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"Lasciarsi guidare da ciò che è stato rivelato"
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"Nekropolis è una città predatrice, dall’architettura in stile cyberpunk, magnificente e inquietante, induce timore, potrebbe afferrarti e divorarti, farti sprofondare in un buco nero senza che nessuna se ne accorga. 
Una città stato, artificiale, labirintica, una metropoli distopica.
L'uso del bianco e nero la rende un incubo espressionista"

Sul profilo Substack trovate qualche piccolo appunto sul King of Nekropolis di Zezelj.
Il link dove sapete.
Statemi bene, alla prossima. by @lordof.nothing
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3 days ago
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“Pulito dalla Luna, nutrito dal Sole” by @lordof.nothing
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4 days ago
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Ho scritto qualcosa su Guerra Giusta di @danielazezelj
edito da @erisedizioni trovate il post aggratis sul mio profilo substack. Link dove sapete.
Alla prossima, statemi bene.

"Come sempre quando leggo/vedo un lavoro artistico di Zezelj il mio cuore vibra come mi accade con le opere di Akab. C’è qualcosa di indistinto che va a toccare e solleticare le corde del mio inconscio. In particolare in Guerra Giusta ci sono immagini che ho osservato per lungo tempo come fossero quadri dai molteplici significati. 

È chiaro sin dal titolo l’intento politico di Zezelj, mettere di fronte al lettore una delle più grandi contraddizioni della nostra società: può esistere una guerra giusta? Che tipo di politica si nasconde nella soglia che si crea giustapponendo la parola guerra alla parola giusta?
A voi le vostre riflessioni" by @lordof.nothing
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11 days ago
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Questo libro non mi ha aiutato a smettere di fumare però mi ha fatto conoscere un lato di Orwell che non conoscevo, soprattutto le sue esperienze da bambino e da lavoratore. A dirla tutta, anche se vi ho trovato delle piccole perle, mi sono anche un po' annoiato e continuo a fumare. by @lordof.nothing
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12 days ago
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Parte quarta (ritorno)  di boh

Quindi alla fine riprenderò a scrivere e a leggere perché semplicemente è quello che mi piace fare e mi fa stare bene a prescindere dai risultati. E soprattutto se non ho mai pensato ad ottenere risultati perché questo pensiero intrusivo?
Confesso che ultimamente mi son perso, mi chiedevo "come puoi sapere che quello che pensi è vero?" e la lettura di Krishnamurti mi ha confuso ancora di più. 
Durante la meditazione, che ormai pratico durante tutta la giornata perché è la vita stessa che mi si para davanti che è diventata la mia meditazione, molte volte mi sono visto e guardato e osservato.
Quindi affanculo l'algoritmo, la piattaforma digitale e tutto il baraccone. So perché lo faccio. 

Parlarne qui, forse, spinge a pensare alla contraddizione in essere. Qui siamo dentro l'internet e la vita "reale" è fuori, Però il qui dentro è popolato di persone che lì fuori sono fatte di carne e ossa. Quindi essere qui non preclude di stare anche lì.

Nessun libro verrà usato, mostrato, come un trofeo di caccia. Nessun libro verrà usato come manganello da sbattere sulla faccia di qualcuno. Nessun libro verrà trattato come un tassello per costruire un'autorità costituitesi. Nessun autore, editore, fumettista, traduttore, divulgatore, verrà maltrattato, offeso e nessuna dignità verrà calpestata.
Nessuna competizione, né performance, né sailcazzo.

N.B. è la prima volta che scrivo di getto. Non volevo intervenisse qualche filtro, influenza del me giudicante. Quindi scusate per gli errori grammaticali, ho preferito lasciare tutto così.

Statemi bene. by @lordof.nothing
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16 days ago
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Blob by @lordof.nothing
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18 days ago
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Parte tre (stato d'animo) di boh

