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Già mi dilegua già tutto in sospiri
Lucida tirannia d'etra stellante.
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JB, "Bestiola", Mondadori, Milano 2026, pp. 284 + Ringraziamenti.

Ore 20:29, finito adesso grazie ad un raro giorno di malattia. Sincopato come "Febbre", rapsodico come "Corpi minori", dovrebbe riempire un vuoto - che tipo di affetto è quello che unisce l'altro animale all'umano? 

L'altro animale che condiziona la vita dell'umano, che lo induce a precludersi il ritorno ai margini e a resistere nella metropoli (c'è anche il lieto fine, un appartamentone di 270 mq, mica cazzi!, dopo tanto peregrinare tra stamberghe assediate da portieri omofobi e rapinatori). 

JB, programmato come Frotschlein postmoderna con chauffeur vuotapalle, scopre con Mirtilla e Purè l'accudimento e il suo valore.

Ma c'è anche Gaza, c'è l'Ucraina, ci sono gli animali morti e feriti e menomati sotto le bombe. C'è Marius - qui chiamato Madalin con leggero spostamento - , il padre, la madre, la nonna siciliana morta. Ci sono materiali già intravisti in rete e cose mai lette. 

E l'estenuante, minuziosissima descrizione dell'agonia di Purè, e soprattutto il tentativo, dichiarato ma perlopiù indiretto, di descrizione specifica dell'affetto uomo/altro animale. Una definizione non c'è. Ma si può narrare.

Si parla di case, di soldi, di traslochi, di cure veterinarie (tutto più o meno coincide). L'accudimento, amore concreto, è una spesa continua, quando i soldi sono pochi. È un investimento.

Si parla di tante cose, troppe per la mia anima angusta. 

La copertina, così dialettica e urtante. 

E soprattutto una rabbia che non m'aspettavo, difficile da identificare con questo o quel brano forse proprio perché onnipresente.

È forse la cosa più violenta che mai mi sia capitato di leggere. 

Lutto e rivolta, lutto e violenza, violenza e paura. by @david.ramanzini
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3 days ago
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Corso Giosue Carducci, Grosseto, ore 11:55. Appena acquistato da Giunti. E no, non ce l'ho l'euro per la ricerca per - forse - bambini oncologici. L'ho detto, al cassiere, mi piange il cuore, ma sono veramente messo molto male. Se compro questo - ho detto la verità - è perché m'è necessario.

Fortunatamente alla stazione mancano dieci minuti di camminata e non di più. Non mi sembra di essere uscito benissimo dall'instillazione di stamani, e mi fanno male tutte le ossa. E mi sento sempre stanco.

Forse sto covando un'influenza. 

Ma almeno, adesso, ho qualcuno che mi rimbocca piano la coperta, e mi dà una carezza leggera sulla testa. by @david.ramanzini
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4 days ago
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Mia aspetta una luna rossa (che non c'è).

#mia by @david.ramanzini
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2 months ago
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Silenzio. by @david.ramanzini
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4 months ago
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Da quando ho scoperto che non è vero che ognuno è il proprio corpo, ma che ne è l'inquilino, ho cominciato ad ispezionarlo in lungo e in largo, ad ascoltarne tutti gli spifferi, gli scricchiolii. Ne ho presente ogni crepa, ormai, ogni difetto strutturale, chissà se rimediabile. Ci sto dietro, per quanto consentano i tempi della sanità italiana, e ho capìto che alcune cose anche gravi possono andare perfettamente a posto, mentre con altre, comparativamente banali, si può solo imparare a convivere. 
Se proprio voglio continuare a trotterellarti dietro, devo essere il più possibile in forma.
Il tempo mi sfugge, come ha sempre fatto, e anche questa volta non ha fatto eccezione. Approfittando di qualche scarpinata per ufficj, e qualche ora di lavoro salutare, sento di ripigliare lena, per certi aspetti. Certi acciacchi si riducono - altri, stranamente, si presentano o ripresentano. Mi sembra di essere in corso d'opera, non c'è un punto d'approdo, o almeno un livello che, voltandomi a un tratto, mi faccia sentire che qualcosa è veramente cambiato. Sono sempre in ritardo. Come sempre.
Ho aspettato, adoperandomi più del solito, che lo Spirito scendesse a tempo debito. E invece c'è sempre una data, una scadenza, una mannaja che cala, come i negozj che chiudono la sera tutti insieme, con tutte le cose ancora da prendere. Così, in uno dei momenti meno propizj di tutti, mi risolvo a buttar giù i pochi pensieri che mi passano per la mente da qualche giorno.
Sennonché non mi ricordo sostanzialmente più un cazzo - segno che l'essenziale è già stato detto molto tempo fa. Tutto il resto è sviluppo, conseguenza di assiomi già fissati. Qualcosa che chiunque può far discendere dalle premesse seguendo la logica. Mi annojo.

