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Agenzia di city making per la trasformazione urbana
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Il 23 settembre a Madrid Maricarmen, 87 anni, è stata sfrattata dalla casa in cui viveva in affitto da settant’anni. Nei giorni successivi migliaia di persone sono scese a protestare per le strade della capitale e il 3 ottobre le manifestazioni per la casa hanno toccato più di cinquanta città spagnole, dopo la bocciatura in Congresso dei due decreti del governo.

Pochi mesi prima, all’apertura del Festival della New European Bauhaus a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo António Costa aveva detto che la mancanza di alloggi accessibili è uno dei motivi della disillusione verso le istituzioni democratiche. La carenza di case accessibili è una minaccia per la coesione sociale e per la stabilità democratica.

La casa è la condizione materiale della partecipazione, perché chi non sa se potrà restare nel proprio quartiere tra un anno non ha l’orizzonte per prendere parte alle decisioni che lo riguardano. È anche la base della comunità. Un quartiere è fatto di persone che si conoscono, di negozi, scuole e abitudini condivise, e quando gli affitti espellono chi ci vive si disperde ciò su cui poggia ogni decisione collettiva. La casa è un bene con effetti pubblici, perché decide quale parte della città resta comune a chi la abita.

Ne abbiamo parlato anche a Torino, al festival di Future4Cities, dove Vienna ha mostrato cosa cambia quando la casa è un’infrastruttura ordinaria, con più di un affitto su due fuori dal mercato.

In Italia il Piano Casa 2026 punta a 100.000 alloggi in dieci anni. Per le case popolari stanzia 970 milioni fino al 2030, coperti da spese già autorizzate, mentre l’ANCI conta circa 60.000 alloggi inagibili. Altre risorse per l’edilizia sociale, infine, possono arrivare dalle nuove regole europee sugli aiuti di Stato.

La questione è cruciale, e per questo va trattata non come emergenza ma come asset strategico. Con regole ordinarie che mantengano una quota stabile di casa accessibile e processi di coinvolgimento previsti fin dall’avvio degli interventi. Un maggior accesso alla casa è il primo passo non solo per la dignità della persona e per il suo futuro, ma per il diritto alla città.

#FROM #casa by @from.collective
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3 days ago
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Bari ci siamo! 🇪🇺
La città ha consegnato la sua candidatura a Capitale Europea del Commercio 2027. Un momento importante da condividere con tutti coloro che credono nel potenziale del piccolo commercio della nostra città.

Bari concorre come Visionary City e porta alla Commissione Europea il lavoro fatto fino a oggi con il programma d_Bari, insieme agli investimenti sullo spazio pubblico, sulla rigenerazione dei waterfront e sulla programmazione culturale, interventi pensati anche per sostenere le attività commerciali della città. 

Grazie a tutte le persone e realtà che in questi mesi hanno partecipato attivamente alla costruzione del dossier. 

🎬 Bari Città di Commercianti
Per accompagnare la candidatura, negli ultimi mesi con @gerrycassano abbiamo prodotto un video che racconta il valore del commercio di prossimità e dei commercianti per Bari. Qui sopra trovate un’anteprima, la versione completa è sul sito della candidatura!
👉 Link in bio

MA IL VIAGGIO CONTINUA!

Vi aspettiamo ai prossimi appuntamenti del percorso:

❤️ Premiazione dei Negozi del Cuore | Domenica 18 ottobre, ore 11:00, waterfront di San Girolamo, durante @lefestedisantomare 
 
 👉link in bio

🎓 Scuola barese di commercio, lezione sull’intelligenza artificiale | Giovedì 22 ottobre, ore 14:30, Porta Futuro Bari

👉 link in bio

Movie production: @themovi.club 

#Bari #ECoSR2027 #d_bari #NegoziDelCuoreBari ScuolaBareseDiCommercio taken in Bari, Puglia, Italy by @from.collective
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4 days ago
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Ogni anno @eu_regions_cities misura come stanno i territori dell’Unione. L’edizione 2026 del suo rapporto confronta 244 regioni su sette indicatori, dal reddito alla povertà, dalle emissioni all’invecchiamento.

Il primo dato è che crescere non basta. Il PIL per abitante sale quasi ovunque, ma solo il 12% delle regioni migliora su sei indicatori su sette. In una regione su due aumenta il rischio di povertà. L’invecchiamento è l’unica tendenza davvero comune e riguarda il 95% dei territori. Entro il 2050 tre regioni su quattro perderanno abitanti, con l’impatto più forte nelle aree rurali.

