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La poesia è sempre stata questo: far passare il mare in un imbuto.
Italo Calvino, Saggi
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Entrammo nel locale dove i miei genitori si erano conosciuti. Era bello e non avevo mai vissuto in un'atmosfera più gioiosa. Era come se le persone avvertissero, ma senza dirselo, il presagio di una rov1na, e per non badarci esageravano nel divertimento, nel bere, nelle risate. Quelle della mia età c'erano tutte, sedute al bordo della pista ad aspettare di essere invitate, con dietro le madri a controllare che facessero per bene. C'erano la Virginia, l'Afra, la Guerrina, la Carla, e poi c'era la Giselda, la meraviglia di Castrocaro, e i maschi le correvano incontro come le oche alla fontana. Respinse cinque o sei inviti, e finalmente andò a prenderla Gastó dla Prêta, che anche lui era un gran bel Cr1sto di giovane, e garbato com'era le fece addirittura un inchino. Lei si alzò e cominciarono a roteare sulla pista, come se dovessero involarsi. Com'è che la gente riusciva a essere tanto contenta? Io non la capivo, la gioia, anche se mi provavo: la osservavo come faceva il dottor Serri Pini quando appoggiava i suoi arnesi sul petto del mal@to per cercare di strolgare la mal@ttia. Ma continuava a sembrarmi un gran mistero, come la r3surr3zione o lo Sp1r1to S@nto. L'orchestra suonava e Beppino, il cantante, regolava le luci colorate della Spaventa, così i visi delle persone si tingevano di toni diversi. Delle volte, invece, spegneva tutto, allora la sala cadeva nel buio e i ballerini grid@vano felici ed eccitati.
Nicoletta Verna, I giorni di Vetro, 2024
🎊💃🏻🕺🏼🪩

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#einaudieditore taken in Ürgüp - Nevşehir by @laura.sciarra69
6
2 days ago
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Ed ecco che sono qui da quattro mesi. E, sa, trovo che qui non si sta affatto male. Non bisogna fare grandi piani, caro amico, è giusto! Io ad esempio volevo visitare tutto il globo terrestre. Ma si vede che non vi ero destinato. Vedo soltanto una piccolissima parte di questo globo. Penso che non sia la sua parte migliore, ma ripeto, non è poi tanto male. Ecco, l'estate si avvicina, l'edera si arrampicherà sul balcone, come promette Praskovja Fedorovna. Le chiavi hanno ampliato le mie possibilità. Di notte ci sarà la luna. Ah, è andata via! Sta rinfrescando. È passata mezzanotte. È ora che io vada via.
Michail Afanas'evič Bulgakov, Il maestro e Margherita, 1967
🌏🌓

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#ilmaestroemargherita 
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#bibliotecaeconomicanewton taken in Palermo, Italy by @laura.sciarra69
24
6 days ago
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Bisogna lasciarsi la diga alle spalle, abbandonare la strada, scavalcare un parapetto mezzo crollato in quel punto, per poi scivolare sulla china scoscesa protetti dallo spessore delle mura, sentir scivolare sotto i piedi i ciottoli levigati dalla neve, e atterrare infine su un'ampia spianata, un trampolino perfetto, il punto di partenza dell'avventura. Si infilano le pinne, si sistemano le maschere, mordono i boccagli, fanno mulinare le braccia, battono le mani, ancora qualche flessione per scaldarsi e si siedono sull'orlo del promontorio, i corpi a contatto ma la pelle insensibile sotto lo strato di gomma, le gambe nell'acqua bluastra. È il momento di partire: che dici, Tomi, andiamo?, e si lasciano cadere, con il busto proteso in avanti. 
Il freddo trapassa la muta, si spande come una pellicola di ghiaccio - gli ci vorrà qualche minuto prima che il calore corporeo si ristabilisca, si diffonda attraverso il lattice, e lo scambio termico torni in equilibrio. Mentre in superficie l'acqua sembra quasi gelatinosa, di un blu turchese senza riflessi, in profondità tutto si rischiara, Tomi si muove agile e fluido, Marjorie gli nuota davanti con gambate lente e sicure, sulle quali lui tara il proprio ritmo, fluttuando in una gioia liquida. 
A mano a mano che scendono nel lago l'acqua si popola di una fauna e di una flora inaspettate, alghe enormi e fosforescenti, piante acquatiche dalle lunghe foglie verde smeraldo, ninfee dei fondali che riflettono la luce, distese di caracee fluo, plancton e lucciole, elodee di un verde mela squllante, una scintillante giungla subacquea - è stato l'idroelettrico a far prosperare quell'ecosistema prodigioso?
Maylis De Kerangal e Joy Sorman, La diga, 2022
🤿🪸🪷🪱

