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2 months ago
La stanchezza dei cirri
E scarsa presa alle pareti

Filo su filo spinato e diluvi universali 

Il dolore del corpo trascina tutto con sé: le nuvole argentate, i capelli lucenti, le piume, la speranza, i buoni propositi, la centratura, i sorrisi, e le nuove scoperte

Da ore, come ogni volta in quel dove, osservavo il corpo andare giù, scendere, scivolare, staccarsi da me.
Un movimento lento, quasi invisibile, che però avanzava con una logica tutta sua. Inesorabile.
Stavolta sentivo perfettamente dove andava.
Perché era la stessa discesa che accendeva l'allarme.
Quindi era quella la discesa che mi faceva abbandonare? era quella la stanchezza del corpo che mandava in titl la centralina? e allora, se era proprio quella, se l'avessi intercettata prima sarei guarita per sempre?
Allora come cavia mi ero messa a guardare. Avevo già capito dove mi avrebbe portato. Ma fu il mio eureka lo stesso, un lampo. Avevo capito.
Non era una caduta, era una inclinazione continua, un andare verso il basso come se il corpo sapesse già la direzione prima della mente. E più scendeva, più diventava chiara quella calamita, la forza che tira verso il punto dove ci si fa solo più male. Un'attrazione che non nasce dal desiderio, ma dalla stanchezza. La mia stanchezza. E quella stanchezza era molto pericolosa per me.
Era un abbandonarsi, era una calamita dal dolore che cambia la percezione, che sposta la luce, che rende il mondo un luogo dove l’unico appoggio possibile sembra essere quello che ferisce.
Osservavo quel movimento come si osservava una verità che si vuole vedere ma di cui si ha orrore, 
il corpo che si allontana da sé, che scivola verso un giù silenzioso, e quella forza che diventa ogni minuto più potente, più inevitabile, più chiara.

C’è un punto, dentro certi giorni, che non dovrebbe essere sfiorato.
Un punto che vive come un nodo nascosto nella trama dello stomaco, un nodo che tiene insieme il tessuto, ma che se tirato troppo lo deforma e quando quel nodo si muove, cambia la forma del mondo.
E non è un pensiero complesso, è una tensione che attraversa l’intero corpo, come un filo che si tende troppo e rischia di spezzarsi.

Quel punto non si raggiunge
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Posted On: September 12th 2026, 08:30 pm
La stanchezza dei cirri
E scarsa presa alle pareti

Filo su filo spinato e diluvi universali

Il dolore del corpo trascina tutto con sé: le nuvole argentate, i capelli lucenti, le piume, la speranza, i buoni propositi, la centratura, i sorrisi, e le nuove scoperte

Da ore, come ogni volta in quel dove, osservavo il corpo andare giù, scendere, scivolare, staccarsi da me.
Un movimento lento, quasi invisibile, che però avanzava con una logica tutta sua. Inesorabile.
Stavolta sentivo perfettamente dove andava.
Perché era la stessa discesa che accendeva l'allarme.
Quindi era quella la discesa che mi faceva abbandonare? era quella la stanchezza del corpo che mandava in titl la centralina? e allora, se era proprio quella, se l'avessi intercettata prima sarei guarita per sempre?
Allora come cavia mi ero messa a guardare. Avevo già capito dove mi avrebbe portato. Ma fu il mio eureka lo stesso, un lampo. Avevo capito.
Non era una caduta, era una inclinazione continua, un andare verso il basso come se il corpo sapesse già la direzione prima della mente. E più scendeva, più diventava chiara quella calamita, la forza che tira verso il punto dove ci si fa solo più male. Un'attrazione che non nasce dal desiderio, ma dalla stanchezza. La mia stanchezza. E quella stanchezza era molto pericolosa per me.
Era un abbandonarsi, era una calamita dal dolore che cambia la percezione, che sposta la luce, che rende il mondo un luogo dove l’unico appoggio possibile sembra essere quello che ferisce.
Osservavo quel movimento come si osservava una verità che si vuole vedere ma di cui si ha orrore,
il corpo che si allontana da sé, che scivola verso un giù silenzioso, e quella forza che diventa ogni minuto più potente, più inevitabile, più chiara.

