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Esplorando il Mondo sotto la Luna:
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La solidarietà non può dipendere da quanto una vittima rassicura il potere. Quando il dolore viene celebrato solo se non sfida e giudica il potere è pura strumentalizzazione, non solidarietà. Nessuno ha il dovere di essere la “vittima perfetta” e il “buon selvaggio”. Chi subisce un trauma ha anche il diritto, se vuole, di trasformare quel dolore in denuncia politica. Accettare solo le vittime che parlano come ci fa comodo  è usare il loro trauma per delegittimare chi lo contesta con tutti i mezzi necessari.

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#fekir #abderrahimfakir #informazione #giornalismo by @mun_magazine
20
14 hours ago
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Il giorno prima dell’anniversario del G8 di Genova, Nel pomeriggio del 19 luglio a Bologna, Abderrahim Fakir è stato ucciso per mano della polizia durante un fermo.
Mentre nuove testimonianze rivelano che a distanza di pochi giorni come gli stessi agenti avevano già fermato e usato violenza contro altri ragazzi, si ha la l’ennesima riconferma della sistematicità della profilazione razziale, la prassi che usa l’origine come unico criterio di sospetto, un abuso mai punito che criminalizza corpi e periferie, riducendo e giustificando la violenza perpetrata contro di essi, fino ad arrivare a togliere loro la vita.

Giustizia per Abderrahim Fakir, per Younes el Boussettaoui e per tutte le vittime di uno Stato che continua ad uccidere impunito.

A cura di @andraether ✍🏽 

#italia #violenza #razzismo #giustizia #islamofobia by @mun_magazine
14
5 days ago
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GEOGRAFIE DEL RITORNO 

Ci sono ritorni che non coincidono con un luogo, ma con una domanda. Cosa significa tornare in una terra che ci appartiene, ma che non abbiamo mai davvero abitato? Come si costruisce l’idea di casa quando si cresce tra lingue, memorie e geografie diverse?

Con questa nuova rassegna cinematografica vogliamo attraversare il cinema della diaspora, uno spazio in cui il ritorno diventa ricerca, confronto e riscrittura. Attraverso lo sguardo di registe e registi nati o cresciuti lontano dai paesi d’origine delle proprie famiglie, il cinema si trasforma in uno strumento capace di interrogare identità, appartenenza e memoria, restituendo tutta la complessità dell’esperienza diasporica.
Sono opere che raccontano migrazioni, esili, eredità coloniali e quotidianità, ma soprattutto mettono in discussione l’idea stessa di confine e di casa. Narrazioni ibride che sfuggono agli stereotipi e aprono nuove possibilità di immaginare il rapporto con le proprie radici.

Il 13 luglio proietteremo Dahomey di Mati Diop, che racconta il ritorno in Benin di ventisei tesori reali sottratti durante il colonialismo francese. Un film che riflette sul significato della restituzione, della memoria e del rapporto tra passato e presente. Dopo la proiezione ci sarà una conversazione con @forthecultureit , collettivo creativo della diaspora africana.

Il 17 luglio sarà invece la volta de Il paradiso probabilmente di Elia Suleiman, un viaggio tra Palestina, Europa e Stati Uniti in cui il tema dell’appartenenza emerge attraverso uno sguardo ironico e surreale. A seguire dialogheremo con @giovanipalestinesi.it per approfondire insieme i temi del film.

Due appuntamenti per riflettere su cosa significhi appartenere, ricordare e ritornare. Perché, a volte, il viaggio più importante non è quello verso un luogo, ma quello attraverso la memoria e lo sguardo. 

Ingresso gratuito con tessera (5€/anno). CinemaO è uno spazio senza scopo di lucro.

La rassegna è parte della Open Call di coprogrammazione di CinemaO e sostenuta dal Comune di Milano.

Media partner: @mun_magazine by @mun_magazine
9
19 days ago
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Milano Non è e non deve essere solo quella che raccontano nei giornali, nei reel sulla “sicurezza” o nei dépliant immobiliari

Esiste una città che prolifera altrove: nei quartieri, tra i cortili e negli spazi sociali, grazie a persone e comunità che ogni giorno costruiscono qualcosa senza aspettare i macchinosi permessi istituzionali. 

Dalla gente per la gente, a @spaziomutuosoccorsomilano , è stato questo: una giornata piena di vita.
Bambin* che stampavano cianotipie sotto il sole, ragazz* che si allenavano insieme, musica che attraversava l’intero cortile di Piazza Stuparich 18, persone sedute ad ascoltare talk sulle periferie, cinema, arte, tagli di capelli, live painting e palleggi. 
Una giornata dove Milano sembrava finalmente guardarsi allo specchio per quella che è davvero: una città fatta di culture che si incontrano, energie dal basso, relazioni, possibilità.
Una città che continua a produrre linguaggi, estetiche, musica e immaginari proprio nei luoghi che troppo spesso vengono raccontati solo attraverso paura e degrado.
Le periferie non sono margine.
Sono il centro vivo di quello che succederà domani.

