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Eh, lo so, sono lento. Lo sono da sempre, e ultimamente ancor di più. Perché non mi riconosco in questo non luogo, non riconosco me e non riconosco gli altri e sto lottando, come tanti, contro la malattia del secolo.

Posto le foto più belle che ho trovato per provare a raccontare che all’Agnata, l’altro giorno, c’è stata anche bellezza. 
Chi c’era, lo sa, l’ha vissuta e mi dispiace che ormai a raccontare quella giornata siano quasi solo quelli che non c’erano. 

Non voglio dire molto altro rispetto a quello che ho detto chiaramente dal vivo a tutti i presenti, non solo nei dieci secondi che avete visto online, ma in tutta l’ora e mezza in cui siamo stati insieme. 
Chi mi segue sa chi sono, cosa penso, per cosa lotto e in che modo decido di farlo.

Non voglio alimentare la bagarre da social per finire a fare il solito giochetto che premia sempre i soliti senza scrupoli. 
Ho visto che ovviamente ci sono molti giudici, pieni di certezze. Beati voi. 

Ci tengo solo a ringraziare Paolo Fresu e tutta l’organizzazione del Time in Jazz con i suoi giovani che diffondevano gentilezza. 
Grazie allo staff dell’Agnata per l’accoglienza. 
Grazie a Daniela Pes per aver portato la sua arte e un pezzettino della sua vita.
Grazie a Marco Azara, amico speciale e musicista dal cuore grande.
Grazie a Lorenzo Di Blasi per la passione e la cura. 
Grazie a Claudio Ongaro che mi cammina accanto e ad Alessandro My per il lavoro di questi giorni. 

Grazie a chi c’era e mi ha accolto con così tanto affetto. Rispetto chi ha fatto sentire la propria voce e il proprio dissenso e chi pacificamente ha deciso di andare via, come chi ha deciso di resistere, non solo al sole d’agosto.

Ringrazio infine Dori Ghezzi.
Indipendentemente da cosa si pensi, mi dispiace davvero dover leggere le schifezze che le sono state vomitate addosso. 

Quanto a me, non vi preoccupate, non è stata la prima volta in cui mi sono trovato a suonare davanti a politici in cui non mi riconosco. 
E non smetto di suonare, suono ancora più forte. 

Chi c’era, sa.

📷 David Morresi, Piera Masala e Roberto Sanna
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