Instagram story viewer> @ast.lovelli> Posts
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Una poesia febbrile, folle, svogliata, con angoli di parole piegate in giù. Una poesia che non serve a niente, non serve a voi, non serve a me, non serve alla poesia. Ma io ho fiducia nei miei lettori che sono ormai abituati a tutto. Degli altri, se non leggono, non me ne frega una mazza. 😉
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Riappari

e l’aria si piega

Forse i venti, forse le luci

forse niente:

ma non è niente

Qualcosa ti ha spinto

fuori dal mio tempo.

Io sto qui, tra polvere che sale

Tra polvere che scende

senza scegliere

senza scegliere

senza scegliere

Ma tu resta. resta

tu resta, resta. resta

Non lasciare la tua ombra

a girarmi addosso.

Quest’età, non prima

non dopo, è solo un bordo

che scivola, si spezza e ritorna

nella febbre dei miei giorni.

Non è amore: punge.

Non è amore, morde, sputa,

inciampa, respira e tossisce

È la maledetta strada

rimasta tra me e te,

capovolta.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
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. by @ast.lovelli
57
a day ago
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In botanica, la corolla è il verticillo fiorale formato dall’insieme dei petali, parte più interna del perianzio, con funzione di protezione e di richiamo degli impollinatori. Wikipedia

Posizione e struttura
La corolla si trova all’interno del calice (formato dai sepali) e prima dell’androceo (stami) e del gineceo (pistilli) È composta da petali, foglie sterili trasformate (antofilli) che, insieme al calice, formano il perianzio 

Ogni petalo presenta:

Lembo o lamina: parte più vistosa, variabile in forma e colore.

Unghia: base del petalo, attaccata al ricettacolo.

Tubo e gola: in corolle gamopetale, il tubo è la parte concresciuta dei petali 

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Oh ammor, oh ammor,

dove sta, dove sta, 

come sta la bellezza tua?

Dono dell’Immortale

alla mia sete crudele,

alla mia fame vorace.

Fammi avvicinare,

fammi allungare le labbra:

vediamo se la posso sfiorare,

vediamo di poterla baciare

con il bacio ardito 

che scioglie ogni dubbio,

questa bellezza tua che mi consuma!

Alla mia sete e alla mia fame

d’un giorno,

non la stringerò io,

non la ruberò io

potrò tutta quanta tenerla 

sul viso mio il fior fior?

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. by @ast.lovelli
18
2 days ago
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SE TI TOCCO VOGLIO AMARTI
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Se io ti tocco

ogni volta smentisco

la presunzione delle mie mani.

Non voglio arrivare alla fine di te.

Non voglio ridurti a una verità

da appendere alle pareti 

delle certezze mie.

Voglio amarti senza farti prigioniera

Perderti senza dichiararti perduta

Sceglierti senza trasformarti in destino.

Perché tu non sei il mistero del mistero,

che un giorno riuscirò a risolvere.

Sei la domanda che ha distrutto in me

la necessità di avere risposte.

E se l'eternità ti nasconde ancora qualcosa,

non strapperò il velo.

Ti amerò anche lì

dove non posso entrare

dove non posso decidere

dove tu sei e rimani tua.

Perché la rivoluzione più feroce dell'amore

non è conquistare l'altra.

È smettere, finalmente,

di volerla conquistare.

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. by @ast.lovelli
21
2 days ago
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La poesia esprime il desiderio di un amore in cui due solitudini possano incontrarsi, comprendersi e trovare conforto reciproco, fino a scegliere di affrontare insieme il cammino della vita, mano nella mano. ma quando la poesia nasce e sgorga fuori, allora c'è poco da fare, la devi lasciare sgorgare. La poesia è quella cosa che, quando decide di uscire, sfonda la porta, rovescia i mobili e se ne frega pure del vicinato. Tu puoi provare a darle un senso, una direzione, persino un appuntamento con lo psicologo, ma lei niente: sgorga, straripa, ti mette a soqquadro e poi pretende pure di essere pubblicata.

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Se il cuore tuo 

avesse a che fare con il cuore mio 

e se la tua solitudine spaventasse la mia 

e poi si scusasse di arrecarmi tutti questi disturbi

e se io me ne andassi via 

ma solo con te 

con la mano tua infilata nella mano mia.

Se il tuo silenzio facesse rumore

io lo denuncerei 

per disturbo della quiete mentale. 

Poi ti chiederei i danni, 

ti sequestrerei i pensieri 

e mi costituirei parte lesa del tuo abbandono.