#maylisdekerangal
#joysorman
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#prehistoricaeditore taken in Castello di Calatubo by @laura.sciarra69
0
9 days ago
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Mi piacciono quei pochi istanti che precedono le sette di sera quando con gli strofinacci della polvere e le pagine accartocciate di Nár0dní polit1ka, la Politica Nazionale, pulisco i cilindri di vetro delle lampade, con un fiammifero stacco il nero degli stoppini sbruciacchiati, rimetto a posto i cappellini d'ottone, e alle sette in punto giunge quell'attimo stupendo in cui i macchinari della fabbrica di birra smettono di lavorare, e la dinamo che manda la corrente elettrica dovunque si accenda una lampadina, la dinamo comincerà a diminuire i giri, e con l'indebolirsi della corrente si indebolirà anche la luce delle lampadine, da bianca che era si fa rosa, e da rosa grigia, filtrata attraverso la garza e l'organzino, fino a che i fili di tungsteno non mostreranno accanto al soffitto rossi ditini rach1tici, una rossa chiave di violino. Accendo allora lo stoppino, metto a posto il cilindro, faccio uscir fuori la linguetta gialla, metto a posto il paralume lattiginoso decorato con rose di porcellana. Mi piacciono quei brevi istanti che precedono le sette di sera, mi piace guardare verso  l'alto in quei pochi istanti quando la luce esce dalle lampadine [...], mi piace guardare la firma della corrente elettrica impallidire [...]. 
Mi piacciono quelle mie lampade accese alla cui luce porto in tavola i piatti e le posate, alla cui luce si aprono i giornali o i libri, mi piacciono le mani abbandonate sulla tovaglia e rischiarate dalle lampade, mani umane rec1se dove, nel manoscritto delle rughe, si può leggere il carattere della persona alla quale quelle mani appartengono, mi piacciono le piccole lampade a petrolio portatili con le quali la sera vado incontro ai visitatori illuminando loro il viso e il cammino, mi piacciono le lampade alla cui luce lavoro all'uncinetto le tende e sprofondo nei sogni, lampade che spente con un soffio forte emanano un profumo pungente che inonda di rimprovero la stanza buia.
Bohumil Hrabal, La tonsura, 1970
✨️🍺🔥🕯💡🍽🧶✨️

#bohumilhrabal
#latonsura
#edizionieo
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#autoricecoslovacchi taken in Cefalù by @laura.sciarra69
8
13 days ago
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Per arrivare a casa nostra bisognava svoltare alla fabbrica di zucchero e proseguire fino alla strada sterrata, davanti al caseificio. Le curve cominciavano dopo i pioppi. Abitavamo in mezzo a un bosco che in autunno diventava giallo, arancione e rosso. Dalla finestra della cucina vedevamo passare dei vecchi furgoncini carichi di legna rubata e, di notte, le luci della Escuela Agrícola che luccicavano in lontananza. Accanto alla stufa Franklin c'erano una poltrona a fiori scolorita e un giradischi sopra un tavolo traballante. I libri erano impilati sul pavimento. 
Al fiume venivano conigli, uccelli, nutrie e puma. Casa nostra era rettangolare come una scatola di fiammiferi e le pareti di legno si mimetizzavano tra i tronchi. Nelle giornate buie si vedeva il fumo che usciva dal tetto. E in quelle calde, le lucciole lasciavano una scia verde. Dalla finestre di camera nostra vedevamo le stelle e le sagome degli alberi che formavano delle figure. Un mostro fatto di spine o la testa di un cavallo. Quando c'era la luna piena riuscivamo a distinguere le altre colline alberate e l'altalena fatta da papà con la ruota che aveva trovato per strada. 
Alejandra Moffat, Mambo, 2022
🏭🌳🍁🍂🛻🪵🐇🐦🌕🐴

#alejandramoffat
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#cile 
#infanzia
#lanuovafrontiera taken in Secca Grande (AG) by @laura.sciarra69
6
17 days ago
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Quando vidi questo aereo spiaggiato nella neve, provai una stretta al cuore, come se un aereo potesse ispirarmi pi€tà. Sembrava un animale fer1to in mezzo alla neve, un misto tra una balena e una foca, ed era in grande difficoltà. [...] Oppure stava semplicemente dormendo, lì tutto solo? L'aereo anfibio a decollo verticale VVA-14 è unico nel suo genere. 
Era accaduto un paio di giorni addietro, quando avevo visto la prima neve sul tratto ferroviario che collega due grandi città. In entrambe era piovuto, e tra l'una e l'altra si era formata una striscia di neve bianca, come nata dal nulla, forse da un futuro inevitabile, quale messaggera dell'inverno e destinata a durare soltanto un'ora. Nella luce crepuscolare dell'alba il bianco tramutava un paesaggio peraltro molto prosaico in una distesa desolata, nel relitto di un sogno.
Tronchi bianchi di alberi bianchi, contorni bianchi di edifici bianchi, anche le stazioni ferroviarie erano bianche, tinteggiate di fresco dalla neve appena caduta. Tutto sembrava abbandonato, non si vedeva anima viva. Solo il nostro treno correva lì accanto, come se noi fossimo stati gli ultimi esseri viventi. Non si poteva verificare se il mondo là fuori esistesse davvero. Tutto accadeva nel dormiveglia, sul confine, in qualche luogo in cui i mondi si sprigionano dai sogni.
Katja Petrowskaja, La foto mi guardava, ['Restricted Areas'], 2022
⚪️🛩🐋🦭❄️⚪️

