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Svitato Svaccato
sverminato allupato
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Parzialmente scremato
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SiĢ€ — ci sono amori cosiĢ€, ma non li trovi nei manuali, né nelle biografie sentimentali che la gente racconta per sentirsi normale. Sono amori che sfondano la grammatica e non fotoromanzi con il passaporto. 
Amori che non chiedono permesso, che non si fanno definire. Amori che non ā€œaccadonoā€: irrompono. 
Amori che non esistono davvero —Esistono e basta.

— Un amore fuori catalogo —

Un amore da manuale strappato —
Non un amore da cornice -
Un amore da pagine appallottolate —
non un amore da dire piano - 
non amore da grido isterico -
era un impulso incollato —
 che attraversava un codice segreto -
Era una vibrazione che esaltava —
sceglieva — prima ancora di capire -
prima di proseguire -
Non faceva filosofia -
Non faceva poesia -
Vorticava in una porta girevole - impazzita -
Senza chiedere mai scusa -
girava pel mondo con un nome nuovo 
che nessuno aveva ancora inventato -
Un amore non limitato al toccarsi:
solleticava, si riscriveva, si sbirciava - 
E noi, abominevoli esseri
— senza capirlo — fummo anarchia -
Fummo giaĢ€ un’altra versione
— io piuĢ€ di lei e lei piuĢ€ di me —
— E noi di piuĢ€, piuĢ€ di noi — 

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#alternativestyle 

#poesias 

#alternativa 

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EĢ€ un balcone di ferro pesante,
ma la notte lo alleggerisce,
lo fa diventare un’orbita.
Una venere greca sospesa
si sfoglia in polvere di latte,
come se stesse imparando
a respirare nel vuoto.

La fontana non è più acqua:
è un suono che si slaccia,
un filo d’argento che tenta
di ricordare la gravità.
Le campane del tempo
suonano da molto lontano,
forse da un cratere,
forse da un’ora che non esiste.

Io non lo so cosa sia l’amore,
forse un bacio con le ali abbassate
che cerca un varco nel cielo,
forse un paese che attende la luna
come si attende un respiro
che tarda a tornare.
Due piccioni che si baciano
sul bordo freddo del cielo,
le teste inclinate come lune gemelle
che si sfiorano per non cadere.

Un lento battito d'ali,
quasi un lume che respira,
e il mondo sotto che svanisce
mentre loro si scambiano
un chiarore senza nome.

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@galleriartsolea #galleriartsolea
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Racconto di amore di mare.

[ @m2ar_t Keep the secretšŸ‘Œ ]

Taceva il mare. Taceva, ma dentro la sua quiete si muoveva un segreto. 
Non era terra la riva, era come una soglia che attende d'essere varcata.
Ma chi quel silenzio lo ascoltava, 
sentiva il battito di un mondo invisibile e pronto a rivelarsi. In ogni onda c'era un segreto che tornava indietro, in ogni uccello in volo un enigma che non si svela. E il porto, lontano, tremava, come un cuore nascosto in attesa, di chi sapraĢ€ ascoltarlo. Il mare respirava nell’ombra, e la riva si piegava al suo silenzio. Non c’erano barche né uomini, solo presagi che galleggiavano nella luce velata. Gli scogli, allora, assumevano aguzzi significati che neppure chiedevano di essere decifrati.

Era come stare dentro di te. 
Era come stare dentro ai tuoi occhi, 
come disegnarti il sorriso.
Il mare taceva, ma dentro la sua quiete si muoveva un segreto che segreto non era. Un segreto che si chiama amore

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Nel mattino sbadigliante, la luce sui miei occhi si posa, come a star sul davanzale, come un gattone che fa le fusa. 

Tra le onde del mare, un raggio si nasconde, gioca a rincorrersi con il vento, ride piano, come un timido bambino.

Sulla mia tazza di caffeĢ€ un riflesso danza, trasforma l’acqua in zucchero filato, e il muro si tinge di miele.