Perché io non sto bene, sai? 

Ho le farfalle nel cranio 

che sbattono contro i neuroni 

e un sentimento abusivo 

che dorme nel mio letto

senza pagare l'affitto.

Eppure, se tu mi dicessi andiamo,

io butterei lo psicologo nel bagagliaio,

la ragione dal finestrino e partirei.

Ma solo con te.

Con la tua mano infilata nella mia.

E se ci fermassero per eccesso di follia, 

dichiarerei che sei tu la complice.

Tu, che mi hai reso incapace di guarire

da una malattia 

che prima di incontrarti

non sapevo nemmeno di avere.

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. by @ast.lovelli
41
3 days ago
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Verrà tramonto.
Una sirena di acqua dolce
mi porterà via
avrà alghe al posto dei capelli
e nelle pupille
due infanzie annegate nel cielo.
Mi chiamerà con la voce
che avevo prima di nascere.
Scenderemo dove le alghe sognano.
Sognano di diventare uccelli
e dove i morti dimenticano
la grammatica del corpo.

Io avrò branchie di vetro,
un temporale sotto la lingua,
e tu, forse tu,
sarai un fiore capovolto
che cresce dentro il mio sonno.
Nessuna riva. Nessun nome.
Soltanto l'acqua
che mi disfa lentamente
e ricompone, al buio,
la creatura che ero
prima di essere me
Prima che diventassimo noi.

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. by @ast.lovelli
18
3 days ago
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*Il vecchio, la chitarra, l'armonica*
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Il vecchio musicista arrivava al tramonto, la chitarra sul fianco, l'armonica in tasca, la grancassa sulle spalle, come un cuore troppo grande da portare. Un colpo sordo. BUM.
Il suono si allargava sul selciato, entrava nei vicoli, faceva vibrare i vetri e qualcosa di antico dentro la gente.
Poi le corde, basse, calde, vellutate, un brivido di legno e metallo che saliva lungo i muri dell'anima, penetrava nelle stanze delle ansie, dove qualcuno fingeva di non essere solo.
Le note colavano lente, si stringevano, si aprivano come spirali di fumo. I bassi rotolavano cupi nel ventre della strada, gli acuti fiorivano sopra, tremuli come lucciole innamorate del crepuscolo. Poi l'armonica! Un fiato ruvido, una voce uscita da una gola di vento. Le sue note avvolgevano la chitarra, la sfioravano, la baciavano; fuggivano in improvvise stoccate, precipitavano in singhiozzi, cercavano casa senza trovarla.

BUM. Tà. BUM.

La grancassa pulsava cavernosa, il passo di un gigante addormentato. La musica respirava, si gonfiava, si ritraeva, entrava dall'orecchio per sedersi sul trono dell'anima.
Una pausa. Le dita immobili, l'armonica sospesa alle labbra. Nel silenzio vibravano ancora i bassi, gli acuti, il fiato impigliato nell'aria.
Poi una nota soltanto, e il mondo ricominciava a girare. Qualcuno rallentava, qualcuno ricordava. Il vecchio mescolava alle melodie le partenze mai scelte, gli amori rimasti senza voce. Quando l'ultima corda si spense, riprese la strada, curvo sotto i suoi strumenti... Dietro di lui, la musica continuò a fuggire da una nota all'altra, cercando qualcuno capace di sentirla oltre il frastuono dell'ennesima guerra.

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. by @ast.lovelli
15
3 days ago
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UN RACCONTO A DUE VOCI 

FRANCESCA P.
AST LOVELLI 

"SENZA CONTRATTO "

Ultimo atto

LA FINE NON SEMPRE ACCADE QUANDO CI SI LASCIA....A VOLTE ACCADE DOPO ..

LEI 

Quando ho cominciato a cederti porzioni di me che non ti appartenevano, fino a non distinguere più ciò che ti offrivo da ciò che tu, tacitamente, prendevi?

Non ti cerco. È più oscuro di così.

Cerco la mano invisibile che, fra noi due, ha continuato a spostare i confini. 
E sospetto, con una vergogna che non so a chi imputare, di averla mossa anch'io.

LUI

E così, ancora una volta, l'amore si inginocchia davanti all'altare della perplessità e dell'egoismo. Noi due, con le nostre belle autopsie dell'anima, a sezionare ogni gesto, ogni colpa, ogni centimetro di pelle, come se capire dove abbiamo sbagliato potesse restituirci ciò che abbiamo distrutto.

Ma sai che ti dico?

