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Il nuovo rapporto di Francesca Albanese parla di ā€œmediacidioā€: un processo sistematico di distruzione della funzione pubblica dell’informazione, che comprende la persecuzione e l’uccisione dei giornalisti palestinesi, la censura, la propaganda e le responsabilitaĢ€ dei media internazionali nella costruzione di narrazioni che contribuiscono a giustificare, normalizzare o nascondere le atrocitaĢ€ commesse da #Israele in #Palestina.

Richiama le responsabilità che possono derivare dalla diffusione di propaganda, disinformazione e narrazioni che disumanizzano un intero popolo, alla luce del diritto internazionale e dei Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani.

Vogliamo sostenere concretamente il lavoro di Francesca Albanese, contribuendo con un’analisi e raccolta dati sui media italiani.

Esamineremo articoli di giornale, servizi televisivi, telegiornali, programmi tv e contenuti diffusi sui social dalle principali testate italiane pubbliche e private.

L’obiettivo eĢ€ raccogliere elementi verificabili, utili a ricostruire potenziali responsabilitaĢ€ e documentare eventuali violazioni dei principi fondamentali del giornalismo e dei diritti umani.

La nostra indagine saraĢ€ aperta anche alla partecipazione dei cittadini, dei giornalisti e degli operatori dell’informazione.

Per questo invitiamo chiunque abbia individuato articoli, servizi televisivi, titoli, contenuti social o abbia vissuto o conosciuto episodi di censura o autocensura a segnalarceli attraverso il modulo di raccolta predisposto per questa ricerca.

Le segnalazioni verranno trattate in forma rigorosamente anonima!
Solo chi lo desidera potrà lasciare un recapito per eventuali approfondimenti.

Il risultato di questo lavoro sarà un dossier dedicato al ruolo dei media italiani nella copertura del genocidio in Palestina, che intendiamo trasmettere alle Nazioni Unite.

Vogliamo chiedere che venga conferito un mandato di indagine specifica sull’Italia, affinché il comportamento delle principali testate, emittenti e piattaforme di informazione del nostro Paese possa essere esaminato nell’ambito delle competenze e dei meccanismi delle Nazioni Unite. by @ourvoiceit
19
5 days ago
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4
5 months ago
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Le ingerenze degli Stati Uniti nelle elezioni brasiliane, il sostegno di Donald Trump a Flávio Bolsonaro e la contesa per il controllo delle risorse strategiche riaccendono una pagina oscura della storia latinoamericana. Le pressioni di Washington sulla politica brasiliana richiamano certamente alla memoria il Piano Condor, il coordinamento repressivo sostenuto dagli Stati Uniti che, durante la Guerra fredda, contribuiĢ€ alla repressione e al consolidamento delle dittature militari nel Cono Sud, Brasile compreso, aprendo la strada a politiche neoliberiste imposte con la violenza, la persecuzione politica e il terrore di Stato.
Secondo un rapporto dell’Agenzia brasiliana di intelligence (ABIN), gli Stati Uniti starebbero aumentando la pressione sul processo elettorale. La Polizia federale indaga su una possibile interferenza di Washington, anche in relazione a fondi destinati, secondo un’inchiesta del Guardian, a iniziative presentate come strumenti di contrasto alla censura e al cosiddetto lawfare in Brasile. Nel mirino dell’amministrazione Trump eĢ€ finito anche il Supremo Tribunale Federale, dopo la condanna di Jair Bolsonaro per il tentato colpo di Stato.
Il sostegno di Trump a Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente e rappresentante della destra conservatrice, si intreccia con la competizione geopolitica per le ricchezze naturali del Brasile: minerali, petrolio, infrastrutture e risorse amazzoniche. Mentre Washington punta a rafforzare la propria influenza nella regione e a contrastare la presenza cinese, il governo di Lula rivendica la sovranitaĢ€ nazionale e il controllo delle risorse strategiche.
Il richiamo al Piano Condor non eĢ€ dunque soltanto una rievocazione storica: eĢ€ il monito di un continente che conosce bene il prezzo delle ingerenze straniere, delle alleanze tra potere politico e interessi economici e della subordinazione della democrazia agli obiettivi delle grandi potenze. L’America Latina ha giaĢ€ pagato un prezzo altissimo per queste dinamiche. La sua autodeterminazione resta una questione fondamentale. by @ourvoiceit
1
an hour ago
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L’Italia eĢ€ in guerra e lo Stato ti tiene all’oscuro

Nessun complotto. Nessun influencer paranoico.
EĢ€ l’Avvocatura dello Stato a scriverlo, nero su bianco, in un documento ufficiale: ā€œEĢ€ in corso una guerra mondiale ā€˜a pezzi’ ed ā€˜ibrida’ che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia.ā€
L’Italia. In guerra. Detto dallo Stato stesso.