Abbiamo guardato anche la tabella delle regioni italiane, che il rapporto pubblica in appendice. Nell’ultimo anno 6 regioni su 21 migliorano su tutti gli indicatori che potevano migliorare: Valle d’Aosta, Trento, Lazio, Campania, Molise e Calabria. In fondo ci sono Toscana e Veneto, e il rischio di povertà cresce anche in Liguria, Piemonte e Marche. Sono variazioni su un solo anno, da leggere come segnali che mostrano però come le geografie con cui siamo abituati a descrivere il Paese non bastino più.

Il rapporto esce mentre l’Unione decide il bilancio 2028-2034. La proposta della Commissione affida gran parte dei fondi ai governi nazionali e lascia a regioni e comuni meno voce su come spenderli, anche se regioni e città realizzano più della metà degli investimenti pubblici europei. Secondo il Comitato delle Regioni, i fondi decisi insieme ai territori creano più del doppio dei posti di lavoro rispetto a quelli concentrati su pochi grandi obiettivi. Per l’Italia questo passaggio coincide con la fine del PNRR.

Due regioni vicine possono andare in direzioni opposte nello stesso anno, e le medie nazionali non lo registrano. Usare i dati regionali per decidere dove investire e portare regioni e comuni al tavolo dei piani nazionali è il modo per far contribuire più territori alla crescita di tutti.

Potete leggere il rapporto completo al LINK IN BIO

#From #Europa by @from.collective
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5 days ago
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Lo sapevi che dal 2014 Torino è Città Creativa @unesco per il Design? È un riconoscimento che valorizza il ruolo del design nello sviluppo della nostra città e la sua capacità di creare connessioni tra istituzioni, imprese, comunità creative e territorio.

In occasione di @torinodesigncity – Transizioni Tangibili, abbiamo organizzato un forum dedicato alle Città Creative UNESCO italiane, per condividere esperienze e strategie che mettono la creatività al centro della trasformazione culturale, sociale ed economica dei territori.

🎤 Ad aprire la mattinata sarà @stefanodaelli, partner e Head of Urban Intelligence di @from.collective, agenzia di city making specializzata in trasformazioni e politiche urbane, con un intervento sul ruolo della creatività nello sviluppo delle città.

A seguire, incontreremo alcune delle città italiane della rete @unesco Creative Cities, e scopriremo come design, artigianato, gastronomia e altre industrie culturali e creative contribuiscano a immaginare e costruire il futuro dei territori.

📅 Giovedì 15 ottobre, ore 10:00
📍  @museomaca, corso Umbria 90, Torino
Ingresso libero! taken in Museo A come Ambiente - MAcA by @from.collective
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7 days ago
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Il banco del mercato all’una del pomeriggio, l’aula al terzo piano a giugno, la camera da letto di un appartamento in affitto con le finestre a ovest. Sono tutti luoghi in cui gli effetti del cambiamento climatico si vivono concretamente. Ed è lì che una politica climatica diventa qualcosa che si misura sulla vita delle persone, molto prima che nei bilanci delle emissioni.

@c40cities, la rete di 97 grandi città impegnate sul clima di cui fa parte anche Milano, ha pubblicato il suo report annuale 2025. Leggendo i singoli casi emerge una geografia fatta di casi concreti in cui le metropoli hanno fatto molto per anticipare e mitigare gli effetti del climate change. A Freetown le strutture d’ombra abbassano fino a 7°C la temperatura delle superfici nei mercati. Londra rinnova le scuole e reinveste nella didattica i risparmi in bolletta. New York cambia i menu delle mense pubbliche. Medellín trasforma un’area esposta alle frane in un parco che drena la pioggia.

Nel carosello abbiamo raccolto sette luoghi e le politiche che li stanno cambiando. Sono solo una parte degli esempi contenuti nel report, che potete leggere al LINK IN BIO.

In Italia caldo estremo, alluvioni e siccità vengono ancora affrontati come emergenze, una alla volta. Eppure molti dei luoghi in cui si manifestano, dalle scuole alle mense, dai mercati alle strade, sono già nelle mani di comuni ed enti locali. Un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici esiste dal 2023, ma per arrivare fin lì servono risorse dedicate e una regia che accompagni le amministrazioni. È la condizione perché l’emergenza diventi prevenzione e gestione ordinaria.

#from #città #climatechange by @from.collective
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7 days ago
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Nel Regno Unito, in cinque anni, le emissioni dei festival musicali per spettatore al giorno sono calate del 23%. Intanto le emissioni totali sono aumentate, perché il pubblico è cresciuto di quasi il 50%. Il dato arriva da un'indagine del Parlamento britannico del 2021 che apre uno studio di Adrian Bossey, Mike Duignan e Teresa Moore per il “Centre for Events & Festivals”.

