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tarda estate berlinese by @sautemaville
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13 hours ago
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A un anno da Le prime volte, nella shortlist come Miglior cortometraggio ai David di Donatello, Giulia Cosentino torna dietro la macchina da presa con Se mai le cose, un'opera che riflette sul concetto di corredo e sul valore che diamo oggi agli oggetti materiali. Un trasloco alla fine di una storia d'amore diventa il pretesto per raccontare la tensione tra desideri individuali e aspettative sociali sotto una lente transfemminista.

Per @dituttounpop ho intervistato @giuliajude , una delle registe più talentuose del panorama contemporaneo con le quali mi fa sempre tanto piacere parlare. Se vi va di leggere, il link è nella bio e nelle storie.

Grazie ancora a @carlottacentonze 💘 by @sautemaville
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25 days ago
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Si può fare oggi un cinema femminista? Nel suo ultimo cortometraggio L'Estraneo, presentato al Bifest, Federica Corti esplora la complessità del rapporto tra l'educazione maschile e il branco e gli effetti dannosi che questa interazione produce. Abbiamo chiacchierato insieme sul suo film, sulla sua carriera e sull'importanza dell'educazione antisessista.

Per @dituttounpop ho intervistato la mia brava amica @fedi.corti 
Se vi va di leggere, il link è in bio e nelle storie. by @sautemaville
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5 months ago
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Come elaborare il peso di una violenza che non ci appartiene abbracciandone le complessità? 
Nel suo primo lungometraggio Una cosa vicina, Loris G. Nese utilizza tutte le potenzialità del mezzo audiovisivo per ricostruire una storia personale dagli echi collettivi. Il montaggio di Chiara Marotta mette insieme come un puzzle archivi pubblici e privati, documentario e animazione per restituire un racconto di ricerca identitaria.

Per @dituttounpop ho intervistato i talentuosi @lorisnese e @camerachiara0 
Se vi va di leggere, il link è in bio e nelle storie.

Grazie ancora a @carlottacentonze per l'opportunità! by @sautemaville
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6 months ago
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le più belle prime visioni di quest'anno:

mermaids - richard benjamin (1990)
the people under the stairs - wes craven (1991)
midnight express - alan parker (1978)
deliverance - john boorman (1972)
do the right thing - spike lee (1989)
cure - kiyoshi kurosawa (1997)
withnail & i - bruce robinson (1987) by @sautemaville
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10 months ago
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i 10 film più belli che ho visto quest'anno per la prima volta: 

cabaret - bob fosse (1972)
under the skin - carine adler (1997)
i giorni contati - elio petri (1962)
io sono mia - sofia scandurra (1977)
36 fillette - catherine breillat (1988)
penda's fen - alan clarke (1974)
cosmonauta - susanna nicchiarelli (2009)
vito e gli altri - antonio capuano (1991) 
lovely rita - jessica hausner (2001)
singapore sling - nikos nikolaidis (1990) by @sautemaville
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2 years ago
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🇩🇰🧃🪵♥️ by @sautemaville
2
2 years ago
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la vita, amico, è l'arte dell'incontro by @sautemaville
1
2 years ago
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ultimo post su parigi giuro by @sautemaville
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2 years ago
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coolpix dump by @sautemaville
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2 years ago
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🪻🪻 by @sautemaville
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3 years ago
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In questi giorni esce nelle sale italiane Ancora un'estate, L'été dernier, il nuovo film di Catherine Breillat presentato alla scorsa edizione del Festival di Cannes. Le polemiche a riguardo non si sono di certo fatte attendere, ma la cosa non ci stupisce affatto visto che Breillat può essere considerata a tutti gli effetti una delle autrici più controverse della storia del cinema. Approda nel mondo dell’arte con un romanzo, L’uomo facile, scritto a soli diciotto anni, il quale diventa un vero e proprio caso letterario in Francia; l’incontro col cinema avviene poi grazie alla sorella attrice Marie Hélène, recitando una piccola parte in Ultimo tango a Parigi di Bertolucci. Dunque, una carriera che nasce sotto l’egida dello scandalo, mai però fine a se stesso in quanto la straordinaria capacità del suo cinema sta proprio nella rappresentazione grezza e cruda delle psicosi e dei mondi interiori viscerali femminili, perturbanti nella loro violenza. I film di Catherine Breillat disturbano perché ci mettono di fronte a dei paradossi, a degli estremi, alla tensione eterna tra Eros e Thanatos, all’accettazione delle pulsioni attraverso l’autodistruzione, all’entità mostruosa che è la donna desiderante. Tutto questo è reso attraverso uno sguardo attento e privo di giudizio, dolce e compassionevole nonostante ciò che mette in scena. Breillat libera così la figura femminile sul grande schermo, strappandola a una rappresentazione angelicata e idealizzata, restituendole un carattere quasi bestiale ma purissimo, ingenuo nella sua fame. Tutto questo è però attraverso un femminismo alquanto incerto e per certi versi - a un occhio contemporaneo - problematico. 

Ho cercato di approfondire il complesso cinema di Catherine Breillat in un approfondimento x  @screenworld_it 

Se volete leggerlo il link è nelle storie fissate (il primo cerchietto) 

#ancoraunestate @teodorafilm by @sautemaville
0
3 years ago
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