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📚𝘓𝘦𝘵𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦 𝘴𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 | 🥃𝘉𝘢𝘳𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘮𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 |🐕🐈‍⬛🐈𝘊𝘰𝘪𝘯𝘲𝘶𝘪𝘭𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘦 𝘣𝘪𝘮𝘣𝘪 𝘱𝘦𝘭𝘰𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘮𝘢𝘯𝘪𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘢𝘨𝘰𝘯𝘪𝘴𝘮𝘰
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È stato un Salone straordinario.

Nel carosello, in ordine sparso:
→ Amici, tra nuovi incontri e presenze stabili. Amicizie in nome dei libri, ma anche di più.
→ Case Editrici splendide che sono state casa in questo delirio collettivo che è la fiera.
→ Regali, Gadget e condivisione (quest'anno davvero tanto affetto condiviso nel condividere, scambiare...)
→ Parti di Torino fuori dalla fiera e cibo
→ Libri acquistati o ricevuti (tutti quelli che vedete nel carosello)
→ Deliri e momenti sparsi tra pranzi, cene, passeggiate
→ Persone
→ Tanto Amore

Un carosello caotico e pieno di amore, proprio come è stato questo salone.

Tag che non mi bastano in foto:

CE: @abeditore con i meravigliosi @lorenzo_inca_ e @antocaste86 che sono stati casa in questo caos insieme a @safaraeditore e @le.sonpei 🫀.
@moscabiancaedizioni con @infestazioni e momenti romantici davanti allo stand 🤎.
Acquisti altri da @atmospherelibri, @saldapress_ufficiale e regali @nero_editions,
@zona42edizioni e di nuovo Moscabianca + regali fuori salone @ilsaggiatoreed @voland_edizioni @adelphiedizioni ✨.

I gadget finali: la fatina di @labrughierainfestata
🧚🏻‍♀️🥹, la letterina di @anima.anticaa_ 💌, il segnalibro fatto a mano di @locafortokobooks 🥺, il diario di lettura di @malincolime per la @biblioteca_archimede✨, i segnalibri di @safaraeditore e @voglio_fare_l_astronauta (+ adesivo)🥀🪐 e la meravigliosa bag di @abeditore 💀

Le persone del carosello le trovate direttamente nel post🫀🫀🫀

A chi c'è stato per un saluto, per una chiacchiera, per condividere il disagio, per un lamento, per un abbraccio, per i libri, ma soprattutto per le persone.
🤎
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CAPITOLO SalTo26

C’è stato un momento, una manciata di attimi, fulminei, ma dal peso specifico importante, nel quale la voglia di mandare tutto all’aria, e rinunciare alla partenza, sembrava aver preso il sopravvento. Perché la mia stramba vita, quella degli ultimi mesi soprattutto, pare avere le sembianze di un grande gioco dell’oca che, tra imprevisti e caselle sinistre, si ripete in loop: è stata la volta di un dente capriccioso, del freddo e della pioggia battente, di uno sciopero dell’ultim’ora… Poi, come spesso accade, sono arrivati loro, i famosi, insostituibili pilastri della mia vita i quali, con grande pazienza, mi hanno riportato a miti decisioni.

Così, a distanza di un anno, mi sono ritrovato in un enorme, potente, logorante, meraviglioso frullatore: un microcosmo singolare, in grado di strapazzarti come poche cose, ma capace, al tempo stesso, di annullare mancanze, preoccupazioni e pensieri; una montagna russa a tutti gli effetti, che ti strizza e sbatacchia, ma che sa come ripagarti perché, prima di tutto, ha il dono, enorme!, di riunire quelle persone che, pur a distanza, fanno ormai parte della tua esistenza. Perché il Salone è tutto questo: spossatezza, corsa, tempo che scivola dalle mani, insofferenza, caos, calca, file, accettare di non riuscire a far tutto ciò che ci si era prefissati, saltare incontri, sfiorarne altri. Ma è, soprattutto, un carico di amore e di smisurata passione, di tantissimi abbracci e di altrettanti baci, e ancora supporto, condivisione. È perdersi per, poi, puntualmente ritrovarsi: nel nome delle pagine, delle parole, dei rapporti.

Ringrazio tutti gli addetti ai lavori (alcuni a dir poco commoventi, in quanto a vicinanza) per gli attestati di stima e per la fiducia che ripongono in ciò che faccio, e tutti i miei compagni di questa fantastica avventura che hanno saputo idealmente tenermi la mano. “Gianlu, sei stanco? Ti vedo provato”, è la frase che ho sentito più spesso in questi giorni: i miei occhi non mentono (e le occhiaie ancor meno), è vero, ma questa stanchezza me la tengo stretta, pur di vivere simili momenti.