Gli autori lo chiamano gigantismo. I festival crescono e la nuova dimensione vanifica l'efficienza delle pratiche virtuose. L’impronta di un festival comprende energia, acqua, rifiuti e allestimenti, ma la voce più pesante è lo spostamento del pubblico: in media il 64%, che cresce nei festival in aperta campagna come Glastonbury, lontani dal trasporto pubblico. Per risolvere il problema, gli autori propongono un tetto alle emissioni per evento, autorizzazioni legate a obiettivi ambientali e, nei casi più grandi, meno spettatori.

In Italia prevale il grande concerto in città e mancano dati sistematici sulle emissioni. La dinamica di scala, però, si ritrova. Per fare alcuni esempi, nel 2017 un solo concerto a Modena ha richiamato più spettatori degli abitanti della città (che sono circa 185 mila), e la Notte della Taranta porta ogni anno a Melpignano, circa duemila abitanti, oltre centomila persone. Le aree interne, poi, sono definite proprio dalla distanza da servizi come una stazione ferroviaria.

Per chi lavora con città medie e aree interne, la questione non è dove si fa un evento ma quanto è grande rispetto al territorio che lo accoglie. Il gigantismo concentra in pochi giorni flussi che strade, servizi e case non reggono. È la stessa pressione che, senza governo, alimenta affitti brevi e sostituzione degli abitanti. L’alternativa può essere un modello diffuso costruito dal basso e in dialogo con chi abita i luoghi, con appuntamenti distribuiti nel tempo e nello spazio, legati alle linee regionali e a spazi attivi tutto l’anno.

Anche la leva pubblica esiste. Dal 2022 i Criteri ambientali minimi chiedono alle amministrazioni di considerare il trasporto dei partecipanti negli eventi che affidano. Non toccano i concerti privati, ma indicano una direzione.

Link all’articolo in bio! by @from.collective
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11 days ago
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Le piazze spagnole piene di persone che manifestano per la casa accessibile ci hanno ricordato quanto ormai sia cruciale, anche in termini di consenso politico, il tema abitativo.

La tenuta dei governi nazionali dipende sempre di più da una questione che si tocca, si percepisce a livello locale. È un fatto che rafforza una frase che ripetiamo all’infinito da anni, ma in cui crediamo fortemente: le città sono l’epicentro del cambiamento, anticipatrici di problemi e laboratori di soluzioni.

Questa affermazione ha trovato concretezza a Future4Cities 2026, non solo durante i momenti di palco, ma anche parlando con voi tra un talk e l’altro tra i corridoi delle @ogr_torino.

Durante il “Divano di Will” della domenica, una ragazza ci ha confessato di essere arrivata al nostro festival con tanti dubbi sul suo futuro, ma che dopo tre giorni sarebbe tornata a casa convinta di volersi occupare di temi urbani. Il senso di ciò che facciamo è anche lì.

A proposito di festival: sui nostri canali stiamo iniziando a pubblicare i video integrali delle chiacchierate fatte alle OGR: siamo partiti dalle interviste a Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione, e Silvia Salis, sindaca di Genova, e pian piano riempiremo il feed di contenuti dedicati alla tre giorni torinese. Stay tuned.

Intanto, abbiamo raccolto un po’ di idee e proposte emerse durante il festival, una fucina di spunti per guardare con più consapevolezza al presente e al futuro delle nostre città. Grandi o piccole che siano. Iniziamo da questo carousel, che potete approfondire iscrivendovi su Substack alla newsletter di Future4Cities! by @from.collective
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13 days ago
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Chi cerca casa in affitto a Milano o a Roma sa come funziona. Annunci che spariscono in poche ore, prezzi che assorbono una quota sempre più grande dello stipendio, contratti brevi. Abitare come utopia (o distopia). A Vienna, invece, le cose vanno diversamente.

A @future4cities  2026 Michael Obrist ci ha raccontato come funziona questo modello. In una città di 2 milioni di abitanti il 77% vive in affitto e più di metà degli alloggi in affitto non risponde alle logiche di mercato. Il “social housing” non è però riservato solo a chi è in difficoltà ma è aperto a buona parte della classe media. 

Obrist lo chiama "Society Housing", una casa pensata per la società intera.

L’effetto si vede sui canoni. Mentre a Milano un appartamento sul mercato è affittato a 22 euro a metro quadro a Vienna, un alloggio comunale costa in media 7,90 euro al metro quadro. E se l’offerta è di un privato? Be’, costa comunque 11,80 euro. Praticamente la metà. Pensate un po’: una disponibilità pubblica così ampio tiene sotto controllo i prezzi di tutta la città.