 Che sono stanco di questa cazzo di archeologia dei sentimenti. Io ti ho amata, non amministrata. 

Ti ho dato pezzi di me senza convocare un tribunale, senza misurare ciò che restava.

E se anche tu hai spostato quei confini, almeno abbi il coraggio di ammettere che, per un po', ci siamo appartenuti senza chiederci il permesso..

 E Adesso siamo qui, a cercare il colpevole con le mani ancora sporche d'amore 

È forse è proprio questa la nostra disgrazia :

Abbiamo preferito capire perché ci siamo persi,
piuttosto che trovare il coraggio di non lasciarci 
andare ...

GRAZIE LEO PER QUESTA COLLABORAZIONE ORIGINALE , PER IL CONFRONTO E PER AVER DATO VOCE INSIEME A ME ALLE CONTRADDIZIONI DI QUESTA STORIA 
Francesca P.

IDEAZIONE...VIDEO E MUSICA 
FRANCESCA P.

DIALOGHI 
AST LOVELLI 
La_poetessa_con_le_perle - FRANCESCA P.

UN ABBRACCIO  A VOI TUTTI 🫂CON TANTO AMORE 💘 AFFETTO ❤️ BUONA SERATA ❤️
E.............
BUONA LETTURA ❤️

#scritturaaquattromani#scritturacontemporanea#amore#coraggio# by @ast.lovelli
83
3 days ago
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"Le scatolette della Provvidenza"
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Ci sono due modi per sfamare gli ultimi. Il primo è quello del gattaro di quartiere. Alle cinque del mattino, con 500 euro di pensione, versa crocchette ai randagi sotto la pioggia. Se gli viene un malore, il Servizio Sanitario gli offre un'ecografia per il prossimo autunno, quando va bene. Se muore lui, i gatti tornano a frugare nei cassonetti. Non ci sarà nessuna enclave, nessun bollettino medico ora per ora, nessuna diretta tivù e nessuno al mondo pregherà Iddio°....

Il secondo è quello di Chi Guida il Gregge. Predica l'uguaglianza delle anime e la bellezza degli "ultimi", ma quando la sua carrozzeria biologica cede, il dogma cede il passo al Protocollo VIP. Piani d'ospedale blindati, luminari mobilitati in tre minuti, risonanze immediate. Perché la vita del Pastore è un asset geopolitico; quella delle pecore, una pratica da evadere con comodo.

Il gattaro e il Pastore fanno la stessa cosa: si occupano di chi non può ripagarli.

La differenza è che il gattaro paga il cibo di tasca sua e sa di non essere eterno. Il Pastore, invece, viene mantenuto in vita a colpi di eccellenza medica per ricordarci che davanti a Dio siamo tutti uguali... ma davanti al primario di turno, qualcuno è decisamente più uguale degli altri.

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. by @ast.lovelli
17
4 days ago
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A CHI IMPORTA.

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Tic tac, tic tac. 

Il tempo scorre.

Tic tac ... 

Il cuore batte.

Non importa. 

Non importa affatto.

A chi importa, merda!

É soltanto il rimbalzo sordo

di questo mio cazzo di cuore.

Mentre l'anima mia 

non ha più alcuna voglia

di partecipare al suo dramma.

Ho chiuso gli occhi.

Tic tac, tic tac.

Ho affondato le unghie nella carne del palmo,

tic tac, tic tac,

fino a far morire il colore,

fino a far diventare bianca la mano dall'interno.

Tic tac, tic tac, tic tac.

Ho stretto il vuoto.

Ho stretto il niente.

* * * * * * * * * *

Seduto sul bordo del letto, fissavo l'orlo stropicciato delle lenzuola. Nell'aria restava un calore opaco, denso, ma fondo. Lei è sempre stata così: una rosa mai del tutto aperta, che ti incanta col colore e poi ti lascia la spina piantata nel petto. Una faccenda quasi comica, se ci si pensa.

Ho appoggiato la mano dove fino a ieri c'era il suo fianco. Il materasso era freddo. Ho premuto i polpastrelli contro la stoffa, poi il palmo, fino a far sbiancare le nocche.

Il cuore continuava il suo solito meccanismo, regolare e sfacciato. Pompa, svuota, riempie. Un mestiere cieco, svolto per un corpo che non ha alcuna intenzione di partecipare.

Ho chiuso gli occhi affondando la pelle nel vuoto, quasi per dovere, in cerca di un'impronta. Niente, ovviamente. Soltanto il rimbalzo sordo della carne contro il nulla.