E perché lo scrive? Per giustificare il segreto sui traffici di armi nei porti italiani.

Tutto parte da Ravenna: una giornalista chiede alle Dogane quante armi sono transitate nel 2025. Risposta: no, sicurezza nazionale. Il Tar le dà ragione? Lo Stato impugna la sentenza.

Intanto i numeri esplodono:
- Export di armi italiane: +157% nel 2016-2020
- 11,1 miliardi di euro di autorizzazioni
- Il 62% finisce fuori da Ue e Nato, il 59% in Medio Oriente
- Spese militari: da 33,4 a 45,3 miliardi in un anno (+36%)

Per la guerra la crisi non arriva mai.
Mica come per sanità, scuola e welfare.

E mentre tu leggi questo post, nei cieli italiani la NATO sta simulando un attacco nucleare. Si chiama Steadfast Noon, ed è iniziata il 13 ottobre. by @ourvoiceit
40
2 days ago
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La rabbia che attraversa la Francia e l’Albania eĢ€ arrivata anche in Italia. Da Torino a Napoli, gli studenti occupano le scuole, scendono in piazza e protestano contro un futuro sempre piuĢ€ precario, il caro vita e un diritto allo studio sempre meno accessibile.
Affitti fuori controllo, tasse universitarie insostenibili, borse di studio insufficienti e lavori sottopagati rendono sempre piuĢ€ difficile studiare e conquistare l’indipendenza economica. A questo si aggiungono scuole in condizioni precarie, disuguaglianze e politiche discriminatorie. Una laurea, intanto, non garantisce piuĢ€ la possibilitaĢ€ di migliorare le proprie condizioni di vita.
Mentre ai giovani si chiede di fare sacrifici, la spesa militare italiana raggiunge circa 34 miliardi di euro e si torna a parlare di leva militare. Per istruzione, welfare e diritti le risorse sembrano non bastare mai. Per la guerra, invece, i soldi si trovano sempre.
È contro queste contraddizioni che si mobilitano gli studenti. E la loro rabbia non riguarda soltanto i giovani: è una crisi che attraversa le generazioni e colpisce lavoratori, insegnanti e famiglie.
Lo dimostrano i docenti che hanno scelto di sostenere le proteste, riconoscendo il disagio dei propri studenti. In alcune manifestazioni si sono persino frapposti tra i ragazzi e i cordoni di polizia, mettendosi fisicamente al loro fianco. Perché la frattura non eĢ€ tra giovani e adulti, ma tra chi subisce la crisi e chi ne scarica i costi sulla collettivitaĢ€.
La stessa protesta attraversa il Sud, dove agricoltori e autotrasportatori manifestano contro il caro carburante e l’aumento dei costi, organizzando presidi e blocchi stradali.
Dalle scuole ai campi, cresce la mobilitazione per rivendicare diritti e dignità. Il 30 ottobre lavoratrici e lavoratori torneranno a scioperare in tutta Italia. by @ourvoiceit
34
2 days ago
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Per la sanità mancano i fondi. Per la scuola e il welfare si invoca il rigore. Ma per la macchina militare, invece, si trovano senza problemi almeno 900 milioni di euro.
A questa cifra ammonta il programma di supporto ai C-130J, come emerso da due atti della Difesa del 1° settembre 2026: il contratto coprirebbe il periodo 2027-2032, con Pisa come principale base operativa e Sigonella come principale base logistica. Tra le imprese coinvolte figurano Lockheed Martin, Leonardo e GE Avio.

Mentre ai cittadini si chiedono sacrifici, la spesa militare italiana eĢ€ passata da 33,4 miliardi nel 2024 a 45,3 miliardi nel 2025: il 36% in piuĢ€. L’austeritaĢ€ per i servizi pubblici, i miliardi per il settore militare. Questa eĢ€ l’economia di guerra: una scelta politica premeditata e suicida per il futuro del nostro Paese.
Pisa rischia cosiĢ€ di diventare sempre piuĢ€ una ā€œportaerei di terraā€: un nodo logistico al servizio delle guerre contemporanee a guida statunitense. E mentre cresce il coinvolgimento italiano, l’Italia diventa protagonista della Terza guerra mondiale a pezzi, come ammesso ora anche  dall’Avvocatura dello Stato in un documento ufficiale con cui difende il diritto del governo a tenere segreti i traffici di armi nei porti italiani
.
Ancora una volta questo governo violenta la nostra costituzione il cui Articolo 11 è fin troppo chiaro.:
ā€œL’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertaĢ€ degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionaliā€. by @ourvoiceit
5
4 days ago
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Ai piedi del Colosseo, un oceano di bandiere, kefiah e striscioni ha portato in piazza oltre 30mila persone. Un corteo che ha rilanciato l’attenzione sulla Palestina con parole d’ordine precise: stop al genocidio, all’occupazione e alle complicitaĢ€ politiche, economiche, militari e accademiche con Israele.