Ogni bagliore è una carezza, ogni ombra un abbraccio che aspetta, 
una luce che non brucia: consola.

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Le polpette al sugo resteranno fredde nel frigo. Gli spiedini di gamberoni rossi in panatura... incollati... in un grumo di olio irrancidito di un piatto freddo, ghiacciato. La farina per le tagliatelle ha mille farfalle che volano, che diventeranno mamme e faranno miriadi di larve che strisceranno in giro per il mondo. 

Ma tu, non volerai più a baciarmi.

Non aderirai al mio corpo. Sbuffando.
Non dirai piuĢ€ con una risata : ā€ Apriamo la finestra, ma che caldo che fa!" A stimolare la mia stupiditaĢ€ In leggere situazioni da fianchi ritmici e mimanti. A strusciare la mia rigiditaĢ€ un quarto a mezzanotte, con le finestre spalancate e le tendine tirate. 
Ma ora, che ore sono ... 
E, che caldo che fa. Ora sono finiti i clamori della festa. Ora,, farò l'ultimo brindisi con me stesso, con me stesso da solo. E da solo, scaglierò il calice dietro le spalle ... 
Porta fortuna lo sai? 

Ma tu non ci sei più a baciarmi.

La fortuna mia eri tu. Eri la mia dea bendata, eri la mia emozione, la sensazione di un bisogno del cuore, per battere forte. Ma ora il cuore non salta, ora sembra quasi morto, non scappa più giù per i suoi gradini, giù per i suoi vicoli a perdifiato, per aspettarti 
e baciarti. 

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Fintanto il sole 

il filo d'aria 

il crogiolare
 
la folgore

il pregare

Che non si spogli l'anima

E la notte il cielo

si riempia di stelle

a imboccare l'amore

Fintanto sei mia, nuda

Come una santa.
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" Il lago sui monti avvinghiato alle nebbie."
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La foschia ha braccia delicate, ma forti. 
E lo sguardo è uno sguardo da pazzi.
Ci sono curve piatte. Ci sono influssi, reflussi e sono cose private che il lago tace, ma il monte racconta.
Non sfugge.
Il lago non vuole intristirmi con storie di nebbie che confondono l'anima, che offuscano la mente, che creano al mio volto una espressione patologica di insofferenza. Ma la montagna racconta di alberi e foreste, ... di pietre e rocce slavate, smussate, arrontodate.
Dei tramonti porpora il lago se ne frega: quello eĢ€ un affare del cielo. É simbiosi, un tela dipinta nell'immaginario. 
- Ma il lago - il lago se ne frega - Si tiene avvinghiata la nebbia, si tiene con la sua perseveranza a distanza.
La sua acqua non è un liquido pesante, ma carezza, fresca, sfioramenti, persino baci. 
Baci persi a mente fredda.
Nella mente. 
Baci che affiorano di tanto in tanto ... avvinghiati alle nebbie.

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Ma anche io, tu

Non eravamo niente

Non sempre. 

Si ha un peso da portare.

Non sempre

Ma sempre noi

Anche io, tu 

Non avevamo paura

C'era questa voglia

Di dissolverci al cielo

C'era la nostalgia di un ricordo

Dove non c'è ritorno

C'era quel cercare

Quel sentire

C'era la nostra canzone

Tante parole diverse

Al cercare l'infinito

Amore. 

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 " Q U E L C A D E R E "
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Fu, il giorno, povero.

Fu ch'io ignorai l'amore.

Il giorno scarno.

Le tue campagne, i sentimenti.

I miei capricci, le voglie.

Ah mio Dio quante,

quante, quante. 

Ed i giacinti, l'albero.

L'albero morto a terra.

Quel tuo sorriso febbrile.

Poi il pianto.

Angoscia a cumoli
 
di rami secchi.

La corona da sgranare

ai margini,

delle nostre passioni.

Tra alberi caduti.

... Caduti.
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