In fondo non importa. Non saprei nemmeno dire se quel peso che preme sul costato ... sia la sua assenza o soltanto io che mi diverto a stringere il cazzo di vuoto, tanto per vedere se fa ancora un qualche effetto.

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. by @ast.lovelli
26
4 days ago
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Lasciammo legata al molo la barca,
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al dramma del mare,
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e andammo via 
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senza guardarci.

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La notte, al nostro posto,

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continuò a naufragare.

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Dopo la pubblicazione del post, la poesia ha come voluto continuare, 
in collaborazione di @mariannamandato 
in una sorta di botta e risposta....

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...fra sguardi che guardavano altrove
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... e piedi che scacciavano il fango ...

... finché lo spazio dimenticò la distanza

e gli occhi persero il mestiere del vedere.

Sotto pelle, una geometria impazzita

disfaceva il nome delle cose.

e lasciava addosso un caos 

fatto di silenzio e immagini scomposte

Io cercavo un'uscita, 

ma ogni porta si apriva

sul lato sbagliato del pensiero.

E fu allora che il silenzio, 

senza chiedere niente, 

cominciò a respirare al mio posto.

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. by @ast.lovelli
19
5 days ago
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Da un lato la luce, il colore e la bellezza dell'alba dedicati interamente alla persona amata; dall'altro la solitudine di chi osserva nell'ombra, consapevole di non essere il destinatario di tanta grazia. C'è una dolcezza amara nell'immagine finale: l'idea che persino la natura e la luce del giorno trovino il loro senso soltanto nel riflesso del sorriso dell'altra.

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Par dunque venire a guardarti

Quest'alba, viene per te

Il sole te la regala

Il cielo te la colora

E par dunque venire da te

Non viene certo per me

E mentre il mondo si svela

Vestito di un nuovo colore

Il cielo per te si fa tela

A me resta solo l'ombra nel cuore

E resto in penombra a guardare

La luce che sfiora il tuo viso

Ormai l'alba ha imparato a brillare

Ma soltanto se trova il tuo sorriso.

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. by @ast.lovelli
15
5 days ago
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La Fiorarosa aprì un petalo, scosse un po' di rugiada e guardò storto l'insetto: «Senti, genio con le zampe pelose, non è che puoi venire qui a fare il gourmet a spese mie. È da stamattina che va avanti questa storia! Prima la vespa, poi la farfalla, persino due formiche con un’aria poco raccomandabile... Ma cos’è, ho la scritta "Aperitivo vaginas gratis" sulle foglie?» Il calabrone, con la pancia già gonfia e il ronzio un po’ impastato, continuava a tuffare il muso nel calice, del tutto indifferente alla protesta. 
«Ma signora Fiorarosa mia,» disse il calabrone tra un sorso e l'altro, «con un nettare così importato, d’annata, densità perfetta... è un dovere morale succhiare fino al fondo! Che fa, lo spreca? In questi tempi di crisi energetica, risucchiare riserve è l'unica garanzia per il futuro. Succhio io, succhia il sistema, succhiano tutti!» 

«Succhiano tutti un corno!» strillò la Fiora, ormai visibilmente agitata. «Qui c’è gente che cerca di mantenere una certa dignità botanica! Voi insetti avete una psicologia del tutto parassitaria. Arrivate, prosciugate, vi abbeverate della mia essenza vitale e poi andate a ronzare altrove, lasciandomi prosciugata, disidratata e con un senso di vuoto esistenziale!»
Il calabrone, ebbro di quell’estasi zuccherina, si perse nel labirinto dei petali. La rosa non era più una semplice fiora, ma un abisso vellutato, una porta d'accesso a un mondo interiore, umido e segreto. Le pareti della corolla vibravano di un calore pulsante, emanando un profumo ipnotico che confondeva i sensi.
Improvvisamente, l'ambiente si trasformò. Le venature dei petali diventarono fiumi di luce iridescente, e il nettare si tramutò in un liquido amniotico primordiale. Il calabrone non stava più succhiando, ma nuotava in un oceano di puro piacere, avvolto da una morbidezza carnosa che lo cullava e lo serrava a sé.
Una voce sussurrata, proveniente dalle profondità più oscure del fiore, risuonò nella sua mente: "Vieni... approfondisci la tua ricerca. Non aver paura di perderti nel mio mistero. Qui, dove la vita ha inizio, il tempo si ferma e i desideri si avverano". Il calabrone, ormai privo di volontà, si lasciò sprofondare in una corrente.

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. by @ast.lovelli
8
6 days ago
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