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Jesbek – “Hell on Earth” (2026)

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“Hell on Earth” è un collage realizzato con ritagli di fumetti e interventi in penna grafica. L’opera si sviluppa attorno a un forte dualismo che riflette la contraddizione più profonda della natura umana.

Nella parte destra emerge un volto umano segnato dal dolore. Sul suo viso si sovrappongono palazzi che crollano, il corpo senza vita di una persona e banconote macchiate di sangue. Questi elementi raccontano una duplice verità: da un lato l’essere umano soffre e muore a causa della guerra; dall’altro è lui stesso, accecato dall’avidità e dalla ricerca del profitto, a generare la propria distruzione. Il denaro diventa così il simbolo di una ricchezza costruita sul sangue delle vittime. Le spesse colature di inchiostro nero attraversano il volto come ferite, amplificando il senso di disperazione e di sofferenza che caratterizza l’uomo contemporaneo.

La parte sinistra, invece, richiama una visione che sembra affiorare direttamente dall’Inferno di Dante o dagli inquietanti scenari dipinti da Bosch. Tra le fiamme, dense di valore simbolico, uomini torturano altri uomini in una spirale di violenza senza fine. È un’immagine che richiama i numerosi conflitti che ancora oggi devastano il mondo, dall’Europa al Medio Oriente fino all’Africa, ricordandoci come la guerra continui a essere una tragica costante della storia.

Questo lavoro mi conduce verso una riflessione: siamo davvero sicuri che l’inferno - come sostengono diverse fedi - appartenga soltanto all’aldilà? O, forse, è già qui, sulla Terra, costruito dalle stesse mani dell’uomo? by @jes_bek
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2 months ago
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Jesbek - “Global strike” (2026) 

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Questo collage, intitolato “Global strike”, nasce pochi giorni fa, ma affonda le sue radici molto più lontano.
Viviamo in un’epoca che si racconta come nuova, evoluta, diversa. Eppure, se si guarda meglio, il mondo di oggi non è poi così distante da quello di ieri. I sovrani assoluti non indossano più corone, ma si muovono dentro strutture politiche oligarchiche, dove la voce collettiva rischia ancora di essere soffocata. Eppure la storia ci ha insegnato qualcosa. Da un certo momento in poi — forse proprio a partire dalla Rivoluzione francese — il popolo ha iniziato a pesare davvero. Uniti da ideali di libertà, uguaglianza, fratellanza e giustizia, uomini e donne hanno acceso rivolte, scioperi, manifestazioni e condotto diversi Paesi all’unità nazionale. Hanno cambiato il corso degli eventi. Hanno aperto crepe nei sistemi chiusi. In genere, quando il popolo si muove, qualcosa accade sempre. 
Anche ieri, in Italia, qualcosa si è riacceso. Dopo un lungo torpore, una voce collettiva è tornata a farsi sentire, a difendere principi fondamentali, a ricordare che la democrazia non è mai un dato acquisito, ma una pratica viva, fragile, da proteggere. “Global Strike” nasce da questa consapevolezza. È un manifesto visivo, politico e satirico insieme. Un omaggio alla forza del popolo, alla sua capacità di incidere, di resistere, di immaginare alternative. Inoltre dentro questo lavoro c’è anche un desiderio, forse utopico, ma necessario: immaginare uno sciopero globale. Un’interruzione totale. Un gesto collettivo per fermare la violenza, i conflitti, le guerre e per lottare contro le ingiustizie del mondo. Troppo utopico? Forse… ma sognare ad occhi aperti non costa nulla. by @jes_bek
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7 months ago
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Jesbek - “Le coeur perdu” (2026)

