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Molto fotografa, un po' alpinista
Sport, montagne, e tutto ciò che ci vive dentro
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“Ma tu hai paura di invecchiare?”

Non so da dove nasca l’idea che a trent’anni inizi l’epoca del declino, della serietà, dei doveri sociali e del brodo di pollo.
Nel pieno della gioventù già ci sentiamo vecchi. E forse finiamo per convincercene.

Qualche volta mi sono chiesta come faccia a rimanere immune a questa retorica, e la risposta che mi sono data è che il mio stile di vita mi permette di sentirmi bene. Ho riempito il mio panorama di esperienze, vette e avventura.
Il mio spirito di esplorazione, unito a un’inscalfibile curiosità, mi ha mantenuta quasi bambina: sempre pronta ad aprire due occhi grandi così sul mondo, colmi di stupore e capaci di innamorarsi di un fascio di luce, di una roccia particolare, di una collinetta coperta di neve buona.

Allora oggi mi sono fermata un attimo a pensare a quanta fortuna ho - e ho avuto - nella vita. 
Ho ricordato qualche ravanata atomica e mi sono ringraziata. E ho scritto una piccola letterina d’amore. 
A chi mi fa sentire viva.
Al mio meraviglioso corpo, che è tanto piccolo e non so dove cavolo prenda tutte queste energie.
Al mio piccolo corpo che sta invecchiando.
Ma lui non lo sa e ravana lo stesso 💙

P.s. @freeyourbody_climb siete famiglia, grazie pure a voi di esistere e di infondere empowerment manco fosse tè in bustina.

📷📹 Francesco Drocco, Pietro Barovero, Francesco Parodi, Francesco Maggi, Diego Gherlone taken in Monviso 3841 by @arditaferrari
30
a year ago
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Non sono soddisfatta del mondo in cui vivo e chi mi conosce sa che ho il dente avvelenato, ma...

Un giorno ho comprato una macchina fotografica, mi sono messa a studiare le regole base della fotografia e ho iniziato a riempire schede di memoria (be’, anche a perderle).
Riempire schede di memoria è diventato un gesto di cura, una goffa emulazione di un padre che riempiva album e cassetti, dopo aver trascorso parecchie ore in compagnia dell’odore degli acidi e delle immancabili luci rosse della camera oscura.
Oggi gli album, i cassetti e le camere oscure non vanno più di moda, ma posso vantare un hard disk che ospita circa 100.000 foto. Alcune le ho disseminate per il mondo e da questi semi è nato qualche frutto.
A forza di seminare, qualcosina si raccoglie.

“Grazie di cuore”, “è un piccolo dono” , “sei geniale”. 
E poi l’ultima: “facciamo un album”.

Questi frutti mi commuovono perché mi fanno capire che un’emerita cazzata, come può essere il “premere un tasto”, può trasformarsi in gesto di cura, di connessione. 
Io mi sono messa in mano il potere di fermare il tempo e di ripercorrerlo. Mi sono messa in testa di cercare un’estetica in cui anche altri potessero riconoscersi e forse, finalmente, anche apprezzarsi. Mi sono messa a giocare con gli strumenti che, forse inconsapevolmente, mi ha lasciato mio padre. “Il genio”, “il professore”, “l’artista”. Magari non sarò mai un genio o un’artista ma il mio spazio me lo sto un po’ prendendo. Da sola.

E così, mi sembra di poter rendere questo mondo un po’ meno insoddisfacente.

“Scatto per ricordare”. 
O per ricordarvi?

1a 📸 @gabrielecanu_feelms 

#sportphotography #womeninphotography #climbingpictures #skiphotography taken in Alps Mountain by @arditaferrari
21
2 years ago
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Perdere il controllo.

Lo ha perso Nora Serres, mentre aspettava Yngvild Kaspersen al finish, e qualcuno ha pensato che quelle lacrime di gioia meritassero spazio e ha fotografato quell’emozione così pura.
Lo ha perso Blandine l’Hirondel, su un paio di gambe che continuavano a cedere - ma intanto, mentre diceva “non ce la faccio”, continuava a correre e a entrare nel mito -.
Lo ha perso il mio respiro, fermandosi per qualche secondo, mentre guardavo Rachel Entrekin venire verso di me, e rideva come una bambina.
L’ho perso io, che dopo aver preso un caffè sono stata bloccata dallo staff mentre cercavo di tornare al finish, a recuperare il mio zaino con tutta l’attrezzatura dentro.
Forse lo ha perso la mia macchina fotografica, mentre il sensore registrava un fascio di luce proprio sul volto di Miao Yao. “Ma com’è possibile, ma da dove è uscito?”. Eppure mi ha regalato una foto che più la guardo e più mi fa sorridere (e allora grazie, piccola fotocamera ubriaca).