Quello che importa - e in fondo anche questo è banale - non si può dire. Ripetere quelle due sdatissime parolette non mi va più. Dar voce al mio terrore non è più necessario.

Non occorre dire altro, in un'occasione come questa, a colui cui debbo tutto.

E che, cosa forse ancora più importante, è stato l'unico a vedermi in modo esatto, in modo giusto. In un modo a me impossibile.

Mi piacerebbe vivere ancora un po', e avere ancora un p by @david.ramanzini
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4 months ago
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Mercoledì 27 maggio, 8:28.
Magliano. by @david.ramanzini
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5 months ago
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Dopo tanto tempo.
Volevo scrivere del sogno squallido di stanotte, non un incubo (si vede che non ho sensi di colpa), ma forse qualcosa di peggio - un camerone pieno della mia robaccia, senza che mai riuscissi a metterla in ordine; due ragazzi che mi aggredivano, uno biondo e riccio, l'altro liscio e corvino, a due riprese (la prima volta mi parevano enormi, incombenti, ma forse ero io che ero solo sdrajato - comunque riuscivo a sgominarli colpendo il biondo con non so che sulla faccia. La seconda volta eravamo a lezione, erano alti come me, approfittando del fatto che la professoressa era voltata il biondo mi sfidava a gesti. Lo colpivo in faccia anche stavolta). Una comunità di suore lesbiche corpulente, dall'aria nordica, in un chiostro. Si baciavano tra loro, io me ne andavo seguìto da una risataccia di scherno - ero escluso. 
Ero magrolino, di pelo nero, figlio di un dio minore, facevo spesso e disperatamente l'amore con qualcuno che stimavo (?!), ma causa mancanza d'abitudine il risultato - molto abbondante, peraltro - mi finiva addosso, vischioso e bianchiccio, sulla felpa scura, sulla spalla, sul petto. Mah.

Poi questa sera ho visto dio di schiena. 
Che magnifica schiena ha il mio bellissimo cucciolo dio. by @david.ramanzini
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5 months ago
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00:17, 16°, 89%.
Ho deciso che devo arrivare in fondo alla bottiglia. by @david.ramanzini
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5 months ago
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Sogno di piccoli cani giocosi, con spostamento di funzione rispetto alla mindfulness (se ho capìto quello che vuole dire) in cui cerco inutilmente d'indurmi di giorno. Mi sveglia alle 3:00 un gabbiano insonne, che se la prende col sacco dei miei vestiti puliti, non capisco perché. Tutto è silenzio, mi guardo intorno, già che sono sveglio, e aspetto che eventualmente ripassi qualche cinghiale - primo avvistamento lunedì alla stessa ora, il secondo mercoledì notte, un cinghialetto forse autoctono, più piccolo dei due di lunedì, grugno a trombetta. Mentre usciva dalla siepe e si dirigeva verso i bar, passandomi davanti, gli ho mormorato: Wee. S'è voltato, m'ha guardato tranquillamente per un lungo momento e poi se n'è andato. Raspa piano, unica spia il respiro profondo. Chissà se socializzano.

Verso l'ora di pranzo un uomo che ha la fortuna di avere la fede mi esorta a chiederla a quel dio in cui non credo - il famoso dono dell'aridità che aveva anche madre Teresa di Calcutta. Dice: se hai fatto qualcosa di male e continui a rimuginarci sopra. È una prospettiva interamente limitata alla colpa. La colpa causa sofferenza. Quello che si subisce, credo, in questa prospettiva, dev'essere messo nel conto, debitamente accolto e immolato a dio. Dice Auerbach introducendo Dante che da parte del credente è presunzione aspirare a una vita serena, dal momento che il cristo stesso visse in uno stato di perenne tensione.
Il buddhismo invece identifica la causa della sofferenza nell'ignoranza, cioè nella mancanza di consapevolezza. Infatti è una filosofia. Il suo scopo è la liberazione.
Ho ricominciato a prendere il sussidio, e a pagare qualche debito. Per fine mese dovrei sapere quando comincio un progetto all'Orto del prete, sarebbero 15 ore la settimana e ulteriori 300 €uri d'indennità. Atmosfera rarefatta, un piccolo appezzamento da trattare con tutte le cure, in mezzo a ragazzi disabili psichici. Una soluzione, pro tempore e sui generis, alla Robert Walser. Potrebbe non dispiacermi - non lo so, ma potrebbe non dispiacermi.