#katjapetrowskaja
#lafotomiguardava
#adelphiedizioni 
#fotografie
#ecfrasi taken in Sicilia by @laura.sciarra69
8
20 days ago
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Gennaro Serio, autore de "Il viaggiatore breve", sarà oggi fra i protagonisti di Logos Festival - Parole dal Mediterraneo, festival diretto da Nadia Terranova a Palermo e giunto all'ultima giornata della prima edizione.
Oggi alle ore 12 dialogherà con lui la nostra Paola Ardizzone aka @vivechilegge che scrive de "Il viaggiatore breve" sul nostro sito: "L’irrequieto Edmond Halley, esploratore, inventore, astronomo, e non solo, raccontato in un libro divertente e colto…"
Link in bio

#lucialibri #gennaroserio #ilviaggiatorebreve #logosfestival #palermo by @laura.sciarra69
11
23 days ago
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Il primo mattino, nel vento della prima discesa, le lacr1me mi scivolavano dall'angolo degli occhi fino alle orecchie. Pensavo all'immensa estate che mi si stendeva davanti. 
Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. 
Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera. [...]
Mi spingevo sempre più lontano, e quando scendeva la sera pedalavo più forte per tornare a casa. [...]
La sera, in cucina, lo zio Angelo mi raccontava storie interessanti. E quando smetteva, ne avevo molte altre da leggere, di notte. Sotto il mio letto ce n'erano cartoni pieni.
Lo zio Angelo non leggeva, ma ammucchiava libri per me. A volte me ne portavo dietro qualcuno, la mattina, metti caso...
A metà delle vacanze spedivo una cartolina che diceva sempre: "Come state? Io vado tanto in bici. Lo zio Angelo mi cucina gli spaghetti al burro. C'è il sole".
E via, la seconda parte di eternità della mia vita poteva cominciare. 
Timothée de Fombelle, L'ultimo giorno d'estate, 2021
🚲🌊🌊🌊🦀🐚

#timotheedefombelle
#irenebonacina
#lultimogiornodestate
#terredimezzoeditore
#infanzia taken in Spiaggia Torre Conca by @laura.sciarra69
3
a month ago
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Piccoli tonfi di fichi duri che cadevano sulla terra polverosa; piccoli tonfi di mele non mature che rotolavano tra le file di lattuga; col frinire delle cicale erano i soli rumori di certe ore.
[...]
Io avevo dietro, addossato al muro, un grosso e alto buzzo di legno con coperchio. Non sapevo allora che cosa contenesse. Era fatto di doghe leggerissime senza pancia alcuna, un cilindro. 
Antonietta mi guardò e mi sorrise prima di cominciare il rito, poi fu tutto un moto ora rapido, ora lento ma sempre attento di bacinelle, acidi, acqua. Mise una lastra con leggera patina biancastra nella bacinella dov'era l'idrochinone, sulla lastra si rivelavano lentamente macchie nere e grigie con degli spazi sempre più trasparenti. Osservò più attentamente e la tolse in fretta di lì immergendola nell'acqua, dall'acqua la passò nella bacinella dell'iposolfito. "Per fissarla", disse. Quando l'ebbe di nuovo sciacquata e tentato di asciugarla me la mostrò. Era un ritratto di donna a mezzo busto, ma tutto al rovescio, quel che doveva essere scuro era chiaro e quel che doveva essere chiaro era scuro, nerissimo se la parte doveva risultare al sole. La guardai interdetta; lo zio non s'occupava di fotografia sicché questo processo per me fu cosa completamente nuova. Non so come Antonietta facesse, ma manovrando quella lastra con impercettibili movimenti contro la sua manica, si vide il positivo, quello che sarebbe risultato sulla carta. Io risi.
Dolores Prato,  Educandato, 1987
🍏🥬🦗📷🎞

