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Milan
Se non rispondo, sono in qualche ranch
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Piccola Roberta, siedi un momento e ascolta la voce che arriva dal futuro.
Ti ritroverai in un mondo stretto, con strade che non ti appartengono, muri che sembrano fatti apposta per trattenerti, e momenti in cui tutto dentro ti chiederà di adattarti, di abbassare lo sguardo, di non far rumore. Eppure, credici. Credici con ogni fibra del tuo corpo, credici nel silenzio che nessuno ascolta, credici così forte che la vita non potrà ignorarti.
Ci saranno giorni in cui penserai che la luce ti sia stata sottratta, eppure la verità è che non è mai sparita: solo attendeva che tu fossi pronta. È tornata più feroce, più audace, più inesorabilmente tua, e insieme a lei arrivano le persone che pochi al mondo hanno la fortuna di incontrare: quelle che credono in te, che ti osservano crescere e non si tirano indietro, che ti sostengono senza clamore e ti restituiscono coraggio giorno dopo giorno. A loro va la mia gratitudine più profonda: ciò che sono oggi è anche grazie a chi ha scelto di vedere quando non c’era nulla da vedere.
Non esiste ricompensa più grande che questa consapevolezza: quella di essere una donna che sa ciò che vuole, che conosce la propria luce, che non si piega e che custodisce il coraggio di scegliere sempre la propria libertà.
E tu, bambina che mi guardi dagli occhi di ieri, sappi che ciò che resta oggi non è migliore, non è più semplice: è vero. È audace. È libero. È mio. by @robertaghislandi
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7 months ago
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Sento solo una cosa urlare dentro di me: finalmente casa. by @robertaghislandi
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2 months ago
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Mi hanno chiamata. 

Quella telefonata è stata un pugno allo stomaco, il segno più disperato e feroce che la vita potesse mandarmi. 
Mi ha urlato in faccia di non mollare, di continuare a credere ciecamente in questa mia folle, testarda ossessione. Avevo ragione. La direzione era esattamente questa.
Non esistono parole vere per raccontare dove sono adesso. So soltanto che quella bambina, la piccola Roberta, aveva visto giusto. Sta per avere la sua occasione più grande: la sua follia non era un errore, era la sua strada.
Fuori da me, nessuno sa cosa c’è dietro a un istante così. Nessuno immagina le porte chiuse in faccia, i fallimenti ingoiati a fatica, la solitudine di chi continua a scavare nel buio contro tutto e tutti. È un cammino bestiale, fatto di fatica, sudore, insicurezze che ti lacerano dentro e silenzi che ti pesano sul petto come pietre.
Poi abbassi lo sguardo su quel foglio. Su questo attestato.
E capisci che non è un pezzo di carta. È la prova che avevi ragione tu. È la dimostrazione che il silenzio, le lacrime mandate giù e quella fede cieca alla fine hanno urlato più forte di qualsiasi “non ce la farai”. 

È il primo, vero traguardo di un viaggio iniziato da sola, 
un pezzo di anima alla volta.

“Nel dubbio, tra il giorno e la notte, si ride ancora”.
Questa è l’opera che la giuria del Concorso Internazionale di Fotografia “Fotogrammi Dantebus” (9ª Edizione) @dantebus ha premiato per la sua capacità di catturare “la gioia e la vulnerabilità nel dialogo tra età e serenità”, elogiandone “il potere dell’autenticità emotiva”. 

Regola numero uno: 
non ascoltare mai chi ti dice chi devi essere. 
Lascia parlare gli altri, tu rispondi coi fatti. 
Fai in modo che i tuoi sogni diventino così grandi da travolgere anche loro. 
Perché i sogni pesano, sí. 
Chiedono sacrifici, bruciano, ti tolgono il fiato.
Sognate, ragazzi. Diventate ossessionati. È solo la costanza, quella testa dura che non si piega mai, a portarvi dove esattamente volete arrivare.