✍️ 📸 @arimanscriba 

#DallaGenteperLagente #SMS #Spaziomutuosoccorso 
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@walkthetalkkkkk @darna.cinema @forthecultureit @mosa.one @gabrielseroussi @kayrosmusic_ @quartiere3torri taken in SMS Spazio di Mutuo Soccorso by @mun_magazine
41
2 months ago
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Quando il rap si dimentica dell’hip hop, serve qualcosa che ricalibri la bussola.
E, da Zona 6, Barona, fra’, Milano Sud, Marra ha fatto esattamente questo: ha riportato una cultura al suo fulcro d’origine, il block party.
Per capirlo davvero bisogna tornare indietro.
L’11 agosto 1973, nel Bronx, Cindy Campbell e suo fratello DJ Kool Herc organizzano il “Back to School Jam”. È lì che DJing, MCing, breaking e writing si incontrano per la prima volta nello stesso spazio.
Nasce così una cultura - Nasce il block party: una festa di periferia, dove l’intrattenimento cambia forma e smette di essere un lusso per pochi.

Io non sono della Barona. Vengo da Quarto Oggiaro, zona 8, Milano nord. La Barona l’ho attraversata poco, più di passaggio. Sabato, invece, ci sono entrata davvero. Dal mattino, guidata da Simo — breaker e rappresentante orgoglioso della sua zona — siamo partiti dal “Buco”, dove Madame e Marracash hanno girato “Volevo Capire”, fino alla Fontana di Mitoraj, tatuata sulla pelle di Marra e alla meravigliosa chiesa brutalità di San Giovanni Bono.

Già prima dei live si sentiva che non era un evento qualunque. Sciarpe di Infinity Love, maglie dei tour, casse fuori dai bar, gente che si raduna. La zona era pronta. E dentro lo era ancora di più: pubblico vero, di quartiere. Le stesse persone che potresti incontrare a San Siro, Baggio o a Corvetto. Non i soliti dei concerti da 70 euro, ma chi quei posti li vive o li ha vissuti davvero.
La scelta di tenere il biglietto accessibile (25 euro, con priorità ai residenti) non è stata solo intelligente: è stata coerente e necessaria! Tutti gli artisti sul palco erano della Barona. E questa non è un dettaglio, è il senso di tutto. Non portare qualcosa da fuori, ma costruirlo da dentro.

E poi c’è il punto più importante: oltre 230 mila euro raccolti, da reinvestire in Barona. Nella scuola che Marracash ha frequentato, nel quartiere, nel progetto Jonas Milano, per aprire uno sportello di ascolto.

Un Block party, alla fine, è questo: non solo musica, ma appartenenza e comunità, partendo e tornando ai margini, dove l’hiphop è nato.
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#Barona #BlockParty
@kingmarracash 
@bigpicturemgmt 
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✍️📸 @arimanscriba taken in Barona by @mun_magazine
70
3 months ago
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C’è un momento, dentro Disincanto, in cui capisci che non stai più semplicemente ascoltando un disco, ma ci finisci completamente dentro. È come attraversare una soglia sottilissima, quasi invisibile, proprio come accade a Chihiro in La città incantata. Solo che qui non ci sono spiriti né terme, ma stanze emotive, ricordi che pulsano e una VOCE che non si limita a raccontare, ma ti prende per mano e ti accompagna...
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✍️ @arimanscriba 
📸🎞️ @arimanscriba 
Sviluppo e Scansione @speedphotobovisa 
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#Disincanto #Madame #Bias #Sugar
@sonolamadame 
@__bias___ 
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@bigpicturemgmt @sugarmusicofficial by @mun_magazine
37
3 months ago
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A Gaza è il terzo Ramadan che la popolazione palestinese vive sotto il genocidio e sotto l’occupazione israeliana. Le forze di occupazione consolidano il proprio controllo e potere attraverso l’appropriazione sistematica delle risorse del popolo nativo palestinese, trasformando terre, acqua e lavoro in strumenti di profitto. Uno degli esempi più emblematici vi è il commercio dei datteri medjoul, coltivati in territori sotto occupazione israeliana e immessi nei mercati globali come prodotti “israeliani”, cancellando l’origine palestinese e normalizzando il saccheggio coloniale.

Questa è parte integrante di una struttura di genocidio e occupazione israeliana che si fonda sull’espropriazione economica. Le forze di occupazione sfruttano la fertilità della Valle del Giordano e di altre aree sottratte della Palestina, imponendo un sistema che priva i palestinesi dell’accesso alle proprie terre e mercati. Creando così un’economia coloniale che prospera sull’usurpazione, mentre la popolazione nativa subisce apartheid e confische.

Nel mese sacro e benedetto di Ramadan, i datteri assumono un valore centrale nella pratica religiosa e quotidiana. Come tramandato dalla Sunnah e dal Qur’an, il dattero è alimento di rottura del digiuno, fonte primaria di energia e simbolo di continuità spirituale. Proprio in questo periodo, “Israele” intensifica la commercializzazione dei datteri medjoul, capitalizzando sul grande giro economico legato al consumo durante Ramadan. Trasformando un momento sacro in opportunità di profitto e rafforzando una filiera costruita sull’espropriazione.

