Instagram story viewer> @sophiewesterlind> Tagged
3.9K
followers
5780
following
@laesoeartistinresidence project curated by @martacereda Læsø
20.8 solo @annaperssongallery Stockholm
POSTS STORIES REELS TAGGED
Happy Opening Night at @annaperssongallery Thanks All for sharing this with us 🩷
20
Che sensazione mettere piede a Les Lauves, nel grande atelier dove Cézanne ha lavorato negli ultimi cinque anni di vita. Tre pareti cieche (e protettive) e una parete praticamente a tutta finestra, rivolta a monte e quindi in direzione nord. Una luce congeniata non per guardar fuori ma per vedere meglio, cioè in modo più profondo, stando dentro. Una luce naturale che schiude pensiero e scherma l’istintività delle impressioni. 
Al piano terra, tale e quale, la terrazza dove aveva posato seduto sulla sedia contadina il giardiniere Vallier, novello Abramo in postazione d’attesa fuori dalla tenda. 
Ad Aix è bello poter cogliere in modo chiaro l’arco teso della parabola di Cézanne. Al Musée Granet si vedono i quadri giovanili, tra i quali una precoce prova per le Bagnanti su un fondo d’inchiostro, come un notturno. Fanno il bagno con la Sainte-Victoire sullo sfondo: per tutta la vita Cézanne è rimasto incardinato a quei pensieri e a quegli spaccati  di realtà che il «Pater Omnipotens Aeterne Deus dispiega davanti ai nostri occhi» (parole sue; al centro del muro è appeso un Crocefisso). 35 anni dopo  è ancora lì a lavorare sullo stesso tema. Lo vediamo davanti alla grande tela delle Bagnanti appoggiata al muro di Les Lauves, come testimoniato dalla fotografia di Emile Bernard (sono le Bagnanti della Barnes Collection). Ha un pensiero unico: cogliere attraverso la pittura schegge del mistero che dà struttura il mondo. Il viaggio ad Aix aiuta ad aver maggior chiarezza di questo. 
Per chiudere l’Apoteosi di Delacroix, sempre al Musée Granet, l’assunzione della pittura in gloria…

@museegranet 

#cezanne #aixenprovence
14
Perché uno deve andare ad Antibes, sorbirsi la vomitevole sfilata dei mastodontici yacht che poltriscono in porto, se non per pulirsi lo sguardo con il Concerto di Nicholas De Staël, vertiginoso capolavoro, uno dei tre/quattro quadri fondamentali del secondo Novecento? Ebbene al Musée di Antibes (intitolato al voracissimo Picasso) hanno pensato bene di mettere nei depositi il capolavoro e gli altri quadri di De Staël per lasciar spazio ad una mostra del tutto insulsa di tale Michel Verjou, una sequenza di giochini di luci e velature. De Staël, dicono, lo riesporranno bontà loro a ottobre a stagione morta. Quel grande che ad Antibes ha dipinto il suo capolavoro prima di rimetterci la vita (una targa lo ricorda a poche decine di metri dal museo), è dunque artista da stagione morta. Gestione demenziale del patrimonio asservito al totalitarismo del contemporaneo, legittimato anche nelle sue forme più modeste. E poi Picasso il totem intoccabile: esporre qualche quadro in meno di quella valangata dipinta nel 1946 nel soggiorno al castello dove oggi c’è il museo gioverebbe a lui e noi. Magari lasciando spazio al quadro che solo vale la visita ad Antibes…
17
tentativo di abbracciare un ricordo vastissimo (dopo due anni faccio la brava e ci provo)

grazie agli amici che ci hanno fatto gli auguri per l’anniversario, perché noi l’avevamo dimenticato (siamo fatti così ♥️)

al paesaggio che per anni ha accolto i nostri corpi e le nostre menti, il fiume Volturno e gli affluenti della zona, il Vandra e la casa abbandonata di Canàla

alle incredibili persone, generose pazienti e visionarie, che hanno sposato e migliorato ogni nostra idea (e se era mia, era sicuramente quasi impossibile da realizzare)

a chi ha miracolosamente creato uno spazio accogliente per noi sulla riva del fiume. e alla natura che se lo è ripreso dopo qualche settimana

a chi ha nutrito i nostri ospiti e realizzato la torta più difficile di sempre (“mamma, deve pendere da un lato”)

a tutti quelli che si sono accorti che mancava qualcosa e ci hanno pensato loro

alle persone intorno a noi, venute da vicino e da lontano

(non lo faremo mai più, promesso)
36
back to up