Perdere il controllo.
A volte dolore, altre meraviglia.
E stai a vedere che a recuperarlo basta il tempo di una cena, di una dormita, o del sogno di un’altra corsa in cui i chilometri si accumulano come foglie in autunno.

[Donne dell’UTMB]

#utmbworldseries #utmbmontblanc #ultratrail #sportsphotography Miao Yao at the finish of the UTMB 100M race, portrait with a light on her face taken in Chamonix-Mont-Blanc by @arditaferrari
2
a month ago
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La cosa più bella dell’UTMB è che finisce.

Però, quando il disagio della settimana più caotica dell’anno inizia a essere solo un ricordo, la fotografia ha il meraviglioso potere di fermare e sedimentare nella memoria qualcos’altro. Un altro racconto, che finalmente non parla di chilometri, dislivello, ore, e grammi di carboidrati ingeriti.

C’è una cosa di cui vado molto fiera e questa cosa è che, quando le luci si spengono e gli striscioni scompaiono, nella mia memoria resta un racconto di gioia, di personalità, di sfaccettature umane.
Le macchine fotografiche impressionano le immagini, noi plasmiamo il racconto che resta alla memoria. 

E a me resta la dolcezza.

[Uomini dell’UTMB]
#ultratrail #utmbworldseries #utmbmontblanc taken in Chamonix Mont-Blanc, France by @arditaferrari
9
a month ago
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L’UTMB mi ha lasciato addosso un sacco di emozioni, un sacco di stanchezza, qualche migliaio di scatti e pure un’influenza.

Qualche momento di spaesamento, tipo che avrei giurato che @giulia_giolitti fosse in Perù e invece mi è comparsa davanti, per i sentieri di Courmayeur, a tifare suo fratello.
E poi “cosa ha fatto Minoggio!”. 
E Puppi. 
E “sta davvero bevendo dalla scarpa?”. 

Semplicemente resti lì, a guardarti passare davanti quelli che fino a ieri erano solo nomi o fotografie, e che ora si materializzano tridimensionalmente.
E ti chiedi “ma io cosa ci faccio qui?”

L’UTMB mi ha lasciato addosso anche qualche lacrima, perché Camille Bruyas ha detto parole bellissime che hanno toccato qualche mia corda scoperta, e Courtney Dauwalter ha fatto impazzire tutti, anche senza salire sul podio.
E infine un pizzico di delusione perché, come a ogni evento sportivo che fotografo, ho aspettato una bandiera che, come sempre, non si è presentata. 

A Chamonix ho visto le montagne imbiancarsi e mi sono resa conto che è quasi ora della bella stagione, che il caldo ha le ore contate e che l’estate è finalmente finita. 
E forse è bello ricordarla così: come un punto alla fine di un bellissimo, faticoso, paragrafo.

E allora cin cin, alla settimana più pazza dell’anno 🥂

Non posso che aggiungere un gigantesco grazie per chi mi ha permesso di esserci
- Gabriele, Francesco, Becchio

#utmbmontblanc #utmbworldseries #ultratrail #dearmountains taken in Chamonix Mont-Blanc, France by @arditaferrari
21
a year ago
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Volti, dettagli, luci e colori della @trerifugivalpellice 

C’era un qualcosa di speciale nell’aria lo scorso sabato... forse la luce, forse il tifo, forse la presenza di atleti incredibili, forse la certezza della polenta al Jervis.
O forse lo shottino di barbera Ratti sulle rocce del Barant, con il gruppetto della bici, aspettando i primi passaggi in assetto da festa.
Curiosamente a mio agio in mezzo a decine di persone dotate di trombette, corni, campanelle e campanacci.

Avevo in mente un progetto, per metà pianificato e per metà “seguo il flow”. In realtà poi il flow si è perso nella gara e negli incontri fatti lungo il sentiero, e forse il bello è stato proprio questo: seguirlo e sentirmi libera anche di partecipare, gridando e applaudendo. Libera di vedere cadere un record senza doverlo documentare. Libera di ancorarmi al mondo reale.