Continuare a boicottare questi prodotti significa interrompere il flusso economico che alimenta genocidio e occupazione israeliana. Scegliere datteri palestinesi è un rifiuto della normalizzazione coloniale e un sostegno diretto alla sopravvivenza produttiva del popolo palestinese.

Articolo di @hiraaaaaeth___ e @andraether ✍🏽 

Title credits @filasteeni 

#bds #boycottisrael #boycottisraelproducts #ramadan #dates by @mun_magazine
0
5 months ago
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Ramadan è il nono mese del calendario islamico, basato sul ciclo lunare, e dura 29 o 30 giorni. Ogni anno cade circa 11 giorni prima rispetto all’anno precedente, poiché l’anno lunare è più breve di quello solare.

Durante questo mese sacro, i musulmani digiunano dall’alba al tramonto, astenendosi da cibo, bevande, rapporti sessuali e da comportamenti negativi e nocivi per se stessi e il prossimo, come il fumo, atteggiamenti scontrosi, la maleducazione e il mentire.
Dopo il tramonto e fino all’alba, è consentito mangiare, bere e vivere la propria intimità con il coniuge.

Il digiuno è un esercizio di consapevolezza e vicinanza a Dio, un tempo per rafforzare gratitudine, pazienza, generosità e altruismo.

Ramadan Moubarak a voi e alla vostra famiglia. 🌙

#ramadan #ramadanmoubarak #ramadankareem 

📸 @arimanscriba by @mun_magazine
12
5 months ago
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I files resi pubblici collegano Jeffrey Epstein a una rete di contatti che attraversa anche Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e altri ambienti dell’élite politica ed economica del Golfo.
Le e-mail e i promemoria descrivono spedizioni anche da tre frammenti di tessuto della Kiswah, il drappo nero ricamato in oro che riveste la Kaaba alla Mecca, scambi con membri di famiglie reali del Golfo, riferimenti a servizi di intelligence, comunicazioni durante crisi internazionali e relazioni mantenute anche dopo la sua condanna per reati sessuali.
Nel loro insieme, i materiali mostrano modalità operative, intermediari, date, luoghi e contenuti dei messaggi, ma lasciano senza risposta le motivazioni profonde di molti rapporti.

Articolo di @hiraaaaaeth___ ✍🏽 

#jeffreyepstein #epstein #epsteinfiles by @mun_magazine
2
5 months ago
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Il 7 febbraio 2016 il tamazight è stato riconosciuto dalla Costituzione algerina come lingua ufficiale accanto all’arabo, una vittoria strappata dal cuore della Kabylia dopo decenni di resistenza. 

Articolo di @andraether ✍🏽

#tamazight #kabyle #algeria by @mun_magazine
6
6 months ago
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Prima che l’Europa si autoproclamasse centro del sapere e prima che l’università venisse narrata come prodotto esclusivo dell’Occidente, una donna musulmana, nord-africana, migrante, ricca ma radicalmente disallineata al privilegio, trasformava la sua eredità privata in infrastruttura collettiva di conoscenza.

Articolo di @hiraaaaaeth___ ✍🏽

#fatimaalfihri #marocco #fez #università by @mun_magazine
6
6 months ago
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A molti osservatori occidentali manca una autentica comprensione del contesto all’interno del quale si inseriscono livelli decisionali, attori con agende divergenti e dinamiche interne complesse. La Siria post-Assad si confronta con una frammentazione strutturale che attraversa tutti i piani: sociale, politico, economico, territoriale.
 
Eppure, il nuovo governo si trova stretto tra aspettative irrealistiche e delegittimazione preventiva. Quest’ultima si nutre di pregiudizi sovrapposti – il passato di al-Sharaa, le teorie cospirative sulla sua ascesa, il campismo anti-imperialista che preferiva Assad – producendo una lettura che cancella la sofferenza siriana. Sulla Siria, l’informazione rimane frammentata, discontinua e opaca, rendendo difficile ricostruire un quadro coerente degli eventi.
 
La riconfigurazione degli equilibri nel Nord-Est siriano ha messo in luce le distorsioni persistenti della narrazione mediatica occidentale, in particolare la tendenza a romanticizzare la DAANES e ad assumere come dato di fatto la veridicità delle fonti a essa riconducibili. Al contrario, le fonti affiliate al governo siriano vengono sistematicamente delegittimate.
 
Caso emblematico è stato l’atteggiamento di molti giornalisti e media occidentali che hanno dato credito, in modo acritico, alle affermazioni secondo cui le milizie filogovernative avrebbero liberato prigionieri dell’ISIS, nonostante l’assenza di prove verificabili. Questa scelta ha ignorato il ruolo di Ahmed al-Sharaa nella fase di transizione e la sua integrazione nella Coalizione globale anti-ISIS: la liberazione deliberata di combattenti dell’ISIS rappresenterebbe un evidente fattore di rischio per la stabilità del governo stesso, rendendo tale accusa non plausibile sul piano della razionalità strategica.

Articolo di @katia_sabbagh ✍🏽 

#siria #aleppo #geopolitica #kurdistan #rojava by @mun_magazine
36
6 months ago
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