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🧠 Pensiero filosofico applicato ai libri.
šŸ–‹ļø Analisi e comparazioni letterarie.
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šŸ‡®šŸ‡¹ Roma
Laurea in Psicologia e Filosofia
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Ho scritto un pezzo sull’amore (LINK IN BIO) per il blog ā€œIl Detonatoreā€ di Matteo Fais. Parla dell’amore omosessuale, ma c’eĢ€ anche quello poliamoroso, quello cattolico, l’amore ai tempi dei social network. Un editoriale a piuĢ€ mani per descrivere la festa di ā€œSan Valentinoā€ da differenti punti di vista. 

A un certo punto, parlando del sentimento più nobile (quello unico e immenso che genera cambiamento), termino la mia inutile divagazione citando anime morte e cani perduti senza collare. 

E infatti dico: 
Ā«Di fronte a una grande storia d’amore, tutti non facciamo altro che chiederci: ā€œE poi come va a finire?ā€. Etero moralisti, omosessuali repressi, risolti o irrisolti, cuckold amorevoli, mistress violate, amanti perversi, cuori sfasciati, anime morte e cani perduti senza collare. Proprio tutti se lo chiedono: ā€œMA POI, COME CAZZO VA A FINIRE?ā€. Ā»

EĢ€ dal titolo di queste due opere di Gogol’ e di Cesbron - la prima decisamente meglio della seconda - che ho preso in prestito quelle parole. Oggi mi godroĢ€ una bella bottiglia di vino. Ho scelto la Barbera d’Asti ā€œTasmorcanā€ del mitico Elio Perrone. La scheda tecnica dice: ā€œSi esprime in un ventaglio aromatico ricco di frutta, ciliegie, fiori rossi e delicate spezie orientali. EĢ€ vigoroso, pieno, rotondo, ricco e armonico.ā€ 

Proprio come l’amore! Tu pensa, eĢ€ piuĢ€ romantica la scheda tecnica di tutto il nostro editoriale messo insieme! Dunque su le mani per le schede tecniche, che inaugurano una nuova stagione di grande Letteratura. šŸ˜Ž

šŸ”µ E voi come passerete San Valentino? 
šŸ”µ Qual eĢ€ la vostra idea di amore? 

Come sempre, vi aspetto. šŸ¤
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Mi sono imbattuto in Giuseppe Culicchia lo scorso anno. Ho letto "Il cuore e la tenebra", un romanzo sull'amore che descriveva mirabilmente il rapporto padre figlio. Ossessione, egoismi e sentimenti distorti mi avevano portato sugli impervi e imperscrutabili percorsi che segue l'amore. Mi era piaciuto tanto. Davvero tanto. 

Qualche giorno fa qualcuno mi ha consigliato di leggere #tuttigiuperterra . Me lo ha detto un amico, Matteo. E l’ha fatto con molta energia: "Leggilo, Paride! nessuno come lui ha saputo raccontare il tema delle disoccupazione in Italia". Io di Matteo mi fido, infatti l'ho subito ordinato. Nel frattempo peroĢ€ mi eĢ€ arrivato questo suo ultimo libro. Si chiama "Il tempo di vivere con te" e racconta la storia di Walter Alasia, militante di Lotta Continua ucciso durante un blitz della polizia del 1976. 

