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È da qualche giorno che penso a cosa scrivere su Physical Italia.
Alla fine, che vi devo dire, mi ha lasciato addosso due sensazioni abbastanza diverse.
La prima è che in alcuni momenti ho fatto fatica a guardarlo.
Non so quanto sia dipeso dalla regia, dal montaggio, dai personaggi che inevitabilmente un programma televisivo deve cercare di costruire.
E non voglio nemmeno giudicare persone che conosco poco o niente, però troppe volte ho avuto la sensazione che a parlare fosse più l’ego che l’atletismo.
Tanto bisogno di raccontarsi, di far vedere quanto si è forti, quanto si è sicuri, quanto si è qualcuno.

Poi c’era @tommasonisi.
Tommy, invece, non ha avuto bisogno di fare praticamente niente.
È entrato lì dentro ed è rimasto esattamente quello che è sempre stato.
Educato.
Umile.
Rispettoso.
Mai una parola di troppo, mai il bisogno di sminuire qualcuno per sentirsi più grande, mai il bisogno di ricordare agli altri quanto fosse forte perché quando iniziava una prova, lasciava parlare i fatti.
Questa cosa, più guardavo il programma, più mi faceva sorridere.
Perché mentre qualcuno aveva bisogno di dire quanto valeva, Tommy continuava semplicemente a dimostrarlo.

Forse è anche per questo che alla fine mi sono accorto che non si trattava più solo di fare il tifo per un mio amico, ma di sperare che arrivasse fino in fondo uno così, che poteva essere uno dei più forti lì dentro senza sentire il bisogno di comportarsi come se lo fosse.
Perché essere forti è difficile, ma rimanere la stessa persona quando tutti iniziano a guardarti, quando vinci, quando elimini gente fortissima, quando potresti iniziare a sentirti un po’ più importante degli altri… forse lo è ancora di più.

Personalmente mi porto a casa la conferma che si può arrivare quasi fino in cima senza calpestare nessuno e che non serve riempire una stanza con il proprio ego per farsi notare.
A volte basta entrare, fare quello che sai fare e lasciare che siano gli altri, alla fine, a parlare di te. by @andreabarbotti
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10 days ago
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#SURPRISE

Ma quando, perché e soprattutto a chi serve?

#onairprogram by @andreabarbotti
35
21 days ago
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Ricordi sparsi dello scorso fine settimana! 

Prossimi appuntamenti:
- 10/11 Ottobre @iron_training_system_vercelli (VC)
- 7/8 Nobembre @cepranofitnesshub (FR)
- 28/29 Novembre @extreme_palestra (AN)

#dump #workshop taken in Puglia, Italy by @andreabarbotti
2
25 days ago
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QUAL VERSÃO VOCÊ ESCOLHE?
Lançamos 3 versões de prova, e você decide qual delas será realizada pelos atletas da arena do TCB.

Vence a versão que conseguir mais votos até amanhã!
A versão ganhadora será aplicada a todas as categorias, sem distinção.

TCB: OS MELHORES DO PAÍS!

PATROCÍNIO GOLD 
@bravefitnessbr

PATROCÍNIO SILVER
@bscrossoficial
@skyhill_br

PATROCÍNIO BRONZE
@champy.app
@pwrdbycoffeeoficial
@stahlhartfitness
@wowfiberbr by @andreabarbotti
312
a month ago
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PRONTI PER OGGI? 👀

Scorri, guarda cosa ti aspetta e poi… corri ad allenarti. ⚡️

7 DAYS OF FREE TRAINING.
Link in bio. 🔗

#ONAIR #ONAIRProgram #TrainingProgram taken in Crossfit Games by @andreabarbotti
7
a month ago
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Split Jerk — 130 kg
Settembre 2026 vs Settembre 2014

12 anni trascorsi. Come il tempo investito per far capire agli atleti che i numeri arrivano sempre e solo dopo una costante ricerca della qualità del gesto.

Nello sport ci vuole pazienza, oltre che costanza.

Ma forse, per trasmettere questo, non ne basterebbero 100. by @andreabarbotti
16
2 months ago
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Vi siete mai chiesti perché su ONAIR trovate spesso vincoli, percentuali e formule all’interno del workout? 👀

Non sono numeri messi lì per rendere tutto più complicato.

