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🧪Dal laboratorio al claim qualcosa si perde. Io lo recupero
Cosmetica | Skincare | Product stories
👩‍💻Leggo la ricerca, la traduco per il mercato.
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In my lab bubble 🧪🫧 

#cosmetology #skincarelab #lablove by @the1stlayer
11
4 months ago
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Il marketing cosmetico ha una cattiva reputazione. Ma il problema non è il marketing in sé.

Il marketing può ispirare, educare, e in certi casi fare qualcosa di più grande, può essere uno strumento utile anche per la salute pubblica. Basti pensare alla comunicazione sul solare e a quanto ha contribuito alla prevenzione dei danni da UV. 
Il problema è quando chi vende, chi comunica, chi formula e chi gestisce la compliance lavorano in silos. Perché quando non si parlano, quello che arriva al consumatore è una storia incompleta.

Ne parlo in questo spezzone tratto dall’intervento in radio. Ascolta e dimmi se riconosci il pattern.

#cosmeticaindustry #marketingcosmetico by @the1stlayer
7
4 months ago
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Quando ho aperto questo account non volevo creare l’ennesima pagina che parla di skincare.

Volevo uno spazio in cui parlare di tutto quello che c’è prima: ricerca, sviluppo, formulazione, claim e di tutte quelle domande che spesso rimangono fuori dalla conversazione.

Se ti interessa capire non solo cosa funziona, ma anche come ci arriviamo, penso che qui ti sentirai a casa.

P.S. Sí, scelgo le colonne sonore con la stessa cura con cui scelgo gli studi da raccontare 🎶📚 by @the1stlayer
2
3 months ago
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Il mio coinquilino si ruppe un braccio all'università e la bottiglia di shampoo diventò un ostacolo quotidiano. Questo mi ha insegnato più cose sul packaging di qualsiasi corso. In Italia più di un italiano su cinque vive con una limitazione funzionale, eppure il packaging beauty continua a essere pensato per chi non ne ha nessuna.

L'inclusività nel beauty non si può esaurirsi nella scelta dei toni di fondotinta o blush per tutte le carnagioni, che è il tema che il settore ha già normalizzato, dobbiamo considerare quello che riguarda apertura, presa, lettura dell'etichetta, colore percepito per varie categorie.

In questo carosello parlo di cosa succede quando l'inclusività resta un afterthought (spoiler: si nota), e di alcuni brand che invece l'hanno messa al centro del processo.

Tu cosa hai visto? Un packaging che ti ha aiutata, o uno che ti ha fatto dannare. Raccontamelo nei commenti, sono sempre a caccia di idee che possano risolvere, non dico la vita, ma almeno il momento beauty, a qualcuno 😋 Copertina del carosello: “1 persona su 5 non può usare la metà dei prodotti sullo scaffale”. Cinque figure umane rappresentano visivamente il dato, con una persona evidenziata. by @the1stlayer
32
18 days ago
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La mia media diet questo mese 📚🎧🍿
Spero possiate trovare qualche spunto by @the1stlayer
3
a month ago
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In uno studio commissionato ho visto che spesso il consumatore in realtà percepisce il prodotto corpo opaco come premium, e non ha una preferenza pratica (come la mia in questo caso).. questo per dire che non è affatto semplice adeguare il prodotto alla customer experience e al consumer beahaviour.

Voi avete preferenze o cose che non sopportate? by @the1stlayer
21
a month ago
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Vendere un profumo online è quasi un paradosso: stai cercando di convincere qualcuno ad acquistare qualcosa che non può sentire.

Phlur secondo me lo fa molto bene perché non parte solo dalle note, ma da una sensazione. Come il profumo di cui parlo in questo video, che a detta di tutti (brand compreso) ha l'odore della persona che ami, che ti manca. E chi non vorrebbe sentire un odore così? Ecco che va sold out velocemente.

Olfatto, memoria ed emozioni sono strettamente collegati anche a livello neuroscientifico.

Nel reel provo a snocciolare alcune delle scelte che rendono questa strategia così efficace: dal naming al reaction content che diventa quasi una demo del prodotto, fino a come un singolo profumo di successo può diventare una vera piattaforma per il brand.

Insomma qui il limite del prodotto diventa parte della strategia.

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Un caso interessante di branding, product marketing e strategia nel mondo dei profumi di nicchia e della cosmetica.
#profumidnicchia #marketingcosmetico #productmarketing #beautybranding #fragrancebranding by @the1stlayer
12
2 months ago
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La divulgazione aiuta a capire meglio quello che compriamo, a fare domande più sensate e a orientarci in un settore che è diventato sempre più complesso.