Il cessate il fuoco a Gaza non ha fermato i raid né la colonizzazione. Per questo non bastano le dichiarazioni di circostanza né il riconoscimento formale dello Stato di Palestina. Servono sanzioni, boicottaggio e isolamento politico di Israele, come strumenti concreti per fermare la violenza e rendere effettivo il diritto del popolo palestinese alla libertaĢ€ e al ritorno.

Da Torino a Palermo, 40 piazze hanno risposto alla mobilitazione internazionale. Studentɜ, lavoratorɜ, migrantɜ, associazioni palestinesi e organizzazioni sindacali e politiche hanno ribadito che la lotta per la Palestina eĢ€ anche una lotta contro la guerra, il razzismo, la repressione e le disuguaglianze. Le piazze chiedono di rompere ogni rapporto con Israele a tutti i livelli, a partire dalle istituzioni locali e nazionali. Ā«La fine del genocidio eĢ€ la fine del sionismoĀ»: questo il messaggio che ha accompagnato il corteo. Non puoĢ€ esserci pace senza la fine dell’occupazione, senza autodeterminazione e senza giustizia per il popolo palestinese.

La complicitaĢ€ italiana passa anche dalle scelte di politica estera e dalla repressione di chi si schiera al fianco della Palestina. In questo quadro si inserisce il Ddl sull’antisemitismo, che imbavaglieraĢ€ e sanzioneraĢ€ ogni critica a Israele. Il governo continua a rendersi complice di quanto accade in Palestina, insieme agli Stati Uniti e all’Unione europea. Mentre la violenza contro la popolazione palestinese prosegue, il riarmo e le politiche repressive occupano un posto centrale nell’agenda politica, a discapito del costo della vita, del lavoro e del welfare. Solidarizzare con la Palestina significa rifiutare una politica di guerra, la sorveglianza di massa e la repressione del dissenso. Significa difendere i diritti e le libertaĢ€ di tuttɜ. by @ourvoiceit
11
6 days ago
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Da oggi entriamo ufficialmente nella rete dei Punti Scomodo, diventando uno spazio di distribuzione della rivista indipendente Scomodo a Palermo.

E iniziamo con una bella notizia: nel nuovo numero del mensile trovate anche ā€œHuellasā€, un articolo del nostro Matias Guffanti dedicato all’omonimo progetto di Our Voice e Voces Insurgentes, realizzato in collaborazione con il fotografo Pietro Vettore.

Siamo felici di iniziare questa collaborazione con una realtaĢ€ che, come noi, crede nel valore dell’informazione indipendente, nella partecipazione giovanile e nella cultura come strumento per comprendere e trasformare la societaĢ€.

Diventare un Punto Scomodo significa contribuire alla diffusione di un giornalismo che approfondisce, fa domande e dà spazio alle nuove generazioni, ma anche creare nuove occasioni di incontro, confronto e collaborazione.

Da oggi potete trovare Scomodo anche da Our Voice, a Palermo.

Vi aspettiamo! taken in Our Voice by @ourvoiceit
2
7 days ago
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Il Ddl antisemitismo riaccende lo scontro sulla libertaĢ€ di espressione e sul diritto di condannare Israele e il sionismo. Le parole di Fedez alla Leopolda e la posizione di Liliana Segre riportano al centro una questione cruciale: quando la lotta all’antisemitismo diventa un pretesto per mettere a tacere il dissenso?

Al centro della polemica c’eĢ€ il Ddl del governo che vuole adottare la definizione di antisemitismo dell’IHRA e sul quale a breve si esprimeraĢ€ la Camera. Una definizione che imbavaglieraĢ€ la critica politica, culturale e accademica, soprattutto quando si tratta di denunciare le politiche israeliane e le violazioni dei diritti del popolo palestinese.

Il dibattito parlamentare eĢ€ acceso, ma una domanda resta sul tavolo: se eĢ€ giusto combattere l’antisemitismo, perché non affrontare con altrettanta determinazione anche l’islamofobia, in forte crescita negli ultimi anni?

La memoria della Shoah eĢ€ un dovere irrinunciabile. Ma la memoria non puoĢ€ trasformarsi in uno scudo politico né diventare uno strumento per sottrarre qualcuno alle critiche.