#doloresprato
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#quodlibetstorie
#grandiscrittriciitaliane
#novecento by @laura.sciarra69
5
a month ago
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Prese qualche seggiola dal salone, quelle di cui aveva amato i disegni nella sua tenera infanzia: la volpe e la cicogna, la volpe e il corvo, la cicala e la formica, l'airone malinconico. 
Poi, aggirandosi in ogni angolo di quella dimora che stava per abbandonare, salì, un giorno, nel solaio. 
Rimase attonita per lo stupore: c'era un'accozzaglia di oggetti di ogni natura, alcuni rotti, gli altri insudiciati soltanto, gli altri portati lassù chissà perché: o perché non piacevano più, o perché erano stati sostituiti. Vedeva mille gingilli conosciuti un tempo, e scomparsi all'improvviso senza che lei vi avesse badato, dei nonnulla che aveva maneggiato, quei vecchi oggettini insignificanti che per quindici anni le giacevano intorno, che aveva visto ogni giorno senza notarli, e che a un tratto, ritrovati là, in quel solaio, accanto ad altri più antichi, dei quali ricordava perfettamente dov'erano situati nei primi tempi del suo arrivo, prendevano un'importanza subitanea di testimoni dimenticati, di amici ritrovati. Le davano l'impressione di quelle persone che abbiamo frequentato a lungo senza che si siano mai rivelate, e che a un tratto, una sera, senza ragione, si mettono a chiacchierare all'infinito, a raccontare tutta la loro anima, per noi insospettata. 
Guy de Maupassant, Una vita, 1883
🪑🪑☎️🏺🏸⏰️🎎⛸️🏮🪀🪗🧸🔎🧮🪇🌂🧲🪁

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#unevie 
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#corrieredellaseraedizioni
#nataliaginzburgtraduttrice taken in France by @laura.sciarra69
8
a month ago
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Ma ora ripresi a dubitare che quel mio scritto avesse un qualche valore e pensai che al mio ritorno lo avrei distrutto, del resto tutte le cose che scriviamo, se le lasciamo riposare per un periodo piuttosto lungo per poi riesaminarle da capo, sempre com'è ovvio ci risultano insopportabili e non riusciamo a darci pace fino a quando non le abbiamo distrutte, pensai. La settimana prossima sarò di nuovo a Madrid e come prima cosa dovrò distrvggere lo 'scritto su Glenn' per cominciare un nuovo scritto su di lui, pensai, uno scritto che sia ancora più concentrato, ancora più autentico, pensai. Perché noi crediamo sempre di essere autentici e in realtà non lo siamo. 
[...]
E Wertheimer in fondo si comportò come me, e da noi due non è venuto fuori nulla di buono, come si suol dire, proprio perché a noi non è neanche venuto in mente di voler diventare qualcuno, al contrario di Glenn, che voleva ad ogni costo diventare Glenn Gould e al quale mancava soltanto di venire in Europa e sfruttare l'insegnamento di Horowitz per poter essere un genio, essere un genio capace per così dire di 'strabiliare il mondo' col pianoforte era ciò che Glenn aveva desiderato e bramato più di ogni altra cosa. L'espressione 'strabiliare il mondo' mi rallegrò, e intanto continuavo ad aspettare la padrona della locanda, la quale, come pensai, si trovava dietro la casa ed era probabilmente occupata a dar da mangiare ai ma1ali, a giudicare dai rumori che venivano dal retro della casa. Io probabilmente non avevo mai sentito 'il bisogno di strabiliare il mondo', e nemmeno Wertheimer, pensai. La testa di Wertheimer era più simile alla mia che non la testa di Glenn, pensai, il quale ha inalberato con sicurezza assoluta una testa da virtuoso, a differenza di Wertheimer e di me, che eravamo entrambi teste raziocinanti. Ma se adesso dovessi dire che cos'è una testa da virtuoso, non sarei in grado di dirlo, esattamente come non saprei dire che cos'è una testa raziocinante. [...] In ogni caso noi tre, questo si può dirlo veramente, abbiamo creato un' 'amicizia per la vita', pensai.
Thomas Bernhard, Il soccombente, 1983
🎹🎼

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#glenngould taken in Selinunte, Riserva del Belice by @laura.sciarra69
8
a month ago
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Là sotto, da dietro le chiome degli alberi, le onde del Mar Cantabrico, bianche, brevi, ipnotiche, respiravano con lei, ebbe l'impulso di scendere giù per la montagna fino al mare, se qualcuno le avesse chiesto perché avrebbe risposto che le onde la chiamavano, ma nessuno glielo chiese, e chi doveva chiederglielo?, era rimasta sola.
Clara Usón, Le belve, 2024
🌊🌊🌊

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#sellerioeditore taken in Mondello by @laura.sciarra69
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a month ago
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