Servono a fare in modo che, all’interno di una programmazione GPP, atleti diversi raggiungano lo stesso obiettivo allenante.

Nel workout di oggi ne avete trovato uno ben preciso.

🎥 Coach @andreabarbotti vi spiega perché c’è, cosa controlla e soprattutto perché cambia completamente il senso del workout.

Programmare non significa solo scrivere cosa fare.
Significa sapere cosa vuoi ottenere.

ONAIR. ⚡️ taken in We are Stronghold by @andreabarbotti
0
2 months ago
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Vale la pena fermarsi su quel “sempre”. 
Perché nello sport impegnarsi non significa necessariamente vincere, fare PR o leggere sul timer il tempo sperato. Puoi allenarti bene per mesi e perdere una gara. Puoi preparare un test e fare peggiorare. Puoi dare tutto e trovare qualcuno più forte di te.

Lo sport non promette che otterrai esattamente quello che vuoi. Promette qualcosa di diverso: se continui a lavorare, qualcosa cambia.
Il corpo ha memoria. Se sollevi pesi con continuità, diventi più forte. Se corri, costruisci motore. Se continui ad allenare un movimento che oggi sembra durissimo, prima o poi diventa routine. A volte te ne accorgi subito, altre volte passeranno mesi prima di notare  la differenza.

Nella vita questa relazione è molto meno chiara. Puoi fare bene il tuo lavoro e non essere premiato. Puoi comportarti nel modo giusto e ricevere comunque una delusione. Puoi investire tempo ed energie in qualcosa che, per motivi fuori dal tuo controllo, non andrà come volevi. Ci sono troppe variabili fuori dal tuo controllo per pensare che ciò che dai torni sempre indietro in egual misura.

In allenamento questa relazione torna a essere più concreta. Al floor non interessa chi sei, che lavoro fai, quanti soldi guadagni o quanto pensi di essere bravo. Il bilanciere o il cronometro non hanno opinioni.
Può sembrare duro, ma in realtà è liberatorio. Perché il cambiamento dipende soprattutto da te.
Non controlliamo tutto del risultato, ma controlliamo molto del processo. 
L’impegno produce adattamenti anche quando il risultato finale non è quello che avevamo immaginato.
Il risultato arriva. Solo che non sempre arriva nella forma che avevamo previsto.

Forse questa è la promessa più onesta che lo sport possa farci: non ti garantisce che otterrai tutto quello che vuoi, ma se continui a lavorare, difficilmente resterai la stessa persona che eri quando hai iniziato.

E in un mondo in cui tante cose dipendono da qualcun altro, avere uno spazio in cui possiamo ancora costruire qualcosa con le nostre mani vale tantissimo. by @andreabarbotti
42
2 months ago
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L’efficienza non si improvvisa. Si ricerca.

Lo standard del Sandbag to Shoulder obbliga a staccare il braccio dalla sandbag a ogni rep.

Cambia lo standard.
Cambia il modo di interpretare il movimento.

Ed è qui che inizia il lavoro.

Andrea ha passato anni da atleta élite a cercare il modo più efficiente di muoversi nel CrossFit: capire dove risparmiare energia, dove guadagnare secondi, come modificare un gesto quando cambia lo standard. 

Perché conoscere e studiare sulla carta un movimento è una cosa.
Averlo eseguito migliaia di volte, sotto fatica e in gara, è un’altra.

Ed è la stessa attenzione che mette ogni volta che incontra i suoi atleti.

Nel suo box, durante un training day o nel competition floor, dove siamo presenti costantemente per seguirli: Andrea è il primo a osservare un movimento, individuare un errore, correggerlo e cercare una soluzione più efficiente.

Non serve aspettare che qualcosa non funzioni.
Ogni incontro è un’occasione per aggiungere un dettaglio e continuare a crescere.

Certe sensazioni devi averle provate. Certi movimenti devi averli eseguiti più e più volte per insegnarli.

Quell’esperienza oggi finisce dentro ONAIR.
Nella programmazione, nei workout, nelle strategie e nella continua ricerca dell’efficienza.

Il Sandbag to Shoulder è solo un esempio.

Prima lo abbiamo vissuto da atleti.
Oggi lo programmiamo e lo insegniamo agli atleti.

