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deleuzian doll
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come disfarsi dell’accademia di belle arti di Napoli by @sssavvx
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3 months ago
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@enricodicerbo by @sssavvx
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8 months ago
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Domani si inaugura il primo volume della rassegna SEEING THROUGH SOUND, dedicato al cinema giapponese e caratterizzato da una particolare attenzione al ruolo che in esso assume la musica. 

Ad aprire il ciclo è August in the Water (1995), film diretto da Gakuryū Ishii con musiche di Hiroyuki Onogawa.

Appuntamento alle 20:30 in sala cinema. 
Vi aspettiamo. by @sssavvx
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6 days ago
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SEEING THROUGH SOUND è una rassegna tematica pensata in collaborazione con @archivio_diafonico e incentrata sul ruolo delle colonne sonore e della ricerca sonora nel cinema e nell’audiovisivo in generale. L’idea è quella di guardare insieme alcuni film, visti raramente e provenienti, di volta in volta, da paesi o tradizioni cinematografiche diverse, in cui il suono o la colonna sonora non svolga solo una funzione di accompagnamento, ma abbia invece un ruolo importante nella narrazione e nella costruzione dell’immaginario filmico. La rassegna avrà inizio mercoledì 14 ottobre con il primo volume, dedicato al cinema giapponese.

Locandina di @sssavvx by @sssavvx
8
11 days ago
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le nostre giornate di gloria by @sssavvx
3
12 days ago
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La sua giornata di gloria si apre con un primo piano di Pierre Clémenti, prelevato dai frammenti di un altro film, uscito nelle sale nel 1968: Partner di Bertolucci.
 
Edoardo Bruno, fondatore di Filmcritica, si avvale di questa sequenza scartata, in apertura del suo unico racconto cinematografico, per omaggiare uno dei più appassionati registi italiani, ma anche per porsi in una prospettiva metacinematografica che guarda al cinema come a un’operazione collettiva.
Mettendo lo spettatore a contatto con cosa si intende per rivoluzione, La sua giornata di gloria presenta il film come uno spettacolo capace di scardinare la distanza tra schermo e pubblico, invitandolo a partecipare in senso critico e a comprendere che c’è bisogno di intervenire affinché qualcosa muti.
Ma si tratta di intervenire formalmente: il montaggio diviene il dispositivo che restituisce una dialettica tutta giocata sul rapporto tra il soggetto (l’autore), l’oggetto (la realtà) e la parola-immagine (la sintesi artistica) il cui significato risiede in una volontà di concettualizzare il reale.
 
La sua giornata di gloria non è un film politico, nella misura in cui il suo significato dimora nell’impossibilità di un sovvertimento del sistema ideologico dominante.
In una città dove è in atto una guerriglia urbana, l’uccisione del ribelle Claude porta all’organizzazione di un’azione terroristica destinata però a fallire.
È il 1969. Sia in Italia che in Francia gli animi in rivolta sono giunti a un punto di non ritorno: siamo di fronte alla sconfitta dell’uomo di fronte ai meccanismi della storia, in una battaglia persa in partenza, combattuta all’insegna di una speranza, poi fallita, di voler cambiare le carte in tavola.
La poeticità e la politicità del film sono da rintracciare proprio nella fallibilità di un progetto, che, per il solo fatto di essere irrealizzabile, finisce per convertirsi in trionfo.
Prima ancora dei titoli di testa, il volto di Pierre Clémenti e la sua voce, diffondendosi attraverso un megafono, dichiarano che lo spettacolo può avere inizio…

 
Martedì 6 ottobre a @l_asilo 
Vi aspettiamo by @sssavvx
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14 days ago
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Fuoco! di Gian Vittorio Baldi si apre con un gesto di violenta dissacrazione: una raffica di colpi vengono sparati contro la statua della Madonna, nel corso di una processione. 

La narrazione si sposta poi in uno spazio domestico, chiuso e asfittico, dove la violenza continua a consumarsi senza tregua, sedimentandosi, assorbita dai tempi morti. Il protagonista agisce quasi per inerzia, come una belva chiusa in gabbia, mosso da una furia cieca, senza fornire ragioni. L’esterno ci appare quasi soltanto in soggettiva, quando la cinepresa si sostituisce allo sguardo del protagonista. La presa diretta, i movimenti di macchina sobri e il racconto di una storia piccola, ma dura e niente affatto compiacente, rivelano l’eredità di un neorealismo rosselliniano spinto all’estremo. 

Realizzato nel 1968, Fuoco! è un film cronachistico, senza messaggi e senza spiegazioni, ma drammaticamente coevo al proprio tempo, espressione di una ribellione assoluta.