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“Le coeur perdu” è un collage realizzato con fumetti in bianco e nero, elementi a colore e interventi in penna grafica. Il lavoro, su cornice circolare, si presenta come una visione sospesa e onirica. La composizione sembra racchiudere un universo autonomo, una dimensione mentale in cui ogni elemento convive secondo una logica emotiva più che razionale. Il linguaggio del fumetto, alternando ritagli a colori e in bianco e nero, costruisce un racconto frammentario in cui il contrasto visivo esprime tensione esistenziale. L’architettura in primo piano trasmette un’apparente stabilità. Le linee ordinate degli edifici evocano una realtà concreta, quasi rassicurante. Tuttavia questa quiete è soltanto un’illusione. Dietro di essa si apre un paesaggio psichedelico, attraversato da colori violenti, trame pulsanti e forme che sembrano appartenere a una dimensione altra, come se la serenità della superficie fosse continuamente minacciata dall’emergere dell’inconscio. Al centro della composizione emerge una figura femminile ambigua e magnetica, che incarna la natura contraddittoria dell’esistenza. Il suo corpo nudo richiama la sensualità, l’attrazione e il desiderio, mentre il grande cappello le oscura gli occhi, privandola di un’identità definita e rendendola una presenza universale, quasi archetipica. Nella mano stringe un cuore umano, un dettaglio che trasforma immediatamente la seduzione in inquietudine. Quel cuore non è un semplice elemento macabro, ma il simbolo della vulnerabilità dell’essere umano e del prezzo che spesso accompagna l’amore, i legami e il vivere stesso. La donna diventa così la rappresentazione dell’esistenza: capace di affascinare con la promessa della bellezza, del piacere e della vita, ma anche di infliggere sofferenza, perdita e disillusione. In lei convivono Eros e Thanatos, l’istinto vitale e quello di morte, il desiderio di creare e quello di distruggere, in una tensione continua che attraversa l’intera condizione umana. Sogno ed incubo convivono nella stessa dimensione e, proprio l’assenza di una linearità narrativa, amplificano un forte senso di smarrimento. by @jes_bek
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3 months ago
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Jesbek – “Lost Signal” (2026)

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Lost Signal è un collage realizzato a tecnica mista con frammenti di fumetti a colori e in bianco e nero, foto + interventi di penna grafica: una riflessione sull’incomunicabilità dell’individuo e, più in generale, sulla decadenza della società contemporanea.
Al centro dell’opera si trova una figura femminile. Dai suoi occhi, ormai dissolti, colano lacrime color catrame che la rendono simbolicamente cieca, incapace di vedere ma costretta a rivolgersi verso un orizzonte privo di speranza. Alle sue spalle si estende un mondo popolato da figure umane, esseri antropomorfi, androidi e oggetti che ribadiscono il senso di smarrimento, isolamento e disumanizzazione dell’uomo contemporaneo. Sospesa tra un mare rosso sangue, simile a lava incandescente, e un cielo composto da circuiti cibernetici blu, emerge una città fantasma: emblema di una civiltà in rovina, dalla quale sgorga un sangue nero, denso come petrolio. Un paesaggio che diventa metafora di morte, della perdita di identità, dell’alienazione e dell’interruzione di ogni autentica forma di comunicazione. by @jes_bek
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3 months ago
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Jesbek - “Ghost town” (2026)

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“Ghost Town” è un collage realizzato con fumetti a colori e in bianco e nero: una riflessione sulla solitudine collettiva, sull’alienazione e sulle contraddizioni del nostro tempo. Nella parte bassa si può osservare una fila di impiegati che, come fantasmi, ciechi e indifferenti attraversa la città. Stringono tra le mani le loro piccole e inutili identità, i loro ruoli, le loro abitudini, mentre avanzano negli spazi sterili della contemporaneità. Alle loro spalle, una figura mostruosa in verde, con occhi rosso sangue, osserva e sorride: il volto insaziabile di un sistema che si nutre di passività e indifferenza.Dietro il sipario una figura femminile, probabilmente una studentessa, osserva una realtà piatta fatta di figure umanoidi, sempre più conformi, che sembrano essere inseriti in catene di montaggio. Intanto, come si può osservare nella parte alta del collage, il mondo continua a bruciare. Le guerre finiscono, ricominciano, cambiano nome e confini, ma il fuoco non si spegne mai portando con sé sofferenze e dolori indescrivibili. Nessuno ormai sembra più farci caso. Tra le macerie, intanto, una luna ferita, tagliata ed inquieta assiste silenziosamente alla devastazione. by @jes_bek
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4 months ago
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Jesbek - Samurai (2026) 

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Questo lavoro è realizzato con tecnica mista (collage digitale + interventi di penna grafica) e si compone di fumetti in bianco e nero che, in alcuni casi, sono stati rielaborati nel colore e nella forma - come nel caso degli altri miei lavori - in digitale. 

