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AMO LA FOTOGRAFIA 📷📸
Non sono un Fotografo, ma un "CLICKHERE"
FOTGRAFIA=memoria del nostro tempo
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Ciò che è importante non si vede.

Su alcune targhette del quadro controllo c'è ancora il nome di un paese.

Staccare quell' interruttore voleva dire spegnere il paese intero.

Le cucine all'ora di cena, la radio, la lampada sul comodino di chi non riusciva a dormire.

Nessuno ringrazia la luce quando si accende.

Nelle famiglie succede lo stesso.
C'è sempre qualcuno che tiene accesa la luce degli altri senza farsi vedere, sempre in disparte e spesso in silenzio, è quella persona che porta il peso dell'oscurità mentre nessuno guarda.

La sua importanza però si capisce solo il giorno in cui quella luce si spegne.

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UNTOLD - racconti di vite nascoste

🎙️ episodio 5 - come polvere pronta al vento

👉🏻 Link e n bio
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In molte case c'era una stanza in cui non si entrava.

Era il salotto buono.
Le sedie migliori, il servizio bello nella credenza, le tende tirate perché il sole non scolorisse la pelle del divano.

Si apriva per il prete, per il medico, per i fidanzamenti e per i morti.
Il resto della vita passava altrove, per altre stanze.
Quella stanza invece la si teneva in ordine per un'occasione che doveva ancora arrivare.
Per ospiti più importanti di chi ci abitava.

Ognuno ha una stanza così.
La versione migliore di noi, quella frase giusta ma che arriva dopo, la telefonata rimandata e  la persona che saremmo potuti essere se...

Sono le stanze tenute per dopo.
Ma anche loro invecchiano, solo che lo fanno da sole.
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Mi chiedono spesso perché non fotografo corpi nudi o quasi nei luoghi che esploro.

Non è una questione di morale e provo molto rispetto in chi si cimenta in questa pratica.

Io credo però che un corpo nudo porta dentro una scena un'intimità svelata, quasi sfacciata.
E quella, è inevitabile vince sempre.

Perché lo sguardo va sulla pelle, gli occhi si perdono nelle rotondità dei volumi, l'attenzione si sposta nell'illusione del vedo/ non vedo; la stanza diventa fondale e quel luogo sparisce una seconda volta.

Io ho provato a cercare nella figura  un'estensione del luogo stesso: le braccia come volute, le dita come cartigli, le gambe come fregi, il tronco come architrave ed il volto come un'affresco.

Proprio per fare in modo che lo sguardo non si perda altrove.
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