Arrivederci al prossimo anno @salonelibro 💖

#salto26 #salonedellibro #friendship #books
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«Si erano guardati: pupille di progenie dentro quelle di colei che l’aveva espulso. Aveva avuto la certezza che lei non avesse idea di nulla, che lo stesse tenendo per mano e camminassero fianco a fianco per bieco istinto […].»

La mia seconda Cuspide è stata una sorpresa perché avevo solo ipotizzato cosa avrei trovato, ma immergermi nella storia e nelle tavole è stato magico e inquietante al tempo stesso.

“𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐦𝐞, 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞” è una fiaba nera, ambientata proprio lì dove le storie hanno il loro nutrimento (le foreste), ma soprattutto poco meno di cento pagine in cui tra testo e immagine si parla di metamorfosi, di identità e di crescita. Questo aspetto in particolare mi ha portato alla mente una raccolta di racconti, sempre edita @moscabiancaedizioni , “Tutte le favolose bestie” di Sharma (che vi consiglio di recuperare se ancora non avete letto!).

C’è un bambino senza nome (o che comunque non lo vorrebbe più, per assomigliare agli animali), una madre forse troppo premurosa, un fratello bizzarro e un avvenimento terribile che cambierà le sorti di tuttə e porterà alla conoscenza di una donna anziana (forse una strega) che vive proprio all’interno di una foresta.

Inizialmente è facile perdersi, non capire cosa si stia narrando, perché tutto è molto ambiguo. Anche capire cosa è buono e cosa non lo è non è facile, un po’ come capita ai protagonisti delle fiabe, che non sanno all’inizio cosa li attende, quale avventura. Poi, un po’ alla volta tutto si fa più chiaro e l’esperienza di lettura assieme alle tavole ci accompagna nella scoperta della storia.

Ho amato la prosa di Meozzi, poetica e terrosa al tempo stesso, così come i disegni di Pex, che permettono di vedere ciò che accade, di percepirlo attorno.

Ringrazio di cuore @theinspiringreader per avermelo regalato ❤️

❓Lo avete letto o lo leggereste?
❓Qual è il vostro rapporto con le fiabe (oscure)?

#moscabiancaedizioni #piccolonomegrandesangue #riccardomeozzi #giuliapex #bookstagram #bookstagramitalia #ticonsigliounlibro
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CAPITOLO SalTo25

Sulla via del ritorno, invischiato in quel dedalo tutto rotaie, scale mobili e tabelloni informativi – il luogo mitologico per eccellenza, soprannominato stazione di Bologna – scorgo una coppia di signore di una certa età, in difficoltà in quel percorso ad ostacoli che, come premio finale, mette in palio la giusta rotaia per il rientro a casa. Dopo averle accompagnate al binario, una delle due, guardando il mio zaino e la bag stracolma di libri, esclama: “Qualcosa mi dice che siamo stati nello stesso posto. Che bello vedere tanti ragazzi come lei così interessati ai libri. Ho visto la borsa, ma mi sarebbe bastato guardare i suoi occhi che brillano!”. Nel ringraziare la signora, una sconosciuta che ha saputo leggermi attraverso, soprattutto per avermi inserito nella categoria dei giovani, salgo sul treno e ripercorro, lacrime alla mano, due giorni che definire stupendi sarebbe riduttivo.

E pensare che, fino all’ultimo momento, il timore di una folla così grande, le perplessità su come avrei potuto reagire, hanno rischiato di avere la meglio. E invece i miei occhi, fiacchi ma pieni di luce, evidentemente parlavano tutt’altra lingua. Quella delle parole, leggere, come recita lo slogan della manifestazione; quella delle pagine di carta, che fanno parte del quotidiano e che sono certezza; quella degli abbracci, tanti, tantissimi che hanno contraddistinto queste giornate. Perché le persone hanno fatto la differenza. Chi ha saputo prendermi per mano, e che non smetterò mai di ringraziare. E poi i tanti volti amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio pieno di tanta bellezza, di tanto amore, di una passione che unisce come poche. Le mani sfiorate, le foto mancanti, le persone non riconosciute subito, gli incontri rimandati, i tanti “addetti ai lavori” che ho avuto il piacere di conoscere e ringraziare.

È stato bellissimo, un vortice, una centrifuga. Da ripetere. Anche domani.

P.s. Le signore, nel salutarmi, mi hanno detto: “Abbiamo trovato un angelo stasera, grazie!”. E allora, pur non sentendomici, ho pensato che ognuno ha gli angeli che si merita.

Grazie 💖

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𝐈𝐋 𝐌𝐈𝐎 𝐂𝐋𝐀𝐒𝐒𝐈𝐂𝐎 𝐏𝐑𝐄𝐅𝐄𝐑𝐈𝐓𝐎 

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