Dietro questi numeri c'è una politica pubblica che nasce nel 1919 con la “Vienna Rossa” (così viene chiamato il periodo tra il 1918 e il 1934 in cui la città era governata dal Partito Socialdemocratico d’Austria) e non si è mai interrotta. Ogni anno si costruiscono case per oltre 20.000 nuovi abitanti e “social housing” vengono riservati due terzi della superficie dei grandi interventi. Inoltre, i nuovi quartieri sono progettati per far convivere alloggi, servizi comuni e piani terra a canone calmierato.

In Italia il “social housing” resta residuale. Il Piano Casa 2026 punta a 100.000 alloggi in dieci anni e può avvicinarsi a Vienna su due punti, rendendo permanenti i vincoli sugli affitti calmierati, oggi fissati a trent'anni, e inserendo quote obbligatorie di casa accessibile nei piani urbanistici.

Ma la lezione di Vienna va oltre i singoli strumenti. Regole stabili, enti che gestiscono nel tempo, risorse certe. Serve una politica pubblica che tratti la casa come un'infrastruttura, al pari di scuole e trasporti, e non come un'emergenza da commissariare. Un’altra casa è possibile!

#FROM #housing #Future4Cities by @from.collective
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13 days ago
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Il progetto vincitore della categoria Comunità del Premio Future4Cities 2026 racconta una preziosa storia di riscatto, ascolto e partecipazione attiva.

Stiamo parlando di @must23capaci , un’iniziativa nata dall’associazione Capaci No Mafia ETS e da una rete di partner d’eccellenza per trasformare l’ex scalo ferroviario di Capaci in un hub civico, verde e culturale.

Partendo da un museo immersivo sulla legalità, la comunità ha co-progettato un masterplan che unisce spazi pubblici accessibili, aree verdi, floor painting e cultura, restituendo un punto di riferimento fondamentale a un territorio segnato da una memoria complessa.

Congratulazioni! by @from.collective
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15 days ago
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Il progetto vincitore della categoria Mobilità del Premio Future4Cities 2026 lavora col trasporto pubblico locale, un altro pilastro fondamentale in ottica sicurezza stradale e riduzione dell’inquinamento.

Stiamo parlando di @padovia.it, un’iniziativa nata da un gruppo di studenti che ogni giorno, tra mille difficoltà, si spostava in bus a Padova.

Dopo aver ottenuto i dati sulla posizione dei mezzi da Busitalia Veneto, hanno usato le loro abilità di programmazione per creare un’app che fornisce agli utenti informazioni in tempo reale su ritardi e deviazioni dei bus, compensando i limiti delle app ufficiali delle aziende di trasporto locali. Ultimamente si sono allargati in Sudtirolo, ma non si pongono limiti.

Congratulazioni! by @from.collective
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16 days ago
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La proliferazione dell’e-commerce ha riempito le nostre città di furgoni, che solo a Milano effettuano più di 200mila consegne al giorno, creando più di un problema: inquinamento, sosta irregolare, traffico. Parlando di consegne, c’è anche la questione del food delivery, responsabile dei cosiddetti fenomeni del caporalato urbano e digitale ai danni dei rider.

A Milano c’è una startup, nata grazie a un crowdfunding comunale, che sta mostrando un modello alternativo e di successo. Il suo nome è @sode_social_delivery (il logo, non a caso, è un uovo sodo), e richiama i pilastri del progetto: sociale, sostenibile (consegnano solo in cargo bike, senza usare furgoni), solidale.

A SoDe, un progetto di @magma_is, contrattualizzano in modo tutelato i corrieri, fornendo loro i mezzi e la formazione professionale necessaria (ciclomeccanica, educazione stradale, italiano L2 e altro). Tutto il contrario delle disumanizzanti piattaforme della gig economy. In più, almeno il 30% del team è composto da persone con storie di fragilità (migranti, rifugiati, persone con disabilità, giovani NEET), spesso escluse da percorsi di inserimento dignitosi.

SoDe ha vinto la categoria Lavoro del Premio Future4Cities 2026. Complimenti! by @from.collective
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18 days ago
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Facce divertite, facce pensierose, facce attente, facce soddisfatte. Facce di chi stava partecipando a un grande momento di community per immaginare il futuro delle città partendo da soluzioni e proposte concrete.

La quarta edizione del festival di Future4Cities, alle OGR Torino e in altri luoghi della città, è finita ormai da qualche giorno, ma un po’ la nostra testa è ancora lì.

Intanto, ieri su Substack è uscita una nuova puntata della nostra newsletter. Il tema? I 5 progetti vincitori del Premio Future4Cities 2026, annunciati nel pomeriggio di venerdì.

Il festival di #Future4Cities 2026 è un progetto di @will_ita, ideato e proposto con @from.collective e co-prodotto dalle @ogr_torino. taken in OGR Torino by @from.collective
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18 days ago
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