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Touchdesigner Bangkok Community x Meetup
📌TD BKK vol.2 on 1 & 3-4 August
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Last month I was in Bangkok to give a talk at @bangkok_kunsthalle about visual and installation work with @touchdesigner — to one of my favourite communities out there.

I spoke about Kokonotsu no Yugure, In Transit, and some of the graphic work I’ve been making in TouchDesigner. And the people I met there were the real highlight. 

Thank you @tdbkk.meetup, @zdepth.de and @plyzitron for having me. This community taught me most of what I know. Being able to give a little back felt like coming full circle. ðŸŦķ
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Performing tomorrow at @berlinnewmediaweek !
Improvisational on both the audio and visual, this work is me trying to live in the moment and looking for control over things you can't. Not at all anxious!

Generative stack: @touchdesigner @chasebliss @bitwig 

Footage taken at @tdbkk.meetup 

#touchdesigner #newmediaart #audiovisual #generativeart #immersiveexperience
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Tendo a parlare poco di quello che faccio. Dopo i trent’anni mi eĖ€ sempre sembrato un esercizio un po’ prosaico, noioso e persino solipsistico. FaroĖ€ un’eccezione questa volta, percheˁ questi venti giorni in Asia sono stati, per me, davvero illuminanti.

Abbiamo tenuto workshop, suonato in diversi contesti e questa notte abbiamo concluso con una performance a Bangkok, in una venue semplicemente straordinaria.

Nel nostro ambito ho spesso l’impressione che sia sempre piuĖ€ difficile ritagliarsi uno spazio, soprattutto quando si cerca di proporre qualcosa di speculativo, che non asseconda le aspettative abituali dell’ascolto. E questo non significa che fare sperimentazione sia piuĖ€ difficile del pop: sono due sfide completamente diverse. Anzi, a volte la sperimentazione rischia persino di essere deresponsabilizzante, percheˁ cioĖ€ che eĖ€ difficile da comprendere eĖ€ spesso anche difficile da criticare.

La cosa che peroĖ€ mi ha colpito piuĖ€ di tutte non eĖ€ stata l’attenzione verso queste pratiche, neˁ l’entusiasmo con cui vengono accolte. EĖ€ stata una constatazione quasi musicologica.

Ho incontrato persone provenienti da parti del mondo lontanissime tra loro. Persone che non avevano mai lavorato insieme, che non avevano mai ascoltato la musica gli uni degli altri. Eppure, osservando i loro lavori, mi sono accorto che tutti siamo arrivati, in modo del tutto indipendente, a soluzioni formali sorprendentemente simili.

In un campo come il nostro, dove non esistono linguaggi stabilizzati e dove gran parte delle convenzioni sembra sospesa, avrei immaginato una dispersione quasi infinita delle possibilitaˀ. Invece no. Ho visto emergere ricorrenze, analogie, intuizioni condivise. Come se, anche dentro uno spazio estetico estremamente aperto, esistessero delle pertinenze formali verso cui finiamo naturalmente per convergere.

EĖ€ un’idea che mi entusiasma. Percheˁ significa che la sperimentazione non eĖ€ un territorio arbitrario in cui tutto vale allo stesso modo. Significa che, anche quando si esplorano strade nuove, esistono coerenze profonde che vale la pena indagare.
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