Perché condannare l’antisemitismo eĢ€ imprescindibile. Usarlo per limitare la libertaĢ€ di parola, invece, eĢ€ un’altra cosa. E mentre discutiamo di cioĢ€ che possiamo o non possiamo dire, in Palestina il genocidio e la pulizia etnica continuano. by @ourvoiceit
47
9 days ago
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Dopo oltre dieci anni, tre appartenenti alla National Security egiziana sono stati condannati a 10 anni di reclusione per il sequestro del ricercatore friulano Giulio Regeni: Ma la sentenza non ha portato a condanne per tortura e omicidio.
La famiglia Regeni ha accolto positivamente l’esito del processo di primo grado, parlando di una sentenza valida ā€œper tutti i Giulio del mondoā€: un riconoscimento importante, ma non la fine della battaglia per la veritaĢ€.
Dopo il verdetto, Antonio Tajani ha affermato che sono state condannate ā€œtre persone, non l’Egittoā€ e che i rapporti tra Italia ed Egitto non cambieranno.
Eppure quei rapporti riguardano miliardi di euro di scambi commerciali, investimenti energetici legati al gas di Zohr, forniture militari e cooperazione industriale.
La sentenza della corte d’Assise di Roma non eĢ€ contro il popolo egiziano. EĢ€ un forte segnale contro l’impunitaĢ€, contro la normalizzazione delle relazioni con apparati chiamati in causa in un caso di rapimento, tortura e omicidio, e contro una politica che tratta la giustizia come secondaria davanti agli interessi strategici. E’ giunto il momento, come chiedono i familiari e le parti civili da dieci anni, che il nostro governo sospenda gli accordi con Il Cairo. by @ourvoiceit
6
14 days ago
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Sudan: la guerra dell’oro occidentalešŸ‡øšŸ‡©

Dal 15 aprile 2023 l’esercito di al-Burhan combatte le Forze di Supporto Rapido. Il bilancio eĢ€ pesantissimo: oltre 200mila morti secondo le stime, 11 milioni di sfollati e piuĢ€ di 21 milioni di persone che soffrono la fame.
Dietro non ci sono solo due generali, ma una guerra per procura. Il Sudan ha prodotto circa 70 tonnellate d’oro nel 2025, ma solo 14-20 sono passate dai canali ufficiali. Il resto entra negli Emirati Arabi Uniti. Da liĢ€ l’oro raggiunge anche i mercati europei.
Intanto l’Italia ha autorizzato export di armi verso gli Emirati per circa 9,16 miliardi di euro. 

EĢ€ solo una questione di affari. by @ourvoiceit
11
16 days ago
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Mentre la Camera si prepara a discutere il Ddl che interviene sulla definizione di antisemitismo, il ministro Francesco Lollobrigida richiama alla guida della propria comunicazione Paolo Signorelli, costretto a dimettersi nel 2024 dopo la diffusione delle chat con Fabrizio Piscitelli (alias ā€œDiabolikā€), potente narcotrafficante di Roma, ucciso nel 2019.
In quelle conversazioni, Signorelli e Piscitelli usavano la parola ā€œebreoā€ come insulto, esprimevano posizioni antisemite, organizzavano raccolte fondi per terroristi neofascisti e adunate dell’estrema destra. Eppure, dopo appena due anni, Signorelli viene fatto rientrare dalla finestra e torna al suo incarico al ministero.
La domanda eĢ€ inevitabile: l’antisemitismo che questo governo dice di voler combattere eĢ€ davvero quello degli insulti e dell’odio contro le persone ebree, oppure viene usato anche per colpire chi condanna le politiche di Israele e il sionismo? Perché confondere l’antisemitismo con l’antisionismo non significa combattere il razzismo: significa strumentalizzarlo.
Non solo. Il Ddl sul quale le e i deputatə si esprimeranno il 2 ottobre non contribuisce in alcun modo a una seria lotta all’antisemitismo. Al contrario, rischia di accentuare il fenomeno, alimentando la percezione di una discriminazione a favore del contrasto all’antisemitismo rispetto ad altre forme di razzismo.
Anche queste ultime sono in preoccupante crescita, come dimostra l’imponente ondata di islamofobia segnalata dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali nel 2024.

Come Our Voice, ci uniamo all’appello del Coordinamento del Comitato promotore #NoDdl1004 e chiediamo anche noi al Parlamento di non votare un provvedimento che, per legge, metterebbe il bavaglio alla denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani, del genocidio del popolo palestinese, della pulizia etnica e dell’apartheid. by @ourvoiceit
183
18 days ago
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