In conca si respira un’aria speciale. Non è solo che si mischia al profumo della concia, è che è un po’ come essere tra amici anche in mezzo agli sconosciuti. 
Devo dire che è proprio un sollievo quando un evento ti sa mostrare il suo cuore senza far tante cerimonie. Mi ricorda un po’ come vorrei che fosse il mondo 🌻 taken in Conca Del Pra' Val Pellice by @arditaferrari
6
3 months ago
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C’era la voce del vento, che si insinuava nei boschi, dove le betulle intrecciano i rami e disegnano caos, mentre cercano un sole che, qui, si concede di rado. La neve si poggia sulle cortecce e resta lì, appiccicata. Non si sa bene come.

C’era la voce di una neve a cui nessuno di noi riusciva a credere. 

C’era la voce delle persone, a riempire l’aria di bestemmie, di risate, di racconti. Si zittiva tra le acque termali bollenti, o quando i corpi se ne stavano sdraiati sui tatami, per poi riattivarsi a chiedere sushi. E una Sapporo, per favore.

C’era la voce di una Guida Alpina che sente le montagne nelle vene e che sembra non perdere mai l’entusiasmo nel mostrare un mondo in cui ha imparato a muoversi, pur dovendo guidare a sinistra.

C’è una voce che ha scavato nei luoghi, per cercare ancora lo spirito del Giappone, riuscendo a trovarlo solo un po’, in qualche ikazaya, nelle forme dei boschi, o nelle rocce vulcaniche nere coperte dalla galaverna. Questa voce oggi va in giro a raccontare di aver trovato il legame: la cura, l’ascolto, il sentirsi a casa in un gruppo di persone che se ne stavano a migliaia di chilometri da casa.
Dalla valnascosta al mare.

E poi c’era un occhio che cercava di fermare tutto per raccogliere e raccontare, spesso non riuscendoci fino in fondo. 
E dire che era lì proprio per quello.

***
Qui ci sono i primi frammenti di Hokkaido. Ci sono tantissime foto e tante parole a cui tengo, ma devo ancora processare tante cose, anche legate al mio primo viaggio in questa terra misteriosissima. 

Un sentito grazie va a @mapo_tapo e ad @elena_adonide , che mi hanno permesso di esserci, sia come sciatrice che come fotografa.

#hokkaido #skitouring #freeride #ridefree #skiphotography taken in Niseko, Hokkaido, Japan(ニセコ) by @arditaferrari
18
8 months ago
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C’è questa cosa, tra chi ama la montagna, che ci si capisce bene senza bisogno di fare tante parole. 
Che in tanti ci sentiamo un po’ fuori luogo, un po’ irsuti, e quando incontriamo qualcun altro che ha quella cosa lì, anche lui, dentro, ci si scioglie tutto. 
I muscoli. La lingua. Il pensiero.
Me lo ha detto, anzi scritto, bene Michelangelo Oprandi. Ci sono cose che vanno oltre il linguaggio. 
Noi le capiamo subito quelle cose.

E ad Alagna li abbiamo subito visti. Sei eterni ragazzi, la loro vera età tradita da una pelle piena di rughe. 
Come i crepacci del Lys.
Cambiamo noi e cambia la natura, ma qualcosa resta, testardo, aggrappato al passato.

C’è un amore che non muore mai. Si trasforma, ma resta vivo. Da fiamma a brace.
L’abbiamo visto nel sorriso di Gisella Bendotti, che da Alagna alla Margherita non si è mai spento. Nelle facce emozionate alla partenza, che con un po’ di malinconia ripercorrevano trent’anni di vita. E di amore per questo ambiente, per questo sport che poi non è mai solo uno sport, perchè ti scava dentro, come le rughe e come il cambiamento climatico. 
Abbiamo ascoltato i loro racconti, a fine giornata. Una bella giornata, un’occasione per tornare a vedersi, lì dove le loro storie si sono intrecciate, magari per la prima volta.

Le rughe più profonde, il ghiacciaio più sottile, uno sport che allora era piccolo e oggi è enorme.
Peró c’è anche qualcosa di immutato. C’è un gruppo di persone che a trent’anni correva in paradiso e che, trent’anni dopo non ha ancora del tutto smesso.
E allora si, è come mi dice, anzi scrive, Micky: “La parte più bella di noi è l’amore che si lascia, il resto è cornice.”

Corridori del cielo, 12/06/2026
Per @soloproduction.it , su commissione di WildTee.