Ma spesso da strumento per capire meglio diventa uno strumento che ci fa sentire più competenti di quanto siamo davvero. A quel punto informazioni parziali possono trasformarsi facilmente in autodiagnosi, giudizi sulle formule o convinzioni molto forti su temi che in realtà richiedono anni di studio e pratica.

Quando creiamo contenuti, forse dovremmo chiederci un po’ più spesso cosa vogliamo lasciare a chi ci ascolta. Più strumenti non significano sempre più consapevolezza, soprattutto se non è chiaro dove finisce l’informazione e dove dovrebbe iniziare la competenza di un professionista.

Che ne pensate? by @the1stlayer
30
2 months ago
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Quest’estate ho lavorato sul naming di una nuova linea. E a un certo punto ho pensato a The Ordinary che fa quasi tutto quello che, in altri casi, eviterei.

Immagina di essere un brand appena nato e lanciare un siero chiamandolo semplicemente ‘Niacinamide 10%’. Quanto sarebbe facile ricordarsi proprio il tuo?

Geniale, perché se sto cercando niacinamide al 10%, la troverò senza perdermi (e per altri motivi che spiego nelle slide successive, stay with me) finché non iniziamo a usare quelle percentuali per decidere quale formula sia migliore.

Ma le semplificazioni non sempre aiutano..

Rendere gli attivi così facili da confrontare può farci pensare che basti guardare la percentuale per capire quale prodotto sia “migliore”, che più alta è più performante sarà (vedo spesso questa corsa non sense a cercare la posizione dell'attivo in INCI). Ma non funziona proprio così. La niacinamide, per esempio, può avere effetti diversi a concentrazioni diverse. Quel 10% in bella vista può diventare un’arma a doppio taglio: sembra un'informazione super utile, ma ci dice ancora poco sulla formula e su quanto sia adatta a noi.

E forse è proprio questo il lusso che The Ordinary si è costruito: può allargare la gamma facilmente e prima ancora di vederlo sapremo come si chiamerà e che faccia avrà.

Questa è forse la cosa che mi sono portata dietro di più mentre lavoravo ai nomi della linea quest’estate. Non partire dal nome che suona meglio, ma da cosa vuoi che faccia.

Comunque sono curiosa: alla questione delle percentuali ci avevi mai pensato? Perché io trovo interessantissimo quanto una scelta di branding possa finire per influenzare anche il modo in cui leggiamo una formula. by @the1stlayer
2
2 months ago
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Non fraintendetemi: non intendo dire che l’SPF 30 non sia una protezione valida.

Un SPF 30 usato correttamente offre già un’elevata protezione.

Quello che volevo mostrare è un’altra cosa: il famoso “tra SPF 30 e SPF 50 cambia solo l’1%” viene spesso interpretato come se le due protezioni fossero praticamente identiche.

In realtà, dipende da quale numero si sta guardando.

Mi piace questo esempio perché ricorda una cosa che vale ben oltre la protezione solare: lo stesso dato può raccontare storie diverse, a seconda di come lo si legge. by @the1stlayer
10
3 months ago
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Probabilmente avrai già capito che questa è un po’ la mia missione qui: far capire che il marketing cosmetico non è il nemico della scienza. by @the1stlayer
7
3 months ago
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Hai mai notato che quel brufolo, a distanza di anni, ti torna sempre nello stesso punto? O che quella zona della pelle che hai scottato al sole dieci anni fa reagisce ancora in modo diverso agli stimoli? È memoria.

Alcuni cheratinociti, dopo un’infiammazione, mantengono un piccolo cambiamento: non nel DNA, ma in quali geni restano più facili da attivare. Un segnalibro biologico che resta anche quando la pelle sembra tornata normale.

Ecco perché certe zone di dermatite si riattivano più facilmente, alcune aree restano recidive nell’acne, e una pelle già scottata risponde diversamente a una nuova esposizione.

Due pelli identiche oggi possono comportarsi diversamente domani, per quello che hanno già attraversato.

Vale la pena tenerne conto quando classifichiamo la pelle in modo semplicistico, come solo secca, grassa o sensibile. 

Se ne parla soprattutto a livello terapeutico, ma ci sono anche risvolti che riguardano da vicino il nostro settore. Uno su tutti: il testing dei prodotti.

Ne parlo meglio su Substack, con i riferimenti agli studi - link in bio by @the1stlayer
10
3 months ago
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