Per Giuseppe, allora undicenne, Walter Alasia non è l'uomo che conosciamo noi tutti. Per lui è solo il ragazzo più grande con cui giocare a basket e mettere a posto la bicicletta, il fratello maggiore premuroso e paziente dal quale imparare le trame della vita. Per lui è solo Walter. E io la storia di Walter voglio proprio leggermela.
Vi aggiorno sicuramente. Intanto ditemi, avete letto cose sue? Consigli? Sì, no, forse? 
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Ogni tanto eĢ€ necessario fermarsi e fare il punto. Sono contento perché negli ultimi tempi vedo che interagite molto di piuĢ€ e per me questo eĢ€ fonte di ricchezza. Molti mi hanno scritto che non ā€œosavanoā€ mandare un messaggio; altri che avevano paura di dire qualcosa di diverso dal mio punto di vista; altri ancora che, boh, chi lo sa, ma chi vi capisce a voi! Il punto eĢ€ che spesso idealizziamo chi sta dall’altra parte dello schermo. Come giaĢ€ detto altre volte, ho quasi 36 anni e gran parte di quel che sono me l’ha dettato la vita. Non sono cresciuto forte di una particolare educazione, ricchezza e patrimonio. La sostanza me la sono andato a cercare da solo. Qualunque essa fosse. Certo, si fa un po’ piuĢ€ di fatica senza trampolino di lancio, ma non eĢ€ un male. Se per natura si nasce curiosi, si tende a guardare a cioĢ€ che non si ha, anche da soli. Si diventa egocentrici, individualisti e si guarda solo a sé stessi, dicono i piuĢ€ critici. Ti insegnano che devi fare squadra, che ā€œnessuno si salva da soloā€. Vero. Ma eĢ€ altrettanto vero che ogni cosa caso eĢ€ differente da un altro e non si possono applicare soluzioni universali a chicchessia. E poi grandi uomini nella Storia hanno preso importanti scelte da soli, pagando in solitudine il prezzo del proprio talento. C’eĢ€ stato un tempo - senza pietismi e sentimentalismi sterili- in cui mi sono sentito l’eterno secondo. Ma non sono qui per spiegare i cardini della psicoanalisi. Sentirmi ai margini e lavorare con le persone mi ha permesso di acuire il mio senso critico - mentirei se dicessi di non sapermi mente brillante - leggere il sottotesto e farmi una cultura (cosiĢ€ si dice dalle mie parti). Lo sguardo dell’altro offre giaĢ€ il 50 per cento del suo IO. E poi ci sono il modo di parlare, l’accentare delle parole, il vestito, le scarpe, i gioielli, le mani, le dita, le unghie; l’imperturbabilitaĢ€ di un uomo timido, la sfrontatezza di una ragazza insicura. E poi ancora la dolcezza di un comprensivo, l’arroganza di un fragile, sintomi, pensieri, impulsi. Io guardo ai limiti e ai confini di chi ho di fronte. Troppo di destra, troppo di sinistra, troppo leggero, troppo colto, troppo snob, troppo TANTO, troppo POCO. 
Poco importa.
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Balzac cesella in questo sequel de ā€˜Illusioni perdute’, con quella perizia di catturare abitanti e abitati con rapide occhiate a tratti di penna in un intreccio sempre ricco, due fiere braccate che costeggiano i precipizi dell’ambizione. In una Parigi che mai dimentica, Lucien eĢ€ come il selvaggio in mezzo agli agguati di una tribuĢ€ nemica e Carlos, figuro che viene da lontano, evitandogli il fastidio di pensare, lo porta a giocare il tutto per tutto con carte segnate con giocatori ignari. Ma ad altri bari non sfuggono intrigo e raggiro dietro il bel giovane e la sua ombra in talare, connessi con un’ex prostituta tornata sulle scene e un potente banchiere che scopre le gioie dell’amore e funge da bancomat. In palio una ricca vendemmia, una dote per sposare un racchio dell’alta societaĢ€ e un nuovo futuro.
šŸ‡ 
I piuĢ€ segnati dal proprio ieri, una transfuga del vizio e un suo colono, emergono con forza in queste pagine accanto al prodotto pusillanime della schiuma che galleggia sul ribollire della tinozza parigina. Esther, una ā€œfille de joie’ travolgente come una torpedine, incontra Vautrin di PapaĢ€ Goriot, ora Padre Carlos, e ne subisce le strategie anfibie e demoniache. Deve abbandonare Lucien, si fa prima decontaminare in convento con un busto irto di aculei, per poi tornare con il ricatto fra le cortigiane dove spicca con quel fascino armeno senza uguali che ha un suo mercato. E, commiserandosi, interpreta il ruolo della soave fanciulla, in combutta con una Messalina interiore, imposto dall’assoluto regista del testo.
šŸ‡ 
Carlos/Vautrin eĢ€ un uomo costretto a vivere fuori dalla societaĢ€ ma, incapace di abbandonare il palcoscenico del mondo e divorato da una febbre di vita, si ammanta di immunitaĢ€ e rivive nel corpo elegante e femmineo di Lucien con cui condivide segreti e di cui eĢ€ proprietario e carceriere. Si serve del proprio pupillo, cui eĢ€ legato sinceramente, per vendicarsi dell’Altro e godersi gli splendori della rivincita sociale e non piuĢ€ le miserie delle prigioni. Ultimo monarca di quel microcosmo criminale che si agita nell’ultimo spazio vuoto sotto il palcoscenico dell’opera, che ha i suoi ingranaggi, linguaggi, fratellanze e armonie.
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