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Literary agent
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Quello che tengo tra le mani non è soltanto un mucchio di pagine. È un sogno che sta diventando realtà. ❤️

È il romanzo che ho scritto durante il mio percorso alla @scuolapalomar_ . Una storia che ha preso forma parola dopo parola, che è cresciuta, cambiata, maturata insieme a me.

Ha già attraversato la revisione con la mia super editor @aislinndreams , poi quella con la mia agente @vickisatlow . 
E questo weekend, rigorosamente trascorso in pigiama, gli ho dedicato un'ultima, emozionante rilettura. 📖

Domani inizierà un nuovo viaggio. Un viaggio con la casa editrice che ha deciso di adottarlo.

Di quale casa editrice sto parlando?
Curiosi?
Ebbene sì! Quella che ho sempre sognato! 
(Qui, chi mi conosce bene potrebbe capire😊❣️)

Scrivo questo post, lo rileggo e ancora faccio fatica a crederci.

Alcuni sogni li custodisci così a lungo, così profondamente, che quando finalmente si realizzano hai quasi paura di pronunciarli ad alta voce.

E invece è tutto vero. ✨

Non vedo l'ora di potervene parlare apertamente, di raccontarvi questa storia e di svelarvi il nome che, per ora, custodisco ancora gelosamente.

A volte i sogni restano sogni. Altre volte diventano pagine. E poi, finalmente, libri. ❤️

#ScritturaCreativa #RomanzoItaliano #LibriDaLeggere #BookstagramItalia #VitaDaScrittrice
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Vent’anni fa, proprio in questi giorni, con gli ultimi soldi che avevo in tasca ho preso un regionale diretto a Milano. Ne avevo ventisei, cinque mesi prima mi ero licenziato. Restavo chiuso a scrivere nella stanzetta ricavata da un ex sgabuzzino. 
Avevo inviato con una nota quel romanzo a Vicki Satlow, l’agente che trovavo nei ringraziamenti di alcuni libri che amavo: “Questo è l’ultimo che scrivo, sono anni che invio le mie cose agli editori e non ho avuto altro che rifiuti.” 
Dopo tre ore di colloquio, in cui credo mi abbia chiesto anche la provenienza delle cicatrici che mi ero fatto da bambino, mi ha messo davanti un contratto e otto parole: “Non esci di qua se non lo firmi.” Quando gliel’ho riconsegnato, ho detto: “Io però non ho i soldi per tornare indietro.” Vicki ha tirato fuori qualche banconota. “Non siamo messi tanto bene, eh?”. “Non tanto”. È iniziata così.
Ventinove editori lo hanno rifiutato. Per un mese non si è fatta più sentire, poi ho scoperto che non si era mai fermata. Mi ha telefonato dicendo solo: “Festeggiamo il trentesimo che ha detto di sì.” Sono arrivate presentazioni, radio, televisione. Poi mi sono perso, scrivevo libri meno forti. Vicki mi diceva: “Ritrovalo, quel ragazzo senza i soldi per il treno, io lo aspetto.” 
Sono rimasto, Vicki è rimasta. Vent'anni. Dopo il mio penultimo libro - una cosa che mi è uscita male, molto male - non volevo più scrivere né pubblicare. 
Vicki ha preso un treno ed è venuta nella mia città. Le raccontavo delle mie ricerche su questo ragazzo che nel 1914 ha quasi fermato la Prima Guerra Mondiale. Mi ha detto: “Se non vuoi più fare lo scrittore, scrivi questo libro come regalo per me. Forse me lo devi, no?” 
Ha raccontato una bugia, non l’ha tenuto per sé. E oggi sta continuando a camminare in libreria con due gambe che sembrano quattro senza che io ne sappia il motivo. Ho capito questo: sono sempre stato uno che passa le notti in un ex sgabuzzino con un computer pesante sulle gambe che scalda come un termosifone. Solo che me l’ero dimenticato.
Vicki e io non abbiamo una foto insieme, questa l’ho rubata da internet. Abbiamo passato tutti questi anni a dircelo, il mondo, senza mai provare a incorniciarlo.
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