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Invited || A pochi chilometri da Napoli, abbiamo scoperto un luogo in cui la musica non eĢ€ un semplice sottofondo, ma la vera protagonista della serata šŸŽ¶

Un listening bar, dove un impianto Hi-Fi personalizzato eĢ€ progettato per valorizzare l’ascolto del vinile e dove la cultura del clubbing incontra una dimensione piuĢ€ intima e conviviale, con un progetto che porteraĢ€ in consolle alcuni protagonisti della scena musicale italiana e internazionale šŸ’æ

E mentre i vinili girano, il viaggio continua a tavola šŸ½ļø 

La nostra cena eĢ€ iniziata con un bun al Wagyu, per poi proseguire tra ravioli di pesce e uramaki: proposte che giocano con consistenze, sapori e accostamenti, seguendo una cucina contemporanea ispirata all’Oriente šŸ£

Poi eĢ€ arrivato lui, il piatto che merita una menzione speciale: lo Shoyu Ramen… un brodo ricco con maiale brasato, uovo marinato e alga nori che creano un insieme avvolgente šŸœ

E per chiudere? Lo Shibuya Honey Toast, ispirato allo street food dolciario giapponese 🧁

Ad accompagnare il percorso, una proposta di mixology con signature drink e una selezione di sakeĢ€ e ChampagnešŸø

Qui non si viene soltanto per mangiare ma per vivere un’esperienza in cui suono, cucina e design dialogano tra loro e ti trasportano in Oriente 

šŸ“ Mihao - Via Salvatore Pagliano 5, Portici (NA)

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@mihao.world #Mihao #Portici #NapoliFood #cucinanikkei #RamenLovers @dipuntostudio
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I NOSTRI AFTER SHOW! šŸ”„šŸŒ‹
Venerdì 11 : @bitclubbing 
Sabato 12 : @_magazinenotcom 
Domenica 13 : @collettivocore.it 

Vi aspettiamo in tanti alla @vesuviotattoofestival 11/12/13 dicembre #tattoo #music #fest
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Bacchette in movimento, vinili sul piatto e una cena che prende volume. @mihao.world, a Portici, ha un’idea precisa di come farti passare la serata.

Emanuele Raniello e Carmine D’Orsi intrecciano cucina asiatica, cultura del bere e ascolto. All’origine, anche ventiquattro giorni trascorsi da Emanuele in Giappone: un viaggio di ripartenza diventato materia viva da portare a casa.

E poi la musica, fighissima. Ti prende, ti fa chiedere che pezzo sia, ti tiene liĢ€. Dietro c’eĢ€ il progetto sonoro dell’ingegnere Antonio Ruggiero: impianto su misura, mixer valvolare rotary e vinili. Si sente che l’ascolto, qui, eĢ€ stato pensato.

A tavola, il mini burger di Wagyu ha intenzioni chiarissime: pane dorato, ripieno generoso, mayo alla senape a dare una sterzata alla rotonditaĢ€ della carne. Due morsi, e l’appetito ha preso posizione.

I gyoza di tonno, salmone e ricciola hamachi cambiano profondità. La sfoglia custodisce il mare, il fondo di basilico e shiso lo accompagna verso una freschezza verde, aromatica. Il cucchiaio conta quanto le bacchette: serve a raccogliere il piatto fino in fondo.

Poi i rolls: gambero, avocado e salmone nel cuore, ventresca di ricciola hamachi ad avvolgere il boccone. La teriyaki incontra tartufo estivo e shiitake, la mayo al grasso di Wagyu aggiunge rotondità, la salicornia una scossa salina. Un passaggio esuberante, che si gioca sul dosaggio: lasciare spazio al pesce dentro tanta golosità.

Lo shoyu ramen mi fa avvicinare alla ciotola. Noodles sospesi, un fungo tra le bacchette, il cucchiaio che torna al brodo. Un gesto un po’ disordinato, che ti assorbe anche in mezzo agli altri. Qui mi fermo volentieri.

Lo Shibuya honey toast lascia l’ultima parola alla golositaĢ€. Il pane tostato incontra il gelato, la mollica raccoglie le salse, la crosta tiene vivo il contrasto. Da condividere finché qualcuno non si contende l’angolo migliore.

Di Mihao mi interessa questa voglia di esporsi: una cucina generosa, che trova nei gyoza il passaggio più sottile e nel ramen il gesto più coinvolgente.

Finisco il dolce. Per alzarmi aspetto che finisca il pezzo.
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Una puntina che cade su un vinile, un calice di Riesling fresco e i profumi del giardino di Villa Pagliano nel Miglio d’Oro.
Mihao non eĢ€ l’ennesimo ristorante giapponese.
EĢ€ un listening bar — un format nato in Giappone negli anni ā€˜70 dove la musica non fa da sottofondo ma eĢ€ parte dell’esperienza — portato per la prima volta nella provincia di Napoli, a Portici.
Vinili in analogico, impianto Hi-Fi a valvole, selezioni jazz e soul curate da Dat Boi Dee. E in cucina: nigiri con Otoro e Caviale Mihao in esclusiva, Tiradito Nikkei, Katsusando e una cantina di sakè che attraversa le prefetture storiche del Giappone.
Il tutto in uno spazio che eĢ€ anche impegno sociale: l’orto eĢ€ gestito dall’Agricoltura Sociale del Vesuvio con Slow Food Vesuvio. Quello che cresce liĢ€ finisce nei piatti e nei cocktail della sera.
šŸ“ Portici Ā· Villa Pagliano Ā· dal martediĢ€ alla domenica dalle 19:30
šŸ‘‰ Articolo completo su foodmakers.it — link in bio
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