Attraverso questo collage rifletto sul cammino individuale di ciascun essere umano che, spesso, è fatto anche di difficoltà, lotta e resilienza. Il lavoro è anche un invito rivolto ad ogni individuo in crisi/difficoltà, di lasciare scivolar via il dolore e la sofferenza e di provare a ritrovarsi raggiungendo, quindi, un equilibrio, una certa stabilità; concetto non semplice in questo mondo precario:

Samurai 

Volta le spalle alle forze oscure,
sfodera la tua spada dalla lama aguzza e
squarcia l’insostenibile velo
della notte tempestosa. 
Domani la luna tetra e pallida
lascerà il posto al sole rosso e 
caldo e, dal fango melmoso e insopportabile,
risorgeranno 
i fiori profumati della primavera. by @jes_bek
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5 months ago
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Jesbek - “Shadows” (2026) 

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Questa serie di lavori, realizzati in diverse tonalità di colore, fanno parte di “Fragile”, titolo di una serie di stampe realizzate in formato A5.
Il progetto ancora in evoluzione, nasce come ricerca grafica a partire dal collage — analogico e digitale — e poi spinto oltre: le immagini vengono spezzate, deformate, attraversate da glitch, crepe e slittamenti cromatici. La superficie del foglio smette di essere neutra e diventa corpo. Si piega, si incrina, si altera.
“Fragile” è un tentativo visivo di raccontare la vulnerabilità dell’individuo e l’instabilità della realtà contemporanea: fratture come tracce del tempo, distorsioni come memoria, pieghe come rughe dell’esistenza. Ogni stampa conserva il segno della sua trasformazione — come se l’immagine stessa fosse sopravvissuta a qualcosa. by @jes_bek
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5 months ago
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Jesbek - “Nuestra America Convoy to Cuba” (2026) 

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Nel 1952, Cuba precipitò in una fase particolarmente oscura della sua storia con il colpo di Stato di Fulgencio Batista che, con l’appoggio degli Stati Uniti, instaurò una dittatura militare. Il regime imposto da Batista si caratterizzò per la repressione politica, la corruzione diffusa e la tutela degli interessi delle classi sociali più privilegiate, alimentando un crescente malcontento tra lavoratori, intellettuali e militanti della sinistra rivoluzionaria. In questo contesto emersero figure come Fidel Castro e Ernesto ‘Che’ Guevara, che attraverso la lotta guerrigliera contribuirono al rovesciamento del governo di Batista. Con la vittoria della rivoluzione, Cuba intraprese un percorso politico che la portò ad avvicinarsi progressivamente al comunismo e a consolidare stretti rapporti con l’Unione Sovietica. A partire dagli anni Sessanta, gli Stati Uniti reagirono imponendo un embargo economico e commerciale contro l’isola, una misura che limitava in modo significativo gli scambi tra i due Paesi. Tale embargo, pur con modifiche e aggiornamenti nel corso dei decenni, continua ancora oggi a influenzare profondamente l’economia cubana. Di recente, infatti, Cuba è stata colpita da una grave crisi economica ed energetica che ha messo sotto pressione le principali infrastrutture nazionali e peggiorato le condizioni di vita della popolazione. Per richiamare l’attenzione della comunità internazionale su questa situazione, attivisti provenienti da diverse parti del mondo hanno organizzato missioni di solidarietà dirette verso l’isola (tra cui ‘Nuestra America convoy’), trasportando aiuti umanitari come generi alimentari, medicinali e apparecchiature mediche. Nel mese di agosto è previsto un nuovo convoglio umanitario, con l’obiettivo di sostenere la popolazione cubana e denunciare la grave violazione dei diritti umani che si sta compiendo sull’isola e il silenzio della comunità internazionale sulla situazione cubana. by @jes_bek
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4 months ago
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Jesbek - “Broken” (2026) 