Oggi quel sussurro che mi portavo dentro è diventato un urlo. 
Ed è solo l’inizio. by @robertaghislandi
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9 days ago
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Credits
Starring: @yleniadonvito_ 
Photographer: Roberta Ghislandi 
Look & Apparel: @neko.atb @santinatogaia by @robertaghislandi
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21 days ago
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La mia macchina è stata l’unica testimone silenziosa del mio cambiamento e della mia ricostruzione. Quell’abitacolo ha custodito tutto: il sudore freddo, le ginocchia che tremavano alla guida, mentre il panico mi stringeva la gola, e mi faceva paura fare quel salto.
Ma quello stesso spazio minuscolo e protetto mi ha visto anche vivere mille vite contemporaneamente. Mi ha visto china su uno schermo a leggere messaggi infiniti, ascoltare i vostri audio vocali, intrappolata in call infinite con 100 persone diverse al giorno, a tessere i fili di legami inaspettati. È lì che ho iniziato a conoscere un’infinità di persone prima attraverso una voce al telefono, per poi andarla a stringere la mano dal vivo, come @yleniadonvito, arrivata da Venezia.
Quell’abitacolo mi ha portato fin qui, a scattare queste foto con le gambe tremanti di chi non sa cosa ha in serbo il futuro. Non so dove andrò, ma so una cosa sola con assoluta certezza: per il resto della mia vita voglio fare questo. Mi esce dall’anima.
Ad oggi vorrei potervi dire di più su ciò che succederà prossimamente ma lo custodisco ancora un po’. by @robertaghislandi
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22 days ago
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9 SETTEMBRE 2026
BENEDETTA ED EMANUELE DAL 1963. 
SIGNAL LOST, LIFE FOUND CAPITOLO MASTICATI DAL TEMPO MA VIVI by @robertaghislandi
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a month ago
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9 SETTEMBRE 2026
BENEDETTA ED EMANUELE DAL 1963. 
SIGNAL LOST, LIFE FOUND CAPITOLO MASTICATI DAL TEMPO MA VIVI by @robertaghislandi
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a month ago
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QUEDTA SERA. ORE 7 PM. 
Nonostante le ginocchia che tremavano e le insicurezze che urlavano forte: dopo aver consegnato le foto della mia  prima collaborazione con un brand che per raggiungermi ci sono voluti 250 km. Questo è stato il commento che mi ha fatto piangere. FINALMENTE SONO A CASA, LA MIA CASA. by @robertaghislandi
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a month ago
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BENEDETTA ED EMANUELE. 81 e 84 anni. Insieme dal 1963.

Sessantatré anni fa si sono presi una promessa e non l’hanno più mollata. Dal 1963 camminano insieme, e oggi i loro passi hanno la consistenza della ghiaia e del ferro, testimoniati da quel braccio segnato dalle punture del vaccino e dalle lenzuola di un ospedale che li ha visti ricoverati appena un mese fa.
Lui ha corso per tutta la vita. Le sue ultime scarpe da maratona le ha consumate in Australia, dall’altra parte del mondo, quando aveva già settant’anni e i polmoni sembravano non volerne sapere di fermarsi. Lei è una terra dura e assolata strappata alla sua Sicilia e trapiantata nel grigiore della periferia lombarda, tra i capannoni industriali e l’umidità che ti entra nelle ossa.
Questa non è la storia di due vecchietti teneri da mettere sulla copertina di un calendario. Non venite a cercare qui la compassione o la patina dorata della vecchiaia felice. Questo è l’archivio di chi ha resistito a tutto, anche alle flebo e alle cartelle cliniche che provano a ridurti a un numero di letto. Hanno la pelle che è una mappa di tagli e geografie impossibili, le mani larghe di chi ha spinto, scavato e retto il peso di una famiglia quando il mondo non faceva sconti a nessuno.
Li hanno confinati ai margini, resi invisibili tra le corsie e le attese, trattati come arredi fuori corso da un presente che va troppo veloce. Ma loro piantano i piedi nel terreno con una testardaggine feroce. Ci guardano con gli occhi di chi ha visto morire le mode, le epoche e le certezze, eppure è ancora qui, a occupare spazio con la violenza di una radice che spacca l’asfalto.
Non c’è grazia edulcorata in questa casa. C’è il rumore sordo di una resistenza quotidiana, di due persone che si riconoscono ancora nel disordine del tempo, aggrappate l’una all’altra, masticate ma vive fino all’ultimo respiro. by @robertaghislandi
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a month ago
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Giovedì 27 Agosto 2026 
Ore 18 al Ranch. 

