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L’odio chiama odio. L’antifascismo è la nostra risposta

Settimane di schermaglie attorno a una moschea, chiedendo prove di integrazione alla stessa comunità bengalese corteggiata anche a destra in campagna elettorale. Mesi di proclami sulla sicurezza in città, che hanno prodotto soltanto qualche nuovo influencer, qualche seggio a Ca’ Farsetti. 

E il risultato è arrivato: odio che chiama odio.

Nel pomeriggio di lunedì scorso, un gruppo di fascisti è sbarcato a Venezia. Rigorosamente senza metterci la faccia, hanno pubblicato sui loro canali social il video di uno striscione con scritto “Remigrazione ora o mai più”, issato dall’isola di Sant’Andrea – luogo simbolo dell’identità da difendere, secondo loro. Forse confusi dal non aver trovato l’identità italica in una città che storicamente è un’altra cosa, hanno deciso di fare una ronda a Venezia, arrivando davanti al Bacaro da Me Pare per farsi una foto da pubblicare online. È un’evidente minaccia a Mike, proprietario del locale, che negli anni ha partecipato attivamente alla vita politica cittadina, dalle proteste del Comitato No Grandi Navi alle celebrazioni per il 25 aprile, fino alla lotta quotidiana per il diritto alla casa. Ed è, allo stesso tempo, una minaccia a tutte le persone che ogni giorno, in varie forme, scelgono da che parte stare e costruiscono una Venezia antifascista. 

Come se non bastasse, in serata è stato pubblicato l’accorato appello di solidarietà a Simone Carabella, che ha ricevuto il daspo per aver interrotto un momento di preghiera della comunità bengalese, mangiando carne di maiale e cantando l’inno d’Italia. 

Nella nostra città non può esserci spazio per chi sparge odio e razzismo.
A fronte di questo pietoso quadro della situazione, una sola risposta è possibile: l’antifascismo.

L’antifascismo si fa rispondendo insieme, decidendo di stare dalla parte di chi tenta di costruire una Venezia per tutte e tutti ogni giorno, e ricordandoci sempre che le squadracce che oggi si raggruppano dietro lo stemma di Vannacci e della remigrazione, non sono altro che i cani da guardia dello status quo, dalla svendita della nostra città, alla speculazione turistica e allo sfruttamento fino allo strem
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