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Questa serie di lavori, realizzati in diverse tonalità di colore, fanno parte di “Fragile”, titolo di una serie di stampe realizzate in formato A5.
Il progetto ancora in evoluzione, nasce come ricerca grafica a partire dal collage — analogico e digitale — e poi spinto oltre: le immagini vengono spezzate, deformate, attraversate da glitch, crepe e slittamenti cromatici. La superficie del foglio smette di essere neutra e diventa corpo. Si piega, si incrina, si altera.
“Fragile” è un tentativo visivo di raccontare la vulnerabilità dell’individuo e l’instabilità della realtà contemporanea: fratture come tracce del tempo, distorsioni come memoria, pieghe come rughe dell’esistenza. Ogni stampa conserva il segno della sua trasformazione — come se l’immagine stessa fosse sopravvissuta a qualcosa. by @jes_bek
2
6 months ago
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Jesbek - “Madonna antifascista” - *Sticker (2025)————————————————————————————
“Madonna Antifascista” non è solo uno sticker. È un’icona che cambia pelle. Un nudo femminile diventa simbolo politico, corpo che parla, immagine che prende posizione. La Madonna contemporanea non abbassa lo sguardo: sul petto porta inciso “love”, sulla spalla un messaggio diretto, senza filtri. Dolcezza e rabbia convivono, sacro e dissenso si intrecciano. Questa figura non chiede consenso, chiede scelta.In un tempo in cui certe ombre non sono mai scomparse, l’immagine si fa dichiarazione: contro il fascismo, contro ogni forma di sopraffazione. Uno sticker è piccolo, ma può essere un manifesto tascabile.Attaccalo dove serve. Fai parlare i muri. by @jes_bek
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8 months ago
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Jesbek - Orientalism (eros) - (2025)—————————————————————————————
Il collage, realizzato attraverso l’uso di fumetti in bianco e nero, rappresenta la seconda incarnazione di un lavoro precedente, sviluppato nel 2024. Il Giappone, ancora una volta,  si configura come fulcro simbolico e immaginativo dell’opera, evocato non come semplice luogo geografico, ma come spazio mentale e culturale. La composizione si articola su tre piani narrativi distinti. Nella parte inferiore, sulle rive silenziose di un fiume costeggiato da abitazioni ispirate all’architettura tradizionale asiatica, compare un traghettatore che accompagna due figure verso una destinazione indefinita, sospesa tra viaggio e attesa. Al centro della scena, immobile e isolata, emerge una figura femminile nuda, ritratta di spalle: presenza iconica e vulnerabile, incarnazione di un eros trattenuto, poetico, lontano da ogni esibizione. Nella porzione superiore del collage, infine, la pioggia cade su edifici riconducibili all’architettura nipponica contemporanea, creando un contrasto temporale e visivo che salda passato e presente, intimità e urbanità, memoria e trasformazione. by @jes_bek
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8 months ago
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Jesbek - “Androids” - stickers* (2025) 

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* “Androids” rappresenta una serie di stickers dove l’immaginario cyberpunk incontra la realtà del nostro presente. Al centro della scena c’è un androide armato: il corpo segnato da macchie, tagli e filamenti che fuoriescono come nervi scoperti. Sullo sfondo due colori si alternano e si scontrano, dando ritmo e tensione all’immagine. In alto, invece, appare il titolo di questo lavoro. 
Questo sticker è una riflessione critica sul rapporto tra uomo e tecnologia. Sempre più spesso costruiamo macchine sofisticate non per migliorare la vita, ma per perfezionare la distruzione. Gli androidi, così come i droni e le IA usate a scopi bellici, diventano - in un certo senso - simbolo della totale decadenza e crudeltà dell’uomo. by @jes_bek
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7 months ago
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