Ho tolto i miei stivali, e ho impugnato la mia macchina fotografica a piedi nudi nella terra viva dei paddock, con il cavallo libero, senza filetti e senza sella. Li con me c’erano loro due: @dee.panshi @fra.mazzoni 
Dopo quattro ore di strada masticate tra l’andata e il ritorno da Piacenza, solo per farsi fotografare da me. Deepanhsi e Francesco si sono messi in marcia e mi hanno raggiunta qui, incuranti della distanza, come se l’unica urgenza al mondo fosse esserci.
Ci siamo ritrovati nel ranch, con la terra polverosa sotto le piante dei piedi e quel tramonto crudele che ti sbatte in faccia la fine del giorno, e io ho creato questo. Ma la verità è che non parla solo di un cavallo libero o di un paesaggio: parla di lui e di lei, di due persone che hanno fatto chilometri per mettersi a nudo e sedersi nella polvere accanto a me, senza filtri e senza difese.
la felicità vera non è mai comoda. È una vibrazione che ti scuote l’anima fino a farti tremare le mani, e allo stesso tempo ti fa una paura folle. Ti fa paura perché capisci che quando decidi di seguire solo il tuo istinto, di sbranare le regole e buttarti nel vuoto a piedi nudi senza paracadute, crei esattamente questo: una voragine nuda, potente, cruda e viva fino a togliere il fiato.
Finalmente questo inizia ad assomigliare a casa. Alla mia, vera, faticosa casa.
E io spero solo di poter continuare a creare questo, ancora e ancora, a costo di bruciarmi ogni volta. 
Grazie ragazzi, mi avete davvero fatto vibrare l’anima. taken in Ranch Le Maurizius ASDCR by @robertaghislandi
13
2 months ago
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@barbycurvy e la sua pancia.
Una terra scavata, attraversata, e benedetta da linee che bruciano e commuovono: le smagliature.

Il mondo le chiama difetti. Ci fa credere di doverle nascondere, di doverle correggere, e tutti che le giudicano.
Ma la verità cruda, spietata e bellissima del corpo di una donna, di una futura mamma è che quelle “righe” sono la geografia dell’infinito.
Sono i binari su cui il futuro è passato per venire ad abitarvi.
Sono il cedimento glorioso di un corpo che ha detto “ci sono” e ha fatto spazio a un altra da sé, strappando lembi di pelle per far entrare il miracolo.

Barbara è venuta da Bergamo non per farsi bella davanti a un obiettivo, ma per consegnare la sua verità nelle mie mani. Senza filtri, senza sconti.  Due ore di strada.
Duecento chilometri di asfalto mangiato sotto le gomme,
tra i finestrini abbassati e il respiro che si fa spazio
dentro un corpo che non è più soltanto tuo.

Immensamente grata. by @robertaghislandi
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2 months ago
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@celigramm ha fatto l’unica cosa che conta davvero: ha smesso di trattenersi. Si è buttata sull’erba, ha lasciato che la gravità la riprendesse, e in quel gesto c’è stato il ritorno. Il ritorno a un respiro antico, a una connessione primordiale che la civiltà ci insegna a dimenticare.

Non stavamo scattando foto. Stavamo togliendo strati.
L’essenza non ha bisogno di artifici, solo di uno spazio abbastanza selvaggio per permetterti di esistere senza filtri. by @robertaghislandi
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2 months ago
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