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Wrong Letizia (un tipo sbagliato di felicità). Scrittrice (Einaudi). Editorialista di Domani. Ultimo libro “Un animale innocente” (soon in EN/FR/DE).
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🥂 COVER REVEAL ✨ AN INNOCENT ANIMAL by Letizia Pezzali @letipezzali, translated from the Italian by Jill Foulston 

🎨 Cover design by Milan Božić @themilanbozic 🎨 

Here is what the designer has to say about his approach: “Ultimately, I wanted the cover to exist in the space between seduction and menace. The title suggests otherwise, so it was fun to try and upturn this concept. This photo immediately spoke to me because the solitary female figure is reduced almost to a silhouette, thereby creating mystery and an emotional atmosphere. The hint of magenta surrounding the figure suggests sensuality. The confident and sharp typography likewise reinforce this idea of mystery and menace.”

Coming to your bookshelves on 6/29/27 📖 Pre-order at the link in our bio! by @letipezzali
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12 days ago
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Se posso sentirmi finalmente in MESOPOTAMIA io dico: ci sto. by @letipezzali
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18 hours ago
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Ieri sera leggevamo il libro LA COSA PIÙ IMPORTANTE, è un libro in cui ogni animale dice qual è la cosa più importante, la giraffa dice “avere il collo lungo”, la rana dice “essere verde”, ognuno porta acqua al suo mulino, finché arriva il gufo (solito intellettuale di sinistra woke) che dice che tutti hanno cose importanti, ciascuno la sua. 
Alla fine della lettura il bambino mi ha detto che la cosa più importante secondo lui è imparare. Vi assicuro che i bambini dicono queste cose, voi pensate che i genitori le inventino, ma i bambini le dicono continuamente. 
Mi ha poi chiesto qual è la cosa più importante secondo me. 
Io gli ho detto che la cosa più importante è amare.
Ovviamente ho ragione io. Ho vinto. Dieci nel tema. Medaglietta.

(In foto: io trent’anni fa). by @letipezzali
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20 hours ago
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Foto del 2018 (anno in cui uscì Lealtà). “Tette e Anne Carson” (mi pare fosse questo il concetto che volevo esprimere). #poilatolgo by @letipezzali
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2 days ago
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Bisnonna (foto di un centinaio d’anni fa). by @letipezzali
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3 days ago
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Guarda! Metto un trattino lungo! Sono l’intelligenza artificiale —

(Il quoziente intellettivo di quelli che credono nella possibilità di capire se un testo è IA credo sia 85. Non bassissimo, non Forrest Gump — che se non sbaglio aveva 70 — ma comunque sotto la media umana)

(I trattini lunghi! La struttura sospetta della frase! L’occhio della madre! Il montaggio analogico!)

(Un altro premio letterario è andato a un autore che dicono sia IA. Vorrei sapere come l’hanno stabilito. Il premio è il Caine Award for African Writing. Un premio alla letteratura africana pubblicata in lingua inglese. E se il problema fosse la traduzione? Dico non bisogna essere geni per ipotizzarlo)

(In foto la macchina da scrivere di mio padre. E il portacenere a forma di mano) by @letipezzali
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4 days ago
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Oggi userò il secondo principio della termodinamica per dimostrare che un cassonetto in fiamme è più ordinato di una scuola. 

Quando le persone scendono in piazza a manifestare contro qualcosa, e la manifestazione non è silenziosa come alcuni la vorrebbero, quando invece di avere proteste carine come cuccioli di koala accade che la poubelle (il cassonetto francese) prenda fuoco, allora si parlerà di caos. La città nel caos. Oppure si dirà: i disordini.

“Caos” e “disordini” sono parole stimolanti, entrambe indicano il contrario dell’ordine. Siamo nel campo della Fisica che diventa Morale. 

Sappiamo che mettere ordine richiede più tempo rispetto a mettere in disordine: formulazione casalinga del secondo principio della termodinamica.

Ma allora cos’è più disordinato? Un cassonetto che brucia o una scuola con aule fatiscenti, sovraffollate e sporche? Sistemare il disordine creato da una manifestazione anche intensa richiede risorse pari a X. Sistemare un intero sistema scolastico richiede risorse pari a molte volte X. Se la fatica richiesta per mettere in ordine è maggiore, vuol dire che il disordine a monte è maggiore. Nessuno dà una manata alla scuola: basta non fare nulla, per anni. Un disordine lento, senza fiamme, che non chiamiamo caos, ma che alla luce dei fatto è più grande di quel che chiamiamo caos.

Abbiamo appena dimostrato che chi protesta è più ordinato del sistema. Il sistema che si vanta di custodire l'ordine.