C’è un punto, dentro certi giorni, che non dovrebbe essere sfiorato.
Un punto che vive come un nodo nascosto nella trama dello stomaco, un nodo che tiene insieme il tessuto, ma che se tirato troppo lo deforma e quando quel nodo si muove, cambia la forma del mondo.
E non è un pensiero complesso, è una tensione che attraversa l’intero corpo, come un filo che si tende troppo e rischia di spezzarsi.

Quel punto non si raggiunge
Comments (5)
storiedilana_ 2 months ago

storiedilana_

🌹 #storiedilana cose un po' scomode cucite sul morbido 💌 [email protected] 💻 www.storiedilana.com #coseunposcomodecucitesulmorbido #leostriche #malamore #disabilità #diversità #malattiegeneticherare #disturbineurologici #emicraniainvalidante #fibromialgia #famedamore #storiedivitastrappateallaviolenza #dolore #dirittoallavita #dirittoallinfanzia #dirittoallafelicità #amore #arteterapia #scritturaautobiografica #illustrazioni #libritattili #cuciredivoi #amore #cambiare #lanaterapia #racconti #salutementale #psicoanalisi #artigianatocreativo #sopravvivere #handmade

virgi2001 2 months ago

virgi2001

❤️❤️❤️❤️

storiedilana_ 2 months ago

storiedilana_

2⤵️ appoggia al mondo. E che questo dolore, così netto, così totale, potevo intercettarlo prima. Andava intercettato prima e non toccato. Era il mio interruttore. Non andava trascinato, il corpo, fin laggiù, perché mi avrebbe portato a un cedimento dell'anima. Mai toccato. Non così. Non ancora. Non più.-

storiedilana_ 2 months ago

storiedilana_

1⤵️ scelta, a volte si, certo, ma non nel mio caso. Ci si arriva perché il corpo di certe persone è tenuto insieme dai soli pensieri, e diventa un tessuto trasparente, troppo fragile se esposto a certe forze, perché già consumato in alcune zone, più sottile in altre. Il dolore fisico costante non è solo dolore, è uno strappo microscopico al secondo, un cedimento della fibra. E quando la fibra cede, tutto ciò che era centrato si sposta. La percezione si inclina, come un tessuto che perde la sua geometria. La fiducia si assottiglia, la realtà si sfilaccia. In certe ore, in certe città, il dolore diventa una lama che non incide solo la carne, incide l’ordito. Il mio. E allora il mondo si restringe, come un tessuto lavato male. Le persone diventano troppo lontane o troppo vicine, come cuciture sbagliate. Le cose perdono il loro peso, come stoffe che non reggono più la forma. E dentro si accende una forza che non sostiene più niente, una forza che trascina verso ciò che fa male, verso ciò che non nutre, verso ciò che annulla, che soffoca e trattiene a sè. È una calamita che appare solo quando il corpo soffre. Un’attrazione verso lo scarto, verso il fondo, verso ciò che non tiene. Non è desiderio, è cedimento della fibra. È la ricerca di un appoggio nel punto più basso, come se il punto più basso fosse l’unico luogo dove poter scomparire nel tessuto. La centratura del mattino, quella che mi permetteva di vedere il mondo con una chiarezza nuova, quella che dà forma alle cose, e che mi permetteva di stare era svanita. Ero come un tessuto ben teso sul telaio fino a quel momento. Quando la stanchezza, la mia stanchezza, diventa devastazione, il telaio perde la sua tenuta. I fili si allentano, la trama si sposta tutta. E allora manca l’aria. Arrivano le lacrime. Il mondo sembra finito, o troppo grande per essere contenuto. In quella chiarezza dolorosa avevo visto qualcosa che prima non riuscivo a vedere così chiaramente. Che il corpo, quando soffre, cambia la tessitura della percezione. Cambia la direzione dei fili, la densità, la tenuta, il modo in cui ci si ⤵️

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