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L’Obelisco Flaminio in Piazza del Popolo eĢ€ uno dei piuĢ€ importanti obelischi di Roma. I lati furono decorati per ordine dei faraoni Seti I e di suo figlio Ramses II.

Fu il primo ad essere portato dall’ Egitto a Roma e questa operazione fu di tale grandiositaĢ€ che addirittura la nave utilizzata per trasportarlo fu per anni esposta a Roma. Nel 10 a.C. fu collocato nel Circo Massimo a commemorazione della conquista dell’Egitto da parte di Augusto. Nel IV secolo era ancora in piedi ma in seguito ne fu persa la memoria per circa un millennio. Solo nel XVI secolo ne furono rinvenuti alcuni frammenti, ma fu solo durante il pontificato di Sisto V che fu intrapresa una seria campagna di ricerca e scavo. Dopo il tentativo, infruttuoso, di cedere l’obelisco all’abate di S. Paolo, perché ne adornasse la basilica, ed il progetto fallito di ornare con esso la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, fu infine scelta come destinazione la piazza del Popolo. La riedificazione in quel luogo, nel 1589, serviva a sottolineare la grande importanza della Piazza, monumentale accesso alla cittaĢ€ dal Nord, poco dopo che papa Sisto V aveva stabilito, con Bolla, che la chiesa di S. Maria del Popolo venisse considerata una delle ā€œsette chieseā€ che i pellegrini dovevano visitare in Roma, in sostituzione della basilica di S. Sebastiano, considerata troppo fuori mano. Fino al 1589, unico ornamento della piazza era stata la fontana voluta da papa Gregorio XIII. Nel corso dei secoli lo spazio subiĢ€ varie modificazioni, assumendo l’assetto attuale solo a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Di conseguenza anche la sistemazione dell’obelisco subiĢ€ dei cambiamenti: la sua base venne rialzata e furono aggiunte ai suoi piedi le fontane in forma di leone in stile egizio. Oggi eĢ€ il coronamento delle tre strade che convergono sulla piazza da Sud – il cosiddetto ā€œtridenteā€ – e l’assetto generale costituisce una delle piuĢ€ splendide sistemazioni di un obelisco in tutto il mondo.#rome #art #italy
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La Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la Certosa di Roma, sorge sui resti delle monumentali Terme di Diocleziano. Il progetto di trasformazione del complesso in chiesa si deve a Michelangelo, il quale si limitoĢ€ ad un restauro ā€œconservativoā€: il tepidarium, i quattro ambienti che si aprivano ai suoi lati e quelli sull’asse trasversale furono recuperati in un organismo quasi a croce greca con tre ingressi, mentre il quarto braccio era concluso dal presbiterio absidato.
Successivi interventi, fino al riassetto decorativo di Luigi Vanvitelli del 1750 che diede all’interno l’aspetto attuale, hanno poi nel tempo modificato il complesso. Il transetto fu allestito come una pinacoteca per le grandiose pale d’altare provenienti da San Pietro in Vaticano.
A partire dal 1727, infatti, le grandi tele centinate che decoravano gli altari della Basilica Vaticana furono rimosse per motivi conservativi e sostituite da copie in mosaico. La monumentale Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martire fu dunque eletta quale principale luogo per ospitare tali importanti testimonianze pittoriche, opera dei piuĢ€ celebri artisti del Seicento e del Settecento. Le tele, collocate nell’area del presbiterio e nella navata trasversale, sono opera di Domenichino, Pomarancio, Carlo Maratti, Giovanni Francesco Romanelli, Girolamo Muziano, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras, Pietro Bianchi, Placido Costanzi, Francesco Mancini, Pierre Charles TremollieĢ€re e NicoloĢ€ Ricciolini. Strettamente legati alla Basilica Vaticana sono anche i cinque grandi dipinti di Francesco Trevisani, cartoni preparatori per i mosaici della cappella battesimale di San Pietro.
A Luigi Vanvitelli si doveva anche la costruzione della facciata della basilica, che nel 1911 fu rimossa per lasciare a vista la nicchia in laterizio del calidarium delle terme, come ancora oggi è possibile vedere.
Con gli interventi urbanistici e architettonici successivi al 1870, quali l’apertura di un importante asse viario diretto proprio sull’ingresso della chiesa (via Nazionale) e la sistemazione di piazza Esedra con i palazzi porticati di Gaetano Koch.#rome #art @riprendiamoci.roma @museiincomuneroma #italy
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