Martedì 29 settembre a @l_asilo 
Vi aspettiamo by @sssavvx
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21 days ago
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slices taken in Torino,Italy by @sssavvx
4
22 days ago
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Chi lavora è perduto è l’anarchico e irriverente - sin dal titolo - esordio di Tinto Brass alla regia. Bonifacio, il protagonista, rifiuta integralmente il sistema sociale in cui si ritrova, non vi si adatta. Nel film non si avverte un peso ideologico e semmai è proprio la squallida vita del neocapitalismo (che scorre accanto a Bonifacio, che vediamo bene dalla regia già molto solida di Brass) a non destare in lui desideri, curiosità, voglia di vivere. Il film è interessante sotto molti punti di vista: pesantissima è l’influenza della nouvelle vague, Godard/Truffaut, in particolare nella rappresentazione della dialettica città-individuo. In questo senso possiamo dire che Bertolucci e Brass sono stati i due discepoli italiani della lezione francese. C’è tutto lo spirito sessantottino in questo film scanzonato e antiautoritario, che rifiuta ideologia e partiti, anche se in fondo rimbalza una visione tragica e inconciliabile del singolo con le strutture. Siamo lontanissimi dal cinema kitsch ed erotico che renderà iconica la produzione successiva di Tinto Brass. Tra gli interpreti anche il leggendario montatore Kim Arcalli.

Martedì 22 settembre a @l_asilo 
Vi aspettiamo by @sssavvx
2
a month ago
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A mosca cieca è un film del 1966 diretto da Romano Scavolini. 

Acuto sperimentatore, annoverabile tra i maggiori esponenti del cinema underground italiano, con A mosca cieca conquista lo scettro dell’autore italiano forse più vicino a Godard nell’ambito del cinema della modernità.
 

Un film sotterraneo e “maledetto”, visionario e sovversivo è qualcosa di più di un racconto underground, a metà strada tra la sperimentazione e la fiction. Ispirato a “Lo straniero” di Camus, racconta di un uomo (Carlo Cecchi) che trova per caso una pistola dentro una vettura in sosta. 
Oltre ad essere un esempio di cinema che rielabora certe istanze cardine della Nouvelle vagues nella prospettiva del metalinguaggio, A mosca cieca è una sorta di corpo nero che condensa al proprio interno un immaginario che nasce con il cinema delle avanguardie e approda fino a quello prodotto dai mezzi di comunicazione di massa. 

La sua cifra estetica, che lo inquadra come un esempio di cinema altro, lo riporta anche nel panorama di una creazione artistica tutta inscritta nell’ambito della modernità, in una dimensione dell’arte in cui è il soggetto ad essere la pietra angolare del reale.
Il suo carattere poetico e insieme politico è a un tempo pura sovversione e pura normalizzazione:  l’ideologia politica si metamorfizza  nel tentativo del soggetto di sopravvivere nella collettività, oscillando tra una dimensione individuale, tutta tarata sull’interiorità, e una più ampia, che ingloba tutti gli individui, portatori di un medesimo destino. 

La sua poeticità sboccia in seno all’ occultamento del senso politico, che sobbolle laddove sembra mancare.
 
Martedì 15 settembre 2026 a @l_asilo 
Vi aspettiamo by @sssavvx
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a month ago
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La rassegna FUOCO! Sguardi divergenti del ‘68 raccoglie quattro film italiani degli anni sessanta per offrire uno sguardo laterale su quella stagione. Opere singolari e controverse, considerate troppo “pure” o distanti dal dialogo diretto con le correnti ideologiche del tempo. In questi film di sperimentazione e di rottura la questione è essenzialmente politico-poetica, investendo soprattutto la forma e si manifesta come contestazione stilistica, attraverso la trasformazione del medium, sulla scia di quel cinema della modernità che, con le Nouvelle vagues europee proponeva un altro modo di fare e di guardare il mondo.
La rassegna si propone di rendere visibile che cosa è stato il cinema italiano della modernità sotto la spinta di un rinnovamento, insieme tecnico-formale e teorico, partito dal soffio rivoluzionario delle cinematografie europee: un’apertura alla poeticità intesa in senso politico, poiché tutto il cinema è politico, a cominciare da quelle opere che hanno saputo sovvertire e riprogrammare lo sguardo, l’anima e l’intelletto. 
Locandina di @sibilla.rrcc by @sssavvx
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a month ago
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das herz meiner maschine ist goldenes blei taken in Vienna Secession by @sssavvx
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2 months ago
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