Un grazie speciale a Marino Giacometti, per essere stato motore di tutto e a Francesco Narcisi per le interviste. taken in Monte Rosa Massif by @arditaferrari
18
4 months ago
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“ROSA il tempo di guardare” With @soloproduction.it 
//
Video: @g_zampa @mdsanto @lore_becchio @pcal5 
Photo: @arditaferrari @edoardo.frezet @ric.cabella 
//
@wildtee 
@monterosaskymarathon by @arditaferrari
8
4 months ago
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Il giorno in cui Marta mi ha chiesto di fotografare Free Your Body non immaginavo che avrebbe cambiato così tanto la mia vita.
Da fotografa - eterna spettatrice del mondo degli altri - mi sono trovata ad essere attrice, parte attiva di questo mondo. Stavo riversando in quelle immagini tantissime parti di me. 
Ci tenevo a quelle immagini, ci tenevo di brutto. Free Your Body è diventato il mio progetto “documentaristico” più importante.

Ho sempre sofferto la violenza, l’insensibilità, l’apatia della rassegnazione all’ingiustizia. 
Marta, due anni fa, mi ha lanciato in mano un po’ a casaccio una chiave con cui ho aperto la porta di un mondo. Ci ho trovato unione, ascolto, empatia, ma soprattutto resistenza. 
Quel mondo mi faceva bene. 
Un semplice cerchio.

È stato come se il caso mi avesse restituito un senso, uno scopo. 
Quel giorno ho cominciato a guarire le mie ferite. Mi sono accorta di avere una voce che voleva urlare. 
E mi sono tolta la paura di urlare. 
La paura di parlare di cosa c’è dentro a una platea di estranei.

Quest’anno Free Your Body compie tre anni. 
Comincia a essere una cosa grande.
Ha attraversato l’Italia tra podcast, festival, riviste, fotografie, parole. Ma soprattutto ha attraversato le persone. I cuori di tante donne e di persone socializzate donne.
Nel suo piccolo, è un’esperienza che ti sposta. Una di quelle cose che un po’ ti cambia, ti risolleva, e ti fa respirare.

A dire il vero non so descriverlo bene, quindi penso che sia meglio invitare. Per far girare ancora un po’ quella chiave.
Vorrei che ci incontrassimo. 
Vorrei farvelo sentire sulla pelle, cosa significa “sentirsi al sicuro” (prima di tutto emotivamente).
Vorrei farvelo vivere, cosa significa “sorellanza”.

“Se le isole allungano i loro ponti diventiamo arcipelago. 
E se diventiamo arcipelago, rompiamo la corrente.”

FYB 2026 - 6 e 7 giugno
Il luogo viene comunicato privatamente. taken in Alps Mountain by @arditaferrari
11
6 months ago
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È tutta colpa di un portamagnesite coi pesci, se mi è di nuovo tornata la voglia di consumare la pelle e tornare a casa piena di lividi.
Se sento questa nostalgia feroce...

Perchè sì, tu vai in un bosco e devi fotografare il suddetto portamagnesite. Ma poi c’è il bosco, e c’è la roccia, e ci sono gli amici che ridono e si muovono.
“voglio solo sentire quanto è brutta questa presa, non ho nemmeno portato le scarpette”. 
Ma cosa mi dice il cervello, a non portare le scarpette?

L’arrampicata è il mio gesto di libertà, è il mio gesto che sa di “casa”. Perchè non ho portato le scarpette?

Non le ho portate perché io non scalo più, perché “devo solo fare qualche scatto, per far vedere quanto è bello questo portamagnesite fatto a mano”. 
E in realtà è venuto fuori poco portamagnesite e tanto che l’arrampicata è bella, ed è bella sempre. E mi piace un sacco.

Insomma che alla fine questo “bellissimo e fatto benissimo portamagnesite pieno di features carine e pure economico” ha fatto il suo lavoro.

Che io pensavo fosse portare la magnesite, ma che in realtà ha più a che fare con il riportare un cuore alla roccia.

(magari un po’ più alta e con un po’ più di corda... ma vale lo stesso)

🧗🏻‍♀️🧗🏻‍♂️ @sophiapau @giorgio.grillo.982 
🪡🧵 @utensilimontani_st taken in Monte Bracco by @arditaferrari
8
5 months ago
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Carezzare le dorsali dei giganti, per sentirsi piccoli, per giocare con le loro squame di pietra.
Finché non viene sera, e con lei l’ora di tornare verso casa, verso un letto, verso una notte che ci riporta a un mondo che sembra una trappola e che ci costringe a riempire di doveri e compromessi la cosa più preziosa che abbiamo: il tempo.

E allora… “socialize, romanticize the life”

Meno poeticamente: un’altra cresta (mooooolto simpatica, simpaticissima, da relazione: la cresta più buffa del mondo) con il mio duo di ruttatori-scorreggioni professionisti. Mountaineers climbing a ridge taken in Nevache Vallée de la Clarée by @arditaferrari
11
4 months ago
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