Gli spaghetti ce li ho, credo di aver avuto il buonsenso di procurarmi il pomodoro (ovviamente non me li faccio col burro). Possono aspettare. by @david.ramanzini
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6 months ago
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08/04, 21:16. 

L'artrite ai piedi mi tormenta, mi sento sempre stanco (e te lo credo, sono una spugna fradicia, ormai, con tutte queste notti passate all'aperto), e però ci riesco. Il più delle volte, quando mi cucino, finisco col fare una sorta di riassunto approssimativo di quello che intendevo fare. Stavolta, invece, ci riesco. 

Ho una melanzana, un peperone rosso, tre piccole zucchine romanesche, che faccio andare in un soffritto di cipolla e aglio - una mezza cipolletta decrepita, e due spicchioni di aglio cresciuto, a pezzetti entrambi. Quindi ci butto una tolla di pomodoro quasi intera, avanzata dalla pasta & fagioli precedente. Così inauguro la padella regalatami, un avanzo di magazzino. Se è alluminio non va bene, ma è bujo, verificherò un'altra volta. Nel frattempo mi sarò eventualmente un po' avvelenato; pazienza. 

Dopo un tempo che mi pare interminabile gli ortaggj vengono pronti, e li metto da parte. Quindi faccio bollire per un po' meno del tempo regolamentare un quarto di chilo di lumaconi (così c'è scritto sulla confezione), che poi butto ad amalgamare in padella.

Nel frattempo un ragazzo fulvo, barbuto, presumibilmente nordico, viene a portarmi un cartone di pinsa, mi sembra un po' imbarazzato ma volenteroso. Ringrazio calorosamente, come faccio quasi sempre. Se ne va. 

Finisco di prepararmi la cena. Riempio il tupperware con quello che ci entra e mangio quello che rimane nella padella. 

Riordinando apro il cartone della pinsa: metà salamino e metà prosciutto cotto. Mi guardo intorno, il parcheggio è semivuoto, e comunque il nordico se ne dev'essere andato da un pezzo. Vado al solito chiusino - ormai i volatili ci sono abituati - e ci butto la pinsa sopra. by @david.ramanzini
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6 months ago
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Penso a quanto male c'è nel mondo, a quante vite, di cui non so e non saprò mai niente, dure, difficili, impossibili, che ci sono. Penso alle violenze domestiche, agli abusi, alle malattie fulminanti, all'incredibile noja della routine, ai morti in guerra, ai desiderj frustrati, ai meriti non riconosciuti, alle fatiche non ricompensate. Penso alle figlie e ai figlj omosessuali mandati in giro colle pezze sul sedere, alle donne picchiate, violentate, uccise. Penso a quanto sacrificio, quanto dolore si debbano sopportare, alle disabilità, alle vittime di odio preconcetto, ai diritti conculcati. Penso alla povertà senza rimedio, allo sfruttamento, ai morti in mare, alle patologie incurabili. Penso alle notti insonni al pensiero dei debiti, ai rimorsi che solo la morte può placare, ai rimpianti che assilleranno fino alla tomba. Penso agl'incidenti improvvisi, alle morti premature, ai figlj non voluti. Alle vergogne inconfessabili, alle infamie. Alle prigioni sovraffollate, alle vittime di errore giudiziario, alle vittime di mafia. Alle morti casuali, ingiuste, a chi rimane sfigurato o stroppiato a vita. Penso alla vecchiaja con i suoi pesi sempre meno sostenibili, alle interminabili agonie. Penso alle persecuzioni, alla follia violenta, alle vendette, a quante pene sproporzionate sono soggetti tanti errori in fondo non irrimediabili. Penso alle catastrofi, naturali o dovute a incuria umana, alle telefonate nel cuor della notte, col loro annuncio fatale. Penso alla fame, alla sete. Al fanatismo e ai suoi tributi di sangue, ai bambini abbandonati nei cassonetti, agli animali terrorizzati massacrati negli allevamenti. Ai percorsi esistenziali troppo tortuosi, al fallimento esistenziale, al successo che arriva troppo tardi, che non arriva mai. A chi è inchiodato al capezzale di un parente invalido totale, senza poter avere una vita propria. Penso alla crudeltà inutile, al compiacimento per le sofferenze altrui. Penso a chi trema e piange impotente di fronte alla violenza cieca.

Penso a questo, e, più ci penso, più penso che tutto quello che voglio è starmene da solo, salvo la compagnia di qualche genere di conforto - tanto so come gestirmi, ormai. by @david.ramanzini
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6 months ago
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Eh? by @david.ramanzini
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6 months ago
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