Milad, l’autore costruisce un racconto corale. L’orizzonte narrativo si allontana ben presto dal singolo episodio presente per ricostruire un passato fatto di tradizioni e di conflitti, prima tra famiglie e poi tra popolazioni intere. Questa staffetta tra presente e passato rende sicuramente meno agevole la lettura, ma permette anche di comprendere in maniera convincente quanto una tragedia non sia mai davvero il frutto di un singolo episodio.

Un incidente stradale diventa così la lente attraverso cui osservare decenni di storia. Senza, tuttavia, che la storia stessa rischi di mettere mai in secondo piano ciò che davvero conta: le persone.

“Un giorno nella vita di Abed Salama” | Nathan Thrall
@neripozza taken in BOOKSTA by @allyoucanread
12
a month ago
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La morte è, tra tutte le idee possibili, quella che a molti (me compreso) spaventa di più.
Cosa accadrebbe se, invece, provassimo a considerarla solamente come la fine della prima delle nostre vite?

📖 In Due vite, Emanuele Trevi racconta l’amicizia con Rocco Carbone e Pia Pera, due scrittori morti prematuramente. Non ne ricostruisce semplicemente le biografie: attraverso ricordi, fotografie, viaggi, discussioni e momenti apparentemente insignificanti, prova a riportarli in vita all’interno di queste pagine.

Questo libro di poco più di 100 pagine ha vinto il Premio Strega nel 2021 e, udite udite, io neppure lo conoscevo.
Ironia della sorte, mi è capitato tra le mani per puro caso e, sfogliandolo, mi ha rapito.

Al suo interno, ve lo dico subito, non succede quasi nulla.
Non ci sono grandi eventi, colpi di scena, niente trama nel senso tradizionale del termine. Ci sono, però, frammenti, ricordi, pensieri che riaffiorano e che, pagina dopo pagina, riescono a far succedere qualcosa di incredibile: riportare in vita qualcuno.

Attenzione però perché questo di Emanuele Trevi è tutt’altro che un elogio funebre! Non vi è alcuna intenzione di trasformare i propri amici in monumenti. Ed ecco allora che Rocco viene descritto come un uomo rigido, profondamente tormentato, a volte persino insopportabile. Pia, invece, è ironica, curiosa, fragile, indissolubilmente legata alla natura. 

La morte è, in questa storia, soltanto il punto di partenza. Il vero tema diventa, ben presto, la memoria. La possibilità di immaginare una seconda vita per chi una vita l’ha già vissuta.
La possibilità, anzi, di donare una seconda vita a qualcuno e di poterlo fare proprio tramite la letteratura.
Ed è proprio qui che il libro compie il suo piccolo miracolo: raccontando due persone che non ci sono più, finisce per parlare di tutti noi.

Forse è questa la vera “seconda vita”: quella che comincia quando una persona non può più aggiungere nulla alla propria storia, ma continua ad aggiungere qualcosa alla nostra.

“Due vite” | Emanuele Trevi
@neripozza taken in BOOKSTA by @allyoucanread
35
a month ago
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Agosto è davvero volato… ma per fortuna ci ha lasciato tante belle storie ☀️📚

In queste immagini trovi tutte le letture che hanno accompagnato il mio agosto e quelle che mi avete suggerito voi.
Ci sono alcuni libri che io stesso ho amato ed altri - uno su tutti “Lonesome Dove” - che non vedo l’ora di leggere!

E ora, come sempre, tocca a te:
⬇️ Qual è stato il libro che ha reso speciale il tuo agosto? taken in BOOKSTA by @allyoucanread
15
a month ago
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Quando si parla di “eredità” ci si riferisce, molto spesso, a qualcosa di tremendamente materiale: case, soldi, oggetti. 
Quasi mai, invece, ci fermiamo a riflettere sulle eredità più ingombranti, che, ironia della sorte, non possono essere scritte in nessun testamento.

Quanto di ciò che siamo, in fin dei conti, ci appartiene davvero? E quanto, invece, è qualcosa che abbiamo ereditato da chi ci ha cresciuto?
Le paure, le convinzioni, le ferite e persino il modo in cui impariamo ad amare possono essere, in tutto o in parte, il frutto di meccanismi che abbiamo assimilato da chi ci circondava, spesso senza neppure accorgercene.

📖 Alla morte del padre, Mickey scopre di aver ereditato cinque milioni e mezzo di dollari. Un lascito che potrebbe cambiarle la vita, ma sottoposto a una bizzarra condizione: dovrà affrontare sette sedute di psicoterapia. Ciò che Mickey non sa, però, è che la terapeuta scelta dal padre è Arlo, la sorellastra che non ha mai incontrato.

La trama, diciamocelo senza paura, è accattivante!
Ed è proprio da questa idea bizzarra e seducente che Morgan Dick costruisce il suo romanzo d’esordio, in cui mescola due elementi che ai più sembrerebbero incompatibili: un tono spesso ironico e leggero e temi che (come spesso accade) di leggero hanno ben poco.

Al centro, però, rimane una domanda: le persone possono davvero cambiare? Possiamo liberarci definitivamente dei meccanismi che abbiamo imparato da bambini o siamo destinati a ripetere per sempre gli stessi errori?

Mickey e Arlo sembrano partire da due posizioni opposte, ma entrambe dovranno ben presto fare i conti con una verità scomoda: nessuno è soltanto vittima o soltanto colpevole. E forse, per cambiare davvero, bisogna prima avere il coraggio di smettere di raccontarsi la versione più comoda della propria storia.

La scrittura è vivace, la trama funziona e il ritmo rende la lettura decisamente scorrevole. Non tutti i temi, forse, vengono approfonditi quanto avrei desiderato, ma resta un esordio piacevole, originale e con un’idea narrativa davvero interessante.

“La figlia preferita” | Morgan Dick
Grazie di cuore a @fazieditore ❤️‍🔥 taken in BOOKSTA by @allyoucanread
28
a month ago
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