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Da ieri a Bosco Ospizio, in periferia di Reggio Emilia, sono iniziati i lavori di abbattimento di alberi e sottobosco. Lo sgombero iniziato ieri avviene dopo mesi di partecipazione spontanea di chi protesta contro la costruzione di un nuovo supermercato in un’area verde.
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L’Italia non eĢ€ un Paese a misura di bicicletta, ma la pandemia e i fondi del PNRR ci hanno permesso di fare incoraggianti passi avanti. Per dire, secondo uno studio pubblicato nel 2022 sulla rivista MDPI, tra il 2019 e il 2021 in Italia c’eĢ€ stato un incremento delle bici in transito del 27%. ⁠
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Merito anche delle infrastrutture ā€œleggereā€ (in segnaletica) che hanno reso piuĢ€ sicure alcune strade prima dominate dal traffico motorizzato: tra il 2018 e il 2023 le ciclabili italiane sono aumentate del 23%, dice Legambiente. ⁠
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Questa crescita, peroĢ€, sta faticando a trovare continuitaĢ€. Stando al 9° Rapporto Mobilitaria del 2026, l’anno scorso ben sette grandi cittaĢ€ italiane non hanno costruito neanche un chilometro di piste ciclabili. Nel 2025, inoltre, abbiamo realizzato meno ciclabili del 2024. ⁠
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L’Indice di MobilitaĢ€ Sostenibile (IMS) di ISFORT, che considera la quota di spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta o monopattino e con i mezzi pubblici, era al 34% nel 2025. Si tratta di un valore sostanzialmente identico a quello del 2000.⁠
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I motivi dietro questi numeri sono tanti. Da una parte il PNRR eĢ€ in scadenza, dall’altra il Governo sta gradualmente svuotando il ā€œFondo per lo sviluppo delle ciclovie urbaneā€. Ci sono poi ragioni culturali, essendo l’Italia un Paese fortemente legato all’automobile, e un Codice della strada che pone diversi ostacoli alla mobilitaĢ€ sostenibile. Stando ai nuovi dati dell’Osservatorio Audimob di ISFORT, l’auto assorbe ancora il 60% dei nostri spostamenti. Spostamenti che, in totale, avvengono nell’80% dei casi entro un raggio di 10 chilometri.⁠
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Gli esempi europei da cui prendere spunto sono tanti. Amsterdam, fino agli anni ā€˜70 aveva una mobilitaĢ€ simile a tante cittaĢ€ italiane oggi. La crisi petrolifera e le proteste contro l’insicurezza stradale, peroĢ€, hanno ribaltato la situazione. Ne parleremo il 25 settembre al festival di Future4Cities 2026 in un talk con Meredith Glaser, CEO di @cyclinginstitute, in programma alle 16 al Binario 3 delle @ogr_torino. In seguito, presenteremo il vincitore della categoria MobilitaĢ€ del Premio Future4Cities 2026. Potete registrarvi gratuitamente su future4cities.it. ⁠
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#europeanmobilityweek
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L’ONU avverte che El Niño sta ā€œcrescendo a dismisura sotto i nostri occhiā€ mentre il Pianeta va incontro all’inevitabile sforamento di 1,5°C. Ma cosa significa tutto questo?
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Pianificare in modo diverso le zone verdi e blu delle nostre città è possibile. I SuDS (Sustainable Urban Drainage Systems), ovvero i sistemi che sempre più città stanno adottando per la gestione delle acque meteoriche, ci offrono diversi spunti. I Rain Garden, per esempio, sono sempre più utilizzati come risposta efficace ai crescenti problemi legati alla cementificazione e impermeabilizzazione del suolo. I cambiamenti climatici, lo sappiamo, porteranno sempre più piogge improvvise nelle nostre città: essere pronti significa anche evitare di pagare danni prevedibili.
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E voi avete mai visto dei cantieri sotto cupole gonfiabili?
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EĢ€ questione di fisica: piuĢ€ calda eĢ€ l’atmosfera, maggiore umiditaĢ€ trattiene e questo comporta dei cambiamenti anche nei fenomeni temporaleschi che portano la grandine.
Gli studi ci dicono che con l’aumento delle temperature i chicchi piccoli si sciolgono prima di arrivare al suolo, trasformandosi in pioggia, mentre quelli grandi riusciranno a sopravvivere alla caduta.
Gli impatti ad agricoltura, edifici e infrastrutture possono essere molto pesanti. E per prevenire tutto questo sappiamo già cosa dobbiamo fare: ridurre le emissioni di gas serra!
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