ONAIR PROGRAM ⚡️ taken in CrossFit Senigallia by @andreabarbotti
3
2 months ago
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Negli ultimi anni i programmi che propongono sezioni di accessory training strani, complessi, spesso molto “Instagrammabili” sono in forte aumento, d’altronde questo sport è sempre stato molto più trend-oriented che science-based.

Il problema è che un esercizio diventa utile solo quando risponde a una domanda precisa.

In una programmazione generale per CrossFit, l’accessorio dovrebbe avere soprattutto una funzione sport-specifica: migliorare controllo, forza, tolleranza o capacità di esprimere un pattern che ritroveremo realmente nello sport.

Se trasformiamo ogni blocco accessorio in una mini-sessione di mixata fra building e rehab-style , senza assessment individuale, perdiamo il senso metodologico.

Un face pull, un Copenhagen, una variante in quadrupedia o un esercizio “nuovo” visto sui social con elastici, kettlebell ed un nome accattivante, può essere validissimo ma solo se applicato nel contesto corretto. Inseriti indistintamente in una GPP diventano semplicemente esercizi.

Il punto è la specificità.

Se voglio migliorare la trazione durante kip e butterfly, mi interessa capire angoli di forza, controllo scapolare, capacità di mantenere tensione e trasferimento sul gesto.

Se voglio migliorare una overhead position, devo distinguere tra deficit di mobilità toracica, controllo scapolo-omerale, forza e strategia motoria.

Sono problemi diversi. Richiedono interventi diversi.

Il rehab parte da una valutazione clinica e da una necessità individuale.

La GPP parte dalle richieste dello sport.

Confondere i due livelli porta facilmente a costruire blocchi apparentemente sofisticati, ma con scarso transfer e molto junk volume.

Accessory training significa scegliere un mezzo per ottenere un adattamento.

Non scegliere l’esercizio più particolare della settimana.

Prima definisci il deficit prestativo. Poi scegli l’esercizio.

E tu, continui a scegliere il trend o preferisci avere una risposta? 

Settembre è alle porte e con @onairprogram siamo pronti per la nuova stagione. by @andreabarbotti
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2 months ago
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Argo non ci sei più e con te se ne è andata per sempre una parte di me.
Tu eri parte della Famiglia.

Per renderti felice bastava un bastone in uno spazio aperto, rendere felice qualcuno ti fa stare bene e con te era davvero facile ritrovarsi in questa situazione.

Eri magico.
Camminavi sul ciglio del burrone per proteggermi dalle cadute, nuotavi trascinandomi a riva per salvarmi dal mare, trainavi borsoni su neve e ghiaccio per chilometri, dovevi stare sempre davanti per controllare la situazione, esploravi i boschi di notte e rimanevi digiuno, al guinzaglio o in auto durante i viaggi per ore senza lamentarti mai.
Avevi un coraggio incredibile ed eri instancabile, eppure a casa avevi paura della padella con gli avanzi sul pavimento, ti nascondevi in bagno quando alzavo la voce e ti arrotolavi nelle cuccette rotonde taglia S dormendo per ore.
Quando eri fuori vivevi di istinto e abbiamo cercato di conservarlo perché non era giusto andare contro la tua natura.

Si dice che una persona muore veramente solo quando viene dimenticata, se valesse anche per gli animali, tu hai viaggiato in ogni luogo ed hai conosciuto migliaia di persone ed ognuna di queste porta un tuo ricordo.

“Argo, hai lasciato un vuoto che non potrà mai essere colmato. Sei stato la fortuna più grande che la vita potesse darci e speriamo di essere stati all’altezza della magia che ci hai donato.

Grazie per averci accompagnato.
Grazie per averci protetto.
Grazie per esserti fidato.

Come te, nessuno, mai.
Per sempre nostro” 

Andrea e Marta.
Argo ♾️ by @andreabarbotti
477
2 months ago
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SPECIAL INTERVIEW ! È passato a salutarci Andrea Barbotti, coach e owner di Crossfit Senigallia e owner della programmazione OnAir.

In questa intervista parliamo un po' dei progetti futuri, di come si sta evolvendo lo sport e la mentalità degli atleti.

Parole sante da questo ragazzo che dalla sua passione ha costruito il suo business 💖

👓 by @lasab.it

#crosstalk #uroborosummercompetition #justbetheshark #crossfitcompetition #crossfitreels by @andreabarbotti
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3 months ago
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