Ad un certo punto, diciamo circa sei mesi fa,  ho realizzato che stavo leggendo pensando a cosa avrei scritto nel post di IG, come fosse più importante quell'ipotetico contenuto piuttosto che il romanzo stesso, come se la vera motivazione della lettura alla fine fosse quella. 
Ad un certo punto mi sono sentito condizionato dall'autore, dall'editore, dalla scena, dalla scenografia, dalle lucine, dal sailcazzo, perché sentivo che dovevo scrivere di ciò che leggevo, parlare dei romanzi, aiutare, nel mio piccolo, in qualche modo, a rendere visibili realtà meno appariscenti. Perché oramai il dado è tratto, nell'era social se non sei visibile, non esisti. 
Ma manco per il cazzo, mi son detto.
Una situazione che paradossalmente mi aveva messo addosso una responsabilità che non ho e che nessuno mi ha dato e che, possibilmente e quasi sicuramente, nessuno ha mai pensato di darmi.
La consapevolezza è stata il punto di rottura. 
Mi son detto, Giò, è ora di fermarsi. Questa cosa sta trasformando te, la lettura e tutto ciò che ruotava attorno ad essa prima dei social in un meccanismo usurante.
Lo si voglia o no, il social influenza, nel bene e nel male a livelli sottili ed infimi. Poi ci sarebbe da addentrarsi nel ventre della balena di chi parla di libri per diventare una star (li però siamo in un altro terreno che non è il nostro) ma non ne ho voglia, davvero, la trovo una discussione noiosa, banale, alla stregua della competizione tra Letteratura di serie A e serie B (a proposito ma da quando la letteratura ha assimilato le regole sportive?).
Alla fine della fiera, voglio solo leggere, scrivere,  come e quando mi va, senza dover nulla a nessuno, né tantomeno ad una piattaforma digitale. Il ché potrebbe farvi esclamare, beh tutto qui? Sì, tutto qui, perché passare dalle parole, all'interiorizzazione delle stesse e poi all'azione, non è facile. by @lordof.nothing
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20 days ago
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Ieri sera mi sono trovato in uno di quei momenti della vita in cui ti scopri nudo di fronte all'imprevedibilità della vita di padre.
Ci eravamo appena messi a letto. Mio figlio mi abbraccia e mi dice: "Papà non voglio che muori. E non voglio morire neanche io. Sennò che senso ha?".
Avrei potuto ripetergli innumerevoli frasi fatte o sentite o lette ma non sarebbe stata la mia voce a parlare. Gli ho sorriso, l'ho abbracciato più forte e sussurrato qualcosa che spero porti con sé per sempre: "il senso è qui, in questo abbraccio tra me e te". by @lordof.nothing
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24 days ago
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Parte di due (sproloquio?) di boh

Adoriamo essere definiti dalle parole, tutta la nostra esistenza impilata a forza, a pressione, dentro una definizione che altri, magari, ci hanno appiccicato e che noi abbiamo accettato. In alcuni casi ci dà sicurezza. 
Non sto parlando dei confini personali, che sono cosa ben diversa.

Poniamo per un momento attenzione alla parola influencer. Non la trovate orribile?
Io non voglio influenzare nessuno né tantomeno essere influenzato. Sono curioso, si. Ogni volta che mi accingo a leggere un libro, in questi ultimi mesi, per me, esiste solo quel libro. Ho smesso con i paragoni, anteporre i ricordi di altri libri, altri influssi. Per me, in quel momento, esiste unicamente quel libro e siamo io e lui e nient'altro.

Questa parola, influenza, mi suona terribilmente prossima a condizionamento. Prossima alla creazione di una struttura in cui al vertice ci sta un'autorità che crede di sapere cosa è degno e cosa no e, conseguentemente, indirizza chi lo segue (altra parola orribile, seguaci). Ecco, cerco di stare lontano da un certo tipo di autorità (non certo medica, per esempio). L'arte dovrebbe essere un luogo privo di autorità. Chi può sapere di cosa ho bisogno, a livello interiore, se non io stesso? E perché dovrei privarmi della ricerca? Dello splendore che mi ispira a muovermi tra il non conosciuto? Il non visibile? by @lordof.nothing
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a month ago
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Pensieri dal fondo del barile sul perché per il momento non scrivo recensioni 

Parte uno di boh

Molti si concentrano sui difetti, sul 'dovrebbe essere scritto così", tralasciando che il libro è così proprio perché, forse, l'autore lo ha volutamente scritto così. Si trasla la propria visione a quella di un'altra persona. Forse uno dei motivi è quello economico, l'acquisto, soldi buttati, tempo rubato, un fattore che trasforma il lettore in un cliente. Per cui l'atto della lettura diventa in primis uno scambio commerciale. In pochi sostituiscono la concentrazione all'attenzione. Per cui tutti ci sentiamo in diritto di spiegare all'autore cosa avrebbe dovuto fare. by @lordof.nothing
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a month ago
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"... oppure, cosa davvero molto difficile, osserviamo l'intera struttura della società e ne diventiamo liberi. Essere liberi dalla società implica non essere ambiziosi, non essere avidi, non essere competitivi; significa non essere niente in rapporto a una società che lotta per essere qualcosa. Ma, vedete, è molto difficile accettarlo perché potremmo venire calpestati, spinti da parte; non avremo niente. È in questo niente che c'è la salute mentale, non nelle altre cose. Nel momento in cui lo vediamo, nel momento in cui non siamo niente, la vita si prende cura di noi. Lo fa. Accade qualcosa. Ma ciò richiede una profonda visione dell'intera struttura della società. Finché vogliamo far parte di questa società dovremo alimentare la follia, le guerre, la distruzione e la sofferenza; ma liberarsi da questa società, la società della violenza, della ricchezza, della posizione sociale e del successo, richiede pazienza, indagine e scoperta; non la lettura di libri, l'andare in cerca di maestri, di psicologi e tutto il resto" by @lordof.nothing
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a month ago
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Continuare a domandarsi cos'è la meditazione mentre si medita by @lordof.nothing
3
a month ago
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