Oggi su Domani. by @letipezzali
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5 days ago
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Anne Carson è anche eccezionale quando parla, nelle interviste e nelle lezioni (trovate molte cose online). Sempre chiarissima, ironica, anche bella da vedere. Sarebbe interessante un documentario tipo “Pretend it’s a city” (quello con Fran Lebowitz) in cui qualcuno (proprio Fran Lebowitz?) chiacchiera con Anne Carson del più e del meno, magari intorno al tema del: “perché ha senso pensare?” by @letipezzali
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5 days ago
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Mostrare in diretta la fucilazione di un condannato significa proprio desiderare che ci sia un degrado civile e spirituale generalizzato. “In streaming”. L’offesa va oltre i confini del paese che lo fa e colpisce tutta l’umanità. Potenzialmente. Quando ero piccola pensavo che bisognava fare di tutto per evitare che le persone peggiori stessero in alto a prendere decisioni. Ma sono proprio le persone peggiori quelle che arrivano in alto, sempre o quasi. Le persone migliori ci arrivano di rado e solo perché ogni tanto ci sono delle distrazioni o dei camuffamenti. by @letipezzali
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6 days ago
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Il Nobel a Anne Carson! Il mio post annuale cessa di essere valido! 👇

“Se devo dire la mia cosa a caso, come sempre mi piacerebbe che vincesse Anne Carson. Non vincerà.”

Ha vinto! Così la smetto di frignare. 

Anne Carson è la più economista di tutti. È la più tutto di tutti perché vive dentro la scarsità. È lì a dirvi cose che voi non volete vedere (non sentire: vedere).

“EROS È ESPROPRIAZIONE.” by @letipezzali
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8 days ago
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Per fortuna Philip Larkin è morto e non sa che il suo “They fuck you up, your mum and dad” è spesso tradotto in italiano con “Mamma e papà ti fottono”.

Lui voleva dire che ti rovinano mentalmente, non che ti fregano, e la questione è molto diversa. Si dovrebbe dire: “ti fottono il cervello”. Ma ovviamente non si può per lunghezza. O forse sì?

Poi c’è il fatto che “They fuck you up, your mum and dad” non è per nulla la stessa cosa di “Your mum and dad fuck you up”. La presentazione dei soggetti inizialmente nascosti dietro il “They” è ciò che rende ancora più sinistramente giocosa la questione. E il ritmo si ripete nel secondo verso. “They may not mean to, but they do”.

Fra l’altro questo uso, questa intenzione e questo senso (questa ironia) sono molto contemporanei. La poesia potrebbe scriverla un ventenne di oggi usando lo stesso linguaggio.

È stupenda. Si intitola “This be the verse” — “Sia questo il verso” (alcuni dicono “Questo sia il verso”: NO).

Eccola:

They fuck you up, your mum and dad.
They may not mean to, but they do.
They fill you with the faults they had
And add some extra, just for you.

But they were fucked up in their turn
By fools in old-style hats and coats,
Who half the time were soppy-stern
And half at one another’s throats.

Man hands on misery to man.
It deepens like a coastal shelf.
Get out as early as you can,
And don’t have any kids yourself.

#philiplarkin 

(In foto #davidhockney #biggerandcloser) by @letipezzali
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8 days ago
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Assegnano i Nobel. Dunque metto questo pensiero che ho già proposto negli ultimi anni con modifiche e aggiunte. 

Il Nobel per la Letteratura: l’unico sul quale tutti - o comunque tanti - vogliono dire la loro, anche se non hanno letto nulla del vincitore o della vincitrice, perché la letteratura ci sembra sempre e comunque alla nostra portata, per la sola ragione che a scuola ci insegnano a leggere e a scrivere. 

Purtroppo non è così che funziona, ma se lo dici si incazzano tutti. O magari siamo fra i pochi ad aver letto il fortunato o la fortunata. In tal caso, per il solo fatto di aver posato gli occhi sul testo, ci sentiamo esperti mondiali. 

Oppure pensiamo che non c’è nulla da capire. Sentiamo di avere l’autorità per pensare che non esiste autorità. Chi sono poi questi svedesi che assegnano i Nobel? Che vogliono? 

Se devo dire la mia cosa a caso, come sempre mi piacerebbe che vincesse Anne Carson. Non vincerà. 

Anne Carson l’ho messa in due romanzi. In “Amare tutto” la protagonista porta la bambina in biblioteca e su un espositore vede la rivista “Poesia”. Alla protagonista non interessa la poesia, non ha mai sentito parlare di questa rivista, ma la attrae perché sulla copertina c’è la foto di una donna. Una che ha la faccia da stronza. Cioè Anne Carson. 
La protagonista apre la rivista e dentro trova un testo intitolato La Bellezza del Marito. Leggendo il solo titolo, La Bellezza del Marito, si offende. Perché suo marito non è bello. Il fatto che qualcuno scriva una frase come “La Bellezza del Marito” la fa sentire indietro sulle cose della vita. “La bellezza convince, la bellezza rende il sesso possibile, la bellezza rende il sesso sesso”, dice Anne Carson. Anzi lo scrive, nero su bianco. La protagonista chiude la rivista e la rimette a posto. Anne Carson, pensa, come ti permetti?

Oltre a questo, Anne Carson è presente (non come persona, ma in alcune scelte lessicali e concettuali) in “Un animale innocente”. Anche nella frase in esergo: “Eros è espropriazione.”

Ci sono molte cose da dire ma se vince vi prometto che non le dirò.

(In foto: lo schermo del mio telefono